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La ville qui danse Opinion leader

Era ora. Perché un’arte popolare e alla portata di tutti doveva essere così trascurata da rimanere fuori dai percorsi culturali o semplicemente da quelli di svago e di gioco del capoluogo? Non era stato sempre così. C’è chi ancora ricorda i nonni che spiegavano i passi principali ai nipoti, senza parlare ovviamente della grande tradizione classica e moderna degli anni d’oro del Maggio fiorentino. Ora finalmente i muri sono pieni di manifesti che pubblicizzano le scuole e i teatri mostrano con orgoglio i loro cartelloni ricchi di compagnie di danzatori classici, moderni e contemporanei. Così la sera non è infrequente imbattersi in gruppi di ballerini che disegnano i loro passi sotto i portici di piazza della Repubblica o al piazzale Michelangelo.

Che cosa spinge i fiorentini a mettersi le scarpe da ballo? Certamente il desiderio di scaricare le tensioni che si accumulano durante la giornata a causa della lunga, faticosa crisi economica e dimenticare per esempio la brutta sensazione di non avere la classe politica all’altezza del momento storico che attraversiamo. Danser la crise, danzare la crisi, si potrebbe dire parafrasando il titolo di un fortunato libro di Roger Garaudy (Danser la vie). Ma c’è anche un’altra intensa soddisfazione che l’esperienza del ballo trasmette a chi lo pratica. Nella danza ciascuno è il creatore di se stesso, ciascuno può realizzare figure e sentire emozioni che non devono necessariamente essere testimoniate da oggetti fisici, quadri, sculture, miniature, stoffe o altro. Disegnare forme nel tempo e nello spazio che non durano più di pochi secondi, ma che contribuiscono alla crescita della fiducia in se stessi.

Come accade di frequente ci sono dei personaggi che si mettono in sintonia con il mutare delle sensibilità e delle esigenze  e in qualche modo ne diventano i leader.  Una felice contingenza ne ha portato uno a Firenze, un giovane ballerino e coreografo il cui obiettivo ,dichiarato durante gli incontri con il pubblico che precedono gli spettacoli di MaggioDanza, è ambizioso:  la città deve amare e sostenere il suo corpo di ballo, così come avviene nelle grandi e colte città di tutto il mondo, deve riconoscerlo come un suo fiore all’occhiello, deve riempire le platee per diffondere l’arte della danza e tonare davvero a inserirla nella formazione culturale dei giovani. Questo è il programma di Francesco Ventriglia, dal 2010 direttore di MaggioDanza, che ha avviato un percorso per riproporre Firenze fra le capitali mondiali della danza.

Intanto godetevi i tre pezzi presentati al Teatro Verdi, realizzati da tre dei più importanti coreografi della scena mondiale, le Sei Danze di Jiri Kyliàn, L’Annunciazione di Angelin Preljocaj e le Nozze di Andonis Foniadakis. Avrete l’esperienza di un’arte che parla al cuore e alla ragione più di tante altre forme di comunicazione artificiose e ingannevoli di cui questi tempi sono troppo generosi offerenti.

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