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Laboratorio Prato, al via il XVIII convegno su Lingue e Linguaggi Società

Prato – Prato oggi è una realtà urbana di 191.000 abitanti dei quali ben il 18% stranieri e la metà cinese: una città laboratorio da cui attingere idee e nuovi spunti per le amministrazioni comunali del Paese che, per i cittadini migranti , devono elaborare una serie di iniziative socio politico culturali ed efficaci interventi inclusivi.

È dagli anni ‘9O che il Comune e la Provincia di Prato attraverso la creazione di sportelli multietnici d’ascolto, associazioni linguistico culturali, insieme alle scuole con un percorso che va dalla materna alle superiori, in sinergia con la Regione,la Provincia,l’USP,i Comuni, hanno messo in piedi un Protocollo (Scuola Integra Cultura) che dal 2007,promuove una serie di iniziative che hanno avuto un buon riscontro di impatto sociale valorizzando anche quelle sperimentali e innovative.

Grande attenzione verso lo studio della lingua, in questo caso l’italiano parlato e scritto,che ha assunto una importanza enorme quale veicolo di integrazione per comprendere usi, costumi locali, ma soprattutto per aiutare a fuggire l’isolamento, l’indifferenza e la solitudine, di coloro che arrivano nel nostro Paese e che desiderano rimanervi; perciò e’ importante sottolineare la conoscenza dell’italiano che va insegnato agli adulti,ma anche ai più piccoli cominciando dalle scuole dell’obbligo.

Infatti apprendere l’italiano per le comunità di stranieri che risiedono da diverso tempo legalmente in Italia, che hanno deciso di lavorare, vivere, e crescere una famiglia nei comuni italiani, integrandosi così nella nostra società, vuol dire agevolare enormemente la comprensione fra le etnie, di conseguenza conoscerne i disagi e le difficoltà che oggi si possono superare con gli strumenti linguistici adatti per proporre l’inclusione in una città plurale al cui interno e’ presente la scuola multiculturale. E a questo proposito gli ultimi dati sulla frequenza scolastica delle cosiddette seconde generazioni,confermano un ampio incremento degli alunni stranieri iscritti nelle scuole dal 2001 al biennio 2013/14 e che la platea scolastica più numerosa nelle scuole e’ rappresentata dagli alunni rumeni, seguiti dagli albanesi, i marocchini, e a distanza dagli alunni di origine cinese e filippina.Dunque la scolarizzazione con l’insegnamento dell’italiano appaiono i primi passi per integrare gli immigrati,anche se l’italiano, come lingua viva e’ in continua trasformazione per l’inserimento di vocaboli stranieri e neologismi,ne’mancano nelle nostre città alfabeti e accenti di altre popolazioni che hanno permesso la nascita di un bilinguismo sempre più diffuso nei ragazzi stranieri di ultima generazione.

Di questo e altro si parlerà a Prato, e non a caso, nel XVIII Convegno Nazionale dei Centri Interculturali ‘Lingue e linguaggi per non essere stranieri-l’italiano,apprendimenti e plurilinguismo nella scuola e nella città inclusiva’, con analisi del contesto pratese,una città che ha fatto della convivenza plurale e delle diverse identità di razze, lingue e religioni, un tratto distintivo della sua immagine che nella due giorni di giovedì 15 ottobre ( inizio alle 14.30)) e venerdì mattina 16 ottobre (apertura ore 9.00)verrà conosciuta ed esplorata dagli addetti che lavorano sui temi della migrazione,integrazione, inclusione, e che si propongono buone pratiche di confronto e scambi di idee.

Un’edizione, appuntamento atteso e partecipato che si tiene ogni anno, organizzata dai Centri Interculturali Centro COME di Milano, Centro Interculturale Città di Torino, Centro di Documentazione/Oxfam Italia di Arezzo,Rete nazionale dei Centri Interculturali e il Comune di Prato con le scuole di Prato sotto il Patrocinio della Regione Toscana, la Provincia di Prato, l’Università degli Studi di Firenze,il MIUR con l’ufficio scolastico regionale e provinciale, il PIN, la CCIAA e altre organizzazioni del terzo settore.

Un Convegno, questo, all’indomani del via libera della Camera alla legge sulla cittadinanza con cui si introducono lo ‘ius soli temperato’ e lo ‘ius culturae’, due nuovi strumenti legislativi che riconoscono ai bambini stranieri che vivono in Italia il diritto alla cittadinanza ma anche una serie di doveri come il rispetto,l’amore,e la partecipazione nei confronti del Paese che gli ha accolti.

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