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La Traviata al Maggio diretta da Mehta, regista Davide Livermore Spettacoli

Firenze – Il 17 settembre debutta il nuovissimo allestimento di La traviata il capolavoro di Giuseppe Verdi, con la direzione di Zubin Mehta, uno dei più autorevoli interpreti verdiani al mondo che affronta qui uno dei suoi titoli prediletti col quale ha debuttato proprio a Firenze, al Comunale nel 1964.

La regia firmata da Davide Livermore, al suo secondo titolo verdiano al Maggio dopo Rigoletto,  ambienta la tragedia di Violetta in una Parigi del 1968 negli anni della contestazione. In locandina un cast di eccellenza con il debutto del grande talento di Nadine Sierra come Violetta, accanto a lei il ritorno al Maggio di un interprete di rifermento per il repertorio verdiano, Francesco Meli come Alfredo ruolo a lui tra i più congeniali. Con Nadine Sierra e Francesco Meli poi ci sono due grandi e carismatici artisti Leo Nucci e Plàcido Domingo che si alterneranno nel ruolo di Germont (17, 22, 24, 28 settembre Nucci) (2 e 5 ottobre Domingo).

Il Coro e l’Orchestra del Maggio sono diretti da Lorenzo Fratini. Le scene sono disegnate da Giò Forma, con i costumi sono di Mariana Fracasso e le luci di Antonio Castro, i video di D-wok. Assistente regista è Aida Bousselma. A completare il cast degli interpreti sul palcoscenico Caterina Piva (Flora Bervoix), Caterina Meldolesi (Annina), Luca Bernard (Gastone), Francesco Samuele Venuti (il Barone Douphol), William Corrò (il Marchese d’Obigny), Emanuele Cordaro (il Dottor Grenvil), Alfio Vacanti (Giuseppe, servo di Violetta), Egidio Massimo Naccarato (un domestico di Flora), Giovanni Mazzei (un Commissionario). Il manifesto grafico adottato e diffuso dal Maggio cita espressamente il film “Belle de jour” di Luis Buñuel riproducendo con le fotografie di Michele Monasta agli interpreti, le stesse pose del manifesto cinematografico originale con Nadine Sierra nella simile posizione di spalle di Catherine Deneuve.

Il maestro Zubin Mehta ha debuttato a Firenze nel 1964 proprio con La traviata, uno dei titoli verdiani più rappresentati e amati di tutto il melodramma, riproponendola al Comunale poi nel 2000, 2001 (in tour a Tokyo con il Maggio) e nel 2015. Ovviamente il Maestro l’ha diretta innumerevoli altre volte nel corso della sua prestigiosa carriera, l’ultima, in forma di concerto, alla Scala nel settembre 2020 proprio con Nucci tra i protagonisti, collezionando un totale di più di 70 recite. In questo calendario va anche ricordata la celebre messa in scena in diretta televisiva del giugno 2000, diffusa in 125 Paesi con la regia di Giuseppe Patroni Griffi di La traviata nei luoghi, le ore, gli spostamenti in cui si svolge la trama. Al Maggio nelle diverse stagioni nel corso della sua storia, a cominciare dal 1929, il capolavoro di Giuseppe Verdi è stato messo in cartellone 32 volte per più di 180 rappresentazioni.

La vicenda dunque è ambientata da Davide Livermore a Parigi nel 1968 in pieno fervore rivoluzionario giovanile e di contestazione politica e ideologica: “non per provocare – dice Livermore – ma per raccontare più da vicino questa storia, per sviluppare la ricchezza e la modernità del capolavoro verdiano e anche lo scandalo che creò nella società di allora, nel 1853. Ciò nel rispetto totale, parola per parola, nota per nota, del libretto e della partitura”. “Anche l’amore tra Violetta e Alfredo è altrettanto forte e rivoluzionario” continua il regista “è quello di una giovane e bellissima prostituta, Violetta, che grazie a esso intraprende un vero e proprio percorso di redenzione personale”. A Davide Livermore il Maggio ha affidato anche la regia di un prossimo Trovatore per concludere così la proposta della Trilogia popolare verdiana. Dal prossimo 19 ottobre, al Maggio, il pubblico potrà assistere a Rigoletto nell’allestimento firmato da Livermore che è stato messo in scena per una sola recita a porte chiuse nello scorso mese di febbraio per registrarlo e trasmetterlo in video per la piattaforma digitale ItsArt.

Le scene di Giò Forma – la prima durante il preludio mostra il corridoio di un albergo con le camere dalle quali entrano ed escono i personaggi e Violetta esce proprio dalla stanza numero 1853 come a voler metaforicamente portare l’opera dall’anno della sua composizione alla contemporaneità – saranno lo specchio visivo del progressivo cedere della protagonista alla sua malattia, con l’allestimento che di pari passo passerà dallo splendore del primo atto a essere quasi dismesso e decadente, con specchi infranti e porte sbarrate, alla fine dell’opera, salvo poi tornare di nuovo a splendere al momento della morte di Violetta, quasi come se l’abbandono delle sue spoglie mortali (e del peso atroce della malattia) fosse un ultimo atto di liberazione personale. In ogni quadro di ogni atto, campeggiano, inoltre, in scena fotografie e proiezioni di ritratti dei due principali protagonisti che “hanno nella fotografia, una loro passione che condividono nel loft  – una comune di artisti – dove vivono a Parigi” – dice Livermore – “il fotografarsi a vicenda è volersi possedere ancora di più. È una chiara citazione del film Blow up di Antonioni”.

Foto: La traviata’ © Michele Monasta-Maggio Musicale Fiorentino

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