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La Toscana del vino non può vivere di solo blasone: nel futuro l’unione farà la forza Economia

Serve un rilancio della viticoltura toscana, attraverso una regia unica. E’ necessario agire per delineare delle nuove prospettive per la vitivinicoltura e per l’intera filiera toscana individuando  nuove strategie di sostegno e di rilancio. E’ in sintesi quanto è emerso dal convegno “Strategie e azioni a sostegno della viticoltura in Toscana” organizzato dalla Cia Toscana che  si è svolto oggi a Firenze, che ha visto la partecipazione dell’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori, oltre che ad addetti ai lavori e rappresentanti di Consorzi e cooperative del vino toscano.  «Bisogna definire l’insieme delle strategie – ha detto il presidente della Cia Toscana Giordano Pascucci – per aggiornare ed adeguare politiche, programmazioni, normative, azioni, interventi e strumenti attraverso il protagonismo di istituzioni, imprese, enti e soggetti. Il contesto, gli obiettivi, le sfide, i processi in atto richiedono un forte impegno per aggiornare ed adeguare politiche e strategie, per raccordare azioni e strumenti, per coordinare gli interventi, per favorire percorsi, relazioni e confronti, per renderli più efficaci e coerenti. Serve una strategia complessiva, d’insieme, non tante azioni a volte slegate o non raccordate tra loro. E’ necessario innovare anche in fatto di strategie, politiche,  programmazioni, sostegni ed interventi. Servono partecipazione, condivisione, forte indirizzo e coordinamento».

La vitivinicoltura è un settore trainante dell’agricoltura toscana che pur occupando solo il 7% della Sau produce quasi il 20% della Plv agricola regionale, è la principale fonte di reddito e di occupazione in vaste aree rurali, prevalentemente  interne e di collina, contribuisce in maniera determinante all’export ed al successo del brand Toscana nel mondo. Si contano 27.000 aziende vitivinicole produttrici, il 38% delle aziende agricole, con una media di circa 2,2 ha di vigneto; oltre 62.000 ettari di superficie vitata di cui oltre 37.500 ettari ricadenti in aree delle denominazioni di origine Doc e Docg (per oltre 40 denominazioni). Si producono 2,5 milioni di ettolitri di vino di cui oltre 1,6 a denominazione, più del 70% del totale.
Fra le proposte della Cia Toscana rivolte all’assessore Salvadori – che ha annunciato una iniziativa dedicata al settore vitivinicolo per il prossimo settembre – quelle di investimenti per riqualificare e rafforzare il momento produttivo con un forte impulso verso la ristrutturazione e rinnovamento degli impianti vitati, per superare anche la criticità rappresentata dalla loro elevata età produttiva. E poi, ha aggiunto Pascucci «investimenti per rafforzare il sistema dell’aggregazione – anche con l’attivazione della misura specifica dell’Ocm –; più politiche di filiera e l’aggregazione del prodotto; promozione ricerca di nuovi mercati; valorizzazione e il legame con il territorio; rafforzamento del ruolo dei consorzi di tutela; l’incentivazione della filiera corta e locale». Riguardo al ruolo dei consorzi di tutela la nuova Ocm ne ha rafforzato il ruolo e i compiti istituzionali «ovvero – ha sottolineato Pascucci – la  tutela e valorizzazione delle denominazioni, e la legislazione nazionale – (D.L. 61/10) ha posto le premesse per un’ulteriore rafforzamento nella funzione di rappresentanza nell’ambito della filiera».
«L’agroalimentare italiano – ha detto Dino Scanavino, vicepresidente nazionale Cia – è un settore anticiclico rispetto alla recessione generale e all’interno di questo comparto il vino è una parte importante. I consorzi devono essere alla base di una strategia di rilancio che comprenda tutte le parti della filiera. E – ha  aggiunto –, il brand che tutti dobbiamo vendere è il territorio, chiunque vende il proprio vino vende il territorio, è doveroso non dimenticarlo e fare grande attenzione».

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