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La Toscana dice no ai Cpr Breaking news, Politica

Firenze – Una vittoria, importante, dei consiglieri di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti, in consiglio regionale: la Regione Toscana afferma la propria contrarietà, senza se e senza ma, ai Centri permanenti per il Rimpatrio (Cpr), il nuovo nome dei vecchi CIE, “orribili luoghi di detenzione per persone la cui unica colpa è non avere un permesso di soggiorno”, scrivono in una nota Fattori e Sarti. La mozione approvata dal Consiglio regionale anche con il voto dei gruppi PD e M5S “impegna la Giunta regionale a confermare la propria contrarietà rispetto all’apertura di un centro per il rimpatri nel territorio della Regione”.

Ma cosa sono i Cpr, ovvero i vecchi Cie, ovvero Centri permanenti per il rimpatrio? “Si tratta di centri di “raccolta – dicono i consiglieri – in cui finiscono normalissime persone, provenienti da paesi extra UE, che vengono detenute pur non avendo compiuto alcun reato penale solo perché presenti irregolarmente nel nostro paese: una forma incivile di detenzione amministrativa”.

Una situazione paradossale che, secondo Fattori e Sarti, è il prodotto del fatto che “da anni è impossibile entrare legalmente in Italia, per cercare lavoro, oggi persino per studiare. Addirittura i ricongiungimenti familiari sono ostacolati dalla burocrazia e da costi esorbitanti. In queste condizioni l’unica via per arrivare in Italia è la richiesta di asilo e di protezione internazionale, ma i requisiti da ottemperare sono strettissimi. Questa è dunque una macchina che crea, di fatto, i cosiddetti irregolari. Non servono allora Cpr ma semmai una riforma completa delle norme che regolano l’immigrazione e l’ingresso regolare nel paese”.

Anche perché, come documentato da inchieste, analisi e studi, la condizione in cui si ritrovano gli “ospiti” di CIE/CPR è drammatica, nega la dignità delle persone recluse e i loro diritti fondamentali. Si tratta per lo più di edifici che non rispettano le minime regole igienico-sanitarie,” con un’assistenza sanitaria inadeguata, data da soggetti privati, visto che la gestione dei centri è ancora una volta affidata a privati”.

“L’enorme sofferenza di chi è costretto a vivere nei centri è stata documentata più volte e ci sono stati numerosi casi di suicidi ed episodi di autolesionismo, oltre che frequenti rivolte – aggiungono i due consiglieri di Sì Toscana – si tratta anche di sofferenza mentale di esseri umani obbligati ad una forzata inattività, che non capiscono neppure le ragioni della loro detenzione. Lo hanno evidenziato le commissioni di Camera e Senato e i report di Amensty, Medu, Asgi, Msf. Lo stesso De Mistoura, presidente della prima commissione d’inchiesta, parlò di necessario superamento dei Centri”, continuano Fattori e Sarti.

Infine, il problema dei costi. il sistema infatti, oltre che inefficiente e indegno della civiltà giuridica occidentale, è anche costosissimo e inefficace “rispetto agli stessi obiettivi che si pone, ossia il rimpatrio di queste persone. La media dei rimpatri effettuati, rispetto alle persone trattenute, è del 50% e solo l’1,2% dei migranti irregolarmente presenti nel Paese viene rimpatriato attraverso i centri”.

Concludono Sarti e Fattori: “I Centri sono dunque inefficaci sotto tutti i punti di vista eccetto uno: quello della comunicazione politica. L’annuncio dell’apertura dei CPR, e le pressioni per l’apertura di un CPR anche in Toscana, sono parte integrante di questa campagna elettorale permanente, fatta sulla pelle dei migranti. Con il voto di oggi la Toscana dice che nel nostro territorio un CPR non aprirà mai”.

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