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La via di uscita Politica- appuntamento lanciato da Rete@sinistra My Stamp


Sabato 21 Gennaio Rete@Sinistra Firenze ti invita a partecipare all'incontro:


LA VIA DI USCITA POLITICA
Sabato 21 Gennaio
dalle 14.30 presso Arci Piazza dei Ciompi 11, Firenze

Dopo il grande successo di partecipazione del 9 Dicembre scorso al Teatro Puccini in cui si aprì la discussione su La via di Uscita alla crisi economica, con Rossana Rossanda, Maurizio Landini, Mario Pianta, Paul Ginsborg e tante/i altre/i, abbiamo pensato di dare un seguito a quell'iniziativa per parlare dell'attuale prospettiva politica, per dare un aggiornamento su quello che sta avvenendo a livello europeo e per presentare l'incontro del 28 Gennaio a Napoli con Luigi De Magistris, Alberto Lucarelli e altre/i che sarà incentrato sui Beni Comuni.


Constatiamo una sempre più marcata continuità, se non nello stile certo nei contenuti, fra il governo Monti e il precedente governo Berlusconi: una continuità segnata da un attacco serrato ai diritti di chi lavora e da un totale capovolgimento dei risultati referendari del giugno 2011.

Al governo Monti vorremmo ricordare che ai Referendum hanno prevalso 4 SI, non 4 NO.


Stiamo attraversando un periodo in cui le opzioni politiche paiono ridursi a due: da una lato una liberalizzazione sempre più selvaggia di ogni settore economico, dall'altra una difesa neocorporativa di gruppi che agiscono come lobby. Globalismo liberista versus neocorporativismo localista. Quello che pare scomparso è l'orizzonte dei beni comuni, di quella dimensione del vivere civile in cui i servizi pubblici locali, i beni e i servizi di interesse collettivo non risiedono più sul piano della logica del profitto ma alimentano invece un tessuto di cittadinanza basato su relazioni responsabili e su un rapporto non predatorio con il territorio in cui si vive. Per questo è fondamentale che anche dall'incontro del 28 a Napoli torni in primo piano, a livello nazionale, la rivendicazione della vittoria referendaria. Non dobbiamo lasciarcela scippare.

Sabato 21 sarà una bella occasione per proseguire il confronto di esperienze e per sollecitare proposte e idee per pratiche politiche nuove, che siano in grado di aprire a un protagonismo politico diverso, all'altezza dei tempi. 


Cosa significa per te una Sinistra radicalmente nuova?
Con quali modalità dovrebbe agire una Sinistra che ci corrisponda?
Quali relazioni fra le persone possono dare corpo a una Sinistra diversa?

Vieni a dirci la tua.


Avremo anche il contributo di Sbilanciamoci sul tema Evoluzione della Crisi, di Duccio Basosi sul movimento americano di Occupy WallStreet e di Lorenzo Zamponi dell'Università europea -Rete della conoscenza.

Ti aspettiamo sabato.


Lorenzo Ferrari e Chiara Giunti, coordinatori di SUP- Rete@Sinistra Firenze

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Il 9 dicembre al Teatro Puccini abbiamo vissuto una bella giornata. Una giornata di discussione sulle "Vie di uscita" dalla crisi. Che è crisi economica ma non solo economica: culturale e politica, di lettura delle trasformazioni mondiali e di collocazione nel mondo. Di democrazia e partecipazione nonostante negli ultimi anni il desiderio di partecipazione sia stato messo a dura prova da uno spettacolo che ha lasciato parecchio a desiderare. Eppure non tutti sono rimasti spettatori passivi: la campagna per i referendum, una primavera di spazi e beni comuni, è esistita ed esiste tutt'ora nonostante sia come senza voce sulla scena pubblica ufficiale e ci sia chi cerca di seppellirla come se nulla fosse accaduto. Questo attivismo, questo interesse, l'abbiamo visto anche al Puccini, nel numero dei partecipanti così come nell'ascolto e nell'attenzione agli interventi.

Nonostante si sia passati dalla farsa (Berlusconi) al dramma (Monti) non possiamo correre il rischio di restare muti spettatori, lasciando che il disincanto verso la politica prenda il sopravvento a causa della solitudine che ispirano i salotti televisivi. C'è ancora, forse ora più forte che mai, il desiderio di politica come esperienza personale, creativa, tessuto di relazioni civili: un qualcosa di radicalmente nuovo.

Noi di rete@sinistra invitiamo tutte e tutti sabato 21 gennaio a riprendere il filo di quel discorso iniziato.

1) Da un lato faremo il punto su quello che è andato avanti dopo l'appuntamento di dicembre sul terreno della riflessione economica e politica. A livello europeo un gruppo di intellettuali, soprattutto economisti e giuristi, ha continuato infatti a lavorare a un documento comune intorno alle ragioni della crisi e alle possibili soluzioni.

In Italia il governo Monti sta perseguendo delle scelte economiche e finanziarie che, pure presentate con uno stile che non è certo quello del passato porno-regime, continuano comunque a immaginare la ripresa attraverso misure – oltre che inique socialmente – recessive. Peraltro in che senso oggi sia possibile parlare di ripresa, crescita e aumento del Pil sarebbe tutto da discutere. La crisi ecologica, la crisi di civiltà dei rapporti e del rapporto fra vita e merci, richiederebbero una riflessione tutt'altro che puramente quantitativa ed economicistica, forse addirittura una rivoluzione antropologica. E la strada imboccata che punta tutto sulla "soddisfazione dei mercati", da un lato appare di assai improbabile successo (vista la natura di queste nuove divinità così imprevedibili e irritabili), dall'altro propone quasi spudoratamente un ritorno tutt'altro che "moderno" al lavoro ridotto a merce, e a merce manipolabile a piacere, privata di dignità e di democrazia. Un mero ingranaggio esclusivamente funzionale alla megamacchina che si vuole far ripartire, non si sa per andare dove. Probabilmente verso un mondo naturale da continuare a distruggere senza fine, con profitto. Come fosse ancora possibile. Come fosse auspicabile.

2) Ci sono alcuni appuntamenti che sono già definiti a livello nazionale e indicano un percorso.

Prima di tutto quello di sabato 28 gennaio a Napoli, dove qualcosa di nuovo si sta sperimentando in termini di democrazia partecipativa e soggettività politica nuova. È stata proposta una Rete dei comuni per i beni comuni che potrebbe dare voce e tessuto collettivo a un'esperienza fondata su un nuovo paradigma: quello dei beni comuni come prerequisiti della democrazia pensata in una dimensione intensa, comunitaria. È la nuova categoria giuridica e politica che, ha scritto Stefano Rodotà, esprime un nuovo rapporto tra mondo delle persone e mondo dei beni, da sottrarre alla logica del mercato cioè alla mediazione della proprietà, sia di quella privata che di quella pubblica. Non conta tanto il proprietario ma la funzione di un bene e un bene comune è quello funzionale all'esercizio dei diritti essenziali della persona. La questione insomma riguarda la sua gestione collettiva non la sua proprietà.

Intorno a questo nuovo paradigma potrebbero prendere vita soggettività politiche nuove, essenziali per non lasciare isolate (e quindi perdenti) quelle esperienze territoriali radicate nella dimensione ravvicinata delle relazioni di cittadinanza.

Inoltre, altro appuntamento importante, per sabato 11 febbraio è indetto a Roma dalla Fiom un corteo nazionale che potrebbe costituire la prima manifestazione, soprattutto sindacale ma non solo sindacale, che propone oltre all'opposizione anche un'alternativa alla linea di uscita dalla crisi percorsa dal governo Monti. Senza sbocchi politici il conflitto sociale sarebbe infatti inevitabilmente debole.

3) Ci piacerebbe, infine, discutere collettivamente della necessità, che ha attraversato molti degli interventi al seminario del 9 dicembre, di un soggetto politico radicalmente nuovo che possa dare voce e fare spazio a quel desiderio di partecipazione che abbiamo sentito forte in quella sala. Senza, abbiamo visto che quella vitalità che attraversa la società e si è espressa nella primavera del 2011, resta vitalità ma non diventa vita, non costruisce mobilitazione permanente, non si deposita in cambiamenti radicali e profondi, resta condannata all'evanescenza – e dunque ad alimentare disincanto e rassegnazione. Non ce le possiamo permettere la rassegnazione e la depressione: sono le armi di un potere autoritario e la fine della democrazia.

Ma serve che sia un soggetto radicalmente nuovo e diverso, non una ennesima sigla che si aggiunge a quelle già esistenti, con la stessa pretesa di essere " quella giusta", quella intorno a cui arruolare e fare tessere.

E su questo sarebbe importante fin da questo incontro confrontarsi , scambiarsi idee e proposte, rispondendo a un semplice quesito: quali caratteristiche lo renderebbero inclusivo, accogliente e realmente democratico… insomma radicalmente diverso.

Deve essere soggetto politico altro, radicalmente democratico, inclusivo e fluido, in grado di misurarsi con le trasformazioni culturali della società attuale che ha ristrutturato la sfera politica rendendo improponibili adesioni forti incondizionate a partiti-eserciti, fortemente strutturati intorno a strutture piramidali. Un soggetto che si basi da una parte sulle relazioni ravvicinate, "comunitarie", come quelle che si costruiscono sulla difesa del territorio, e dall'altra sui legami fisicamente distanti ma da sempre idealmente, e oggi anche telematicamente, vicini. Proprio dalla Rete possono venire nuove forme e nuovi strumenti per la politica: non il volantino elettronico, ma un modo nuovo, anche in tempo reale, di partecipare alle mobilitazioni, alle decisioni del soggetto.

Insomma deve essere un soggetto politico fondato su regole e forme della partecipazione del tutto diverse dalle strutture verticali novecentesche. Pratiche e rapporti che permettano di portare la propria esperienza personale, la propria intera vita, in uno spazio di relazioni decenti e "gentili". Senza quel neoliberismo dell'anima, narcisismo o aggressività, che hanno caratterizzato tante pratiche (soprattutto maschili, ma non solo) della politica del novecento.

É chiaro che non si tratta di un'impresa facile ma forse è l'unica su cui valga la pena lavorare.

Per questo il 21 incontriamoci per conoscerci, per discutere di come costruire la via di uscita POLITICA dalla crisi economica e democratica che viviamo, per individuare insieme su quali temi c'è interesse a impegnarsi, per ragionare e scambiarsi proposte su quali forme nuove della politica possano essere all'altezza della crisi.

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