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La zattera dei migranti: Luconi affronta la tragedia dei nostri tempi Cinema

Prato – Ancora una volta Massimo Luconi, regista  di teatro e televisione (è stato direttore del teatro Metastasio della Toscana dal 2002 al 2005 e condirettore dal 2010 al 2014), stupisce per la sensibilità con cui ha dato vita ad un documentario sui migranti africani con “La zattera della salvezza, storie di profughi africani in palcoscenico”, che racconta le storie di chi disperatamente fugge da un destino di morte.

Un lavoro che sarà visibile anche a Prato al Cinema Eden domani lunedì 15 aprile alle ore 21,e che è durato all’incirca otto mesi.

Prodotto  da General Video e realizzato con il sostegno del Comune di Firenze, Area metropolitana fiorentina, Teatro Cantiere Florida,fotografia e montaggio a cura di Ivan D’Alì,ha visto un gruppo di profughi africani Bakary DiabateMamadou DiabyAlassane DialloIbrahima DiassiguiBlessing GodpowerPapy JayBoubacar KanouteBilaly OngoibaOusmane TounkaraAboubacar Traore,  diventare attori  grazie alla guida del regista Massimo Luconi al quale poi interessava soprattutto “interrogarsi su altri modi di stare al mondo in questo momento storico. Conoscere i meccanismi comportamentali di questi ragazzi in jeans come i loro coetanei europei, ma che fuggono dalle guerre.” 

Lo stesso Luconi ha ricordato come «il palcoscenico con i suoi codici e le sue regole è un non luogo, uno spazio fisico e mentale dove è possibile capire direttamente, e non solo attraverso i media, le storie e i meccanismi comportamentali di questi ragazzi che scappano dalle guerre e dai disagi di un’ Africa che ai problemi endemici assomma nuove tragedie e nuove povertà.

Insieme al Prof. Cesare Molinari, che ha sostenuto fin dall’ inizio il percorso teatrale, abbiamo utilizzato come spartito di lavoro un testo ispirato a Arturo Ui di Bertolt Brecht, che si è a poco a poco strutturato sulle caratteristiche dei giovani attori. Le riprese video non sono state invasive e aggressive come durante un’inchiesta, ma un dietro le quinte con uno sguardo semplice, per scavare dentro la profonda umanità, la sensibilità, la ricchezza espressiva, le storie di questi giovani emigranti, che ci restituiscono pezzi di un’Africa dove tradizione e modernità si incrociano sulle rotte dei viaggi della speranza».

Un lavoro dunque che riafferma ancora una volta il forte legame del regista con l’Africa che conosce ormai come se fosse casa sua (da 25 anni frequenta l’Africa occidentale,specie il Senegal, con progetti di teatro, video e formazione),perchè venga fuori anche dal palcoscenico quella cultura di umana solidarietà e integrazione di cui oggi abbiamo un disperato bisogno.

Tra suoi ultimi lavori teatrali, ricordiamo il dolore di M.Duras con Mariangela Melato, Sarabanda di I. Bergman con Massimo de Francovich, Giuliana Loiodice, Luca Lazzareschi, Antigone una storia africana, con un gruppo di giovani attori senegalesi a seguito di un progetto di formazione in Senegal.

Per Rai Cinema ha realizzato nel 2013 il documentario l’occupazione cinese, made in Prato.

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