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La Tribuna degli Uffizi: restauri virtuosi e immaginari flash-mob Cronaca

E’ da poche ore tornata a far brillare lo sguardo dei fortunati visitatori, la Tribuna degli Uffizi, per restaurare la quale sono occorsi 3 anni, un milione di dollari (donati dai generosi Friends of Florence), 300 mila euro (dati dallo Stato), l’illuminazione della Targetti e l’abnegazione assai “mal retribuita” – come viene ricordato spesso ai molto ambiti cronisti di turno – dei funzionari e specialisti addetti a quella direzione e a quei lavori. Perciò stavolta abbiamo scelto di partire proprio da questi dati, che ci danno l’input per suggerire ai suddetti funzionari, tanto per cominciare, di dare alle loro conferenze stampa tutt’altro assetto. Intanto se le comunicazioni in questione fossero accorpate e quindi diradate, invece che imposte a ritmo sadico pressoché giornaliero, ne gioverebbe l’umore di tutti.
E ora veniamo al dunque: quel modo di raccontare il virtuosismo profuso nel restauro delicato e specialistico di tali tesori assoluti, in cui si impegnano coralmente ogni volta sia i soprintendenti di turno, sia gli assessori incaricati, sia, infine, i direttori responsabili, frequentemente troppo  numerosi. Abbiamo immaginato invece questi esimi studiosi mentre, senza preavviso alcuno, si accingono ad un flash-mob (una riunione – secondo wikipedia – che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un'azione insolita), sia allo scopo di raccontare quanto il cronista prima e il pubblico poi andranno a vedere, sia per rendere edotti quei presenti  che non si fossero ancora resi conto di quale oneroso lavoro comporti la conservazione del patrimonio artistico italiano. Facendo cosa? Ma recitando, cantando e magari danzando sulla traccia delle proprie parole, in una vera e propria indimenticabile performance che terrebbe svegli e attoniti gli astanti!
Detto questo, torniamo alla nostra Tribuna che più bella non si può, ed al suo “epocale riordino”. D’ora in poi la si potrà ammirare a doverosa distanza, da tre varchi insormontabili, tre porte chiuse a metà da una vetrata, allo scopo di preservare i lussuosi pavimenti intarsiati di marmo policromo, le 3100 conchiglie iridescenti scelte ad una ad una, l’azzurrite, i 130 metri quadrati di foglia d’oro, la lacca rosso vermiglio, le figure di cariatidi e telamoni, arpie e grottesche, e i velluti cremisi dell’Antico Setificio Fiorentino.
Questo scrigno ottagonale, alleggerito di molti dipinti di grande pregio, spostati da poco nelle nuove sale dei cosiddetti Nuovi Uffizi, esibisce tuttora capolavori di scultura classica quali la Venere dai capelli d’oro e il Satiro danzante, tornati sulle loro basi barocche, l’Arrotino, i Lottatori, assieme a putti variamente atteggiati. Queste opere plastiche sono circondate da arazzi,  e pitture notevoli, come la Madonna con Bambino e S. Giovannino di Tiziano, e un Ritratto di gentiluomo. La soprintendente Acidini ha coniato per gli Uffizi l’aggettivo di “museo universale”, al pari del Louvre e del Met, ed elogiato la linea Lorenese seguita per il riordino della Tribuna. Il direttore Natali ha esortato i cronisti a scrivere che se pur la Tribuna non è più “calpestabile”, almeno ci si ricordi di venire ad omaggiarla nei mesi con scarso afflusso turistico e maggiore visibilità del museo. La nostra riconoscenza di cittadini va alla Fondazione Friends of Florence, con particolare rispetto per quell’anonimo donatore che ha affidato la propria memoria alle madreperle e all’azzurrite del tamburo.

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