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Laboratorio Diladdarno, primo passo, bacheca pubblica Breaking news, Cronaca

Firenze – Il Laboratorio Diladdarno è nato con uno scopo, ovvero quello di riprendere possesso da parte dei cittadini degli spazi pubblici di un quartiere, San Frediano, che è sempre stato un centro di autogestione nel cuore di Firenze. Una storia antica, che non poteva non scattare di fronte al tentativo di ricondurre anche questo particolare lembo di Firenze a una logica di svuotamento delle residenze in nome di una “turistificazione” sempre più aggressiva, un fenomeno meglio conosciuto col nome ormai tecnico di “gentrificazione”, già segnalato, in tempi non sospetti, su queste pagine in riferimento a un’area molto diversa, quella di Novoli (https://www.stamptoscana.it/novoli-e-le-sue-trasformazioni-viaggio-attraverso-la-gentrification-di-firenze/). Nella giornata di ieri piazza Tasso ha accolto la prima fase applicativa di questo neonato percorso di “riappropriazione” del quartiere di San Frediano.

Il Laboratorio si è formato spontaneamente, attraverso assemblee pubbliche e momenti di riflessione, fra attivisti, cittadini e abitanti del quartiere. La contrapposizione alla gentrificazione del territorio era già partita da tempo,  con la mobilitazione delle varie realtà attive nel quartiere di San Frediano. Oltre ad assemblee pubbliche,  presentazioni di libri e ricerche e iniziative di progettazione partecipata. Sempre con un buon successo di partecipanti.  Fino all’evento di ieri, una sorta di “primo atto di una nuova narrazione del nostro rione, all’insegna della riappropriazione dello spazio pubblico e del diritto fondamentale a modificarlo”, come scrivono in una nota i partecipanti.

Un primo passo che è iniziato con un pranzo di quartiere, “preparato recuperando l’invenduto di alcuni mercati e negozianti del centro” e con la presenza del banchino di Genuino Clandestino, che nel suo intervento ha ricordato come “la qualità di un prodotto non stia solo nel processo, ma nello stile di vita del produttore, allo stesso modo in cui gli elementi della città non sono valutabili di per sé, ma a seconda del grado di partecipazione e affezione degli abitanti che li vivono”.

Dunque, connessione con la storia del luogo. Strumento: una passeggiata “antituristica” che ha toccato sei punti nodali della piazza, descritti e raccontati ai partecipanti, che poi sono stati invitati a sintetizzare in due parole le proprie riflessioni sulle potenzialità e criticità di ogni punto.  Momento emozionante, alla lapide degli assassinati in piazza Tasso nel luglio del ’44, il racconto di una donna che ha assistito all’eccidio.

Al termine i partecipanti hanno lavorato divisi in tre gruppi, con la possibilità di dotarsi di strumenti architettonici e urbanistici  di base per la comprensione dello spazio, oltre a modelli di discussione orizzontali e inclusivi; una fase di intensa interazione, che “ha dimostrato le capacità creative e decisionali di tavoli di lavoro eterogenei e autogestiti”.

La “riappropriazione”, che per il Laboratorio Diladdarno consiste nella “volontà della gente di tornare ad essere abitanti attivi della città, capaci di decidere collettivamente come plasmare il proprio spazio”, ha visto anche un primo passo concreto e significativo: l’apposizione di una bacheca pubblica, realizzata in autocostruzione, alla ringhiera del campo da calcio, “per permettere ai singoli e ai gruppi del rione di comunicare necessità e proposte senza intermediari, uscendo dalla retorica della condivisione virtuale dei social e restaurando un’abitudine quasi scomparsa”.

Un piccolo passo, un primo capitolo, “verso una nuova narr-azione di San Frediano, un racconto in cui le persone hanno il potere di cambiare le cose, una lotta per riprenderci gli strumenti che ci permettono e ci permetteranno di vivere il nostro quartiere non come users, ma come abitanti”, concludono dal Laboratorio.

Foto: Andrea Berti

 

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