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La Toscana della media grande impresa Opinion leader

Da qualche anno alcuni studi si sono indirizzati invece verso la media impresa (tra 50 e 250 addetti per alcuni, tra i 50 e i 500 per altri) ritenendolo un modello particolarmente interessante che unisce al suo interno i pregi (elasticità, capacità di adattamento alla domanda) della piccola impresa assieme ad una forza finanziaria ed organizzativa che consente di affrontare con qualche successo anche i temi della ricerca & sviluppo e quelli dell’internazionalizzazione.
Di qui l’interesse di verificare anche in Toscana cosa c’è oltre la piccola impresa che, come noto, raccoglie il 77% degli addetti (quella con meno di 50 addetti) e il 55% se il riferimento è a imprese con meno di 10 addetti.
La prima considerazione è che in Toscana vi è una minore presenza di medie-grandi imprese rispetto alle altre regioni industrializzate del paese. Ciò dipende in parte dalla specializzazione produttiva prevalente che vede in Toscana una maggiore presenza di imprese nei settori tradizionali della moda, settori in cui strutturalmente la dimensione d’impresa e più piccola, ma dipende anche da una minore disponibilità degli imprenditori toscani a crescere. In effetti se è vero che la densità di addetti è in Toscana inferiore a quella delle altre regioni industrializzate è altrettanto vero che la densità d’imprese è più alta (oltre 80 per ogni 1000 abitanti contro circa 74 di Lombardia e Veneto): quindi si fa impresa, ma non si cresce dimensionalmente.
Ciò non toglie che vi sia comunque, anche in Toscana, un numero significativo di medie e grandi imprese specie all’interno del manifatturiero: l’IRPET ne ha contate circa 450 medie e 34 grandi per una occupazione complessiva di circa 85 mila addetti, equivalente al 27% dell’intera occupazione manifatturiera.
Ma al di là del numero ciò che interessa è il radicamento territoriale di tali imprese; se si tratta cioè di monadi isolate o se invece si inseriscono all’interno di un tessuto produttivo con il quale scambiano beni e servizi, innovazione, conoscenza. In quest’ultimo caso la media grande-impresa diventa un veicolo importante per la proiezione internazionale anche delle piccole imprese così come favorisce la diffusione all’interno del sistema di conoscenza ed innovazione. Allo stesso tempo le piccole imprese garantiscono una qualità produttiva ed una base sicura di offerta di semilavorati, prodotti di cui la media-grande impresa ha necessità. Insomma cosa diversa è se siamo di fronte a insediamenti in cui l’impresa ha solo un rapporto predatorio sul territorio o se invece si inserisce all’interno dei processi di cooperazione-competizione tipici del nostro modello distrettuale.

 

L’indagine che IRPET ha compiuto attraverso un questionario distribuito alle medie-grandi imprese manifatturiere toscane ha mostrato –con dati al momento provvisori- come oltre il 30% degli acquisiti che le medie-grandi imprese fanno provengono dalla Toscana, che soprattutto le imprese della meccanica acquistano dalle altre imprese del territorio prodotti ad uno stadio avanzato di elaborazione, che instaurano con esse rapporti anche stabili di partnership, che vi è anche un diffuso rapporto con le università toscane sul fronte della ricerca e sviluppo.
Quindi sebbene sia un fenomeno ancora meno presente che altrove la media-grande impresa toscana è comunque uno strumento importante per contribuire a rafforzare quella competitività del territorio che negli ultimi anni sembrerebbe essere declinante se è vero che il peso della Toscana sul totale dell’export italiano è andata costantemente riducendosi.

Stefano Casini Benvenuti

foto: http://www.scrivonapoli.it/detail.php?id=2894

 

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