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Landini a Firenze, presentato libro su Di Vittorio Cultura

Firenze – Un libro per ricordare un padre del sindacalismo italiano e per farlo conoscere ai più giovani. Muove da questo presupposto la pubblicazione della casa editrice fiorentina Clichy “Giuseppe Di Vittorio – Il valore del Lavoro”, curato dal segretario generale della Fiom Maurizio Landini, uscito lo scorso luglio e oggi presentato a Firenze presso la Camera del Lavoro.

L’iniziativa, aperta dai saluti della segretaria generale della Camera del Lavoro di Firenze, Paola Galgani, ha visto gli interventi di Daniele Calosi, segretario generale della Fiom fiorentina e della vice sindaco Cristina Giachi, oltre che della presidente della Edizioni Clichy, Giovanna Ceccatelli. “Abbiamo chiesto espressamente a Landini un contributo su Di Vittorio – ha detto quest’ultima – per farlo conoscere soprattutto ai giovani. È la linea seguita dalla nostra collana per la diffusione dei saperi e dell’attualità di molti personaggi storici”. Il libro, che ripercorre le principali tappe della vita di Di Vittorio e la centralità della rappresentanza dei lavoratori come suo unico modo di “fare sindacato”, restituisce una fotografia dell’attualità sindacale italiana e, soprattutto, delle condizioni del lavoro d’azienda, estremamente attuale.

“Il libro è scritto da un sindacalista di oggi su un sindacalista di ieri – ha detto Paola Galgani – ma i diritti e il dibattito sono gli stessi”. È sulla modernità – a malincuore – del messaggio e degli spunti del sindacalista che ruota la riflessione di Landini, che ha rodato il motore del suo intervento ricordando i suoi inizi da segretario generale. “Dopo neanche dieci giorni dalla nomina, mi sono confrontato con la vicenda della Fiat, una regressione senza precedenti dove si è stati costretti a rivolgerci alla Corte Costituzionale per far valere il semplice diritto di esistere. Era il 2010 e oggi le condizioni non sono diverse, né sono diverse da quelle dei tempi di Di Vittorio. Di lui mi ha colpito la capacità non solo di difendere la libertà ma di vedere nella figura del lavoratore il cittadino, senza distinzione”.

Il libro sviluppa ampiamente quest’affermazione civica e politica, che è anche una chiave di lettura sindacale sul ruolo del lavoro nella società. “Sostiene che il lavoratore rimane un cittadino anche in fabbrica perché la sua natura umana non si esaurisce nella prestazione lavorativa: afferma che l’operaio, il tecnico, l’impiegato sono qualcosa di più della mansione cui sono assegnati e per questo pretendono i loro diritti di «cittadinanza»”.

È pertinente parlare ancora di diritti di cittadinanza? Landini non ha dubbi e, per quanto citi il peccato ma non il peccatore, gli esempi che fa sono limpide allusioni. «Di questi tempi si arriva addirittura a mettere in discussione l’esistenza stessa del sindacato. Pensando a Di Vittorio che diceva “chi se la prende con gli operai non può essere considerato dalla mia parte” si capisce bene quanto il suo messaggio sia attuale..». Amara la disanima dell’appartenenza politica, anima da sempre imprescindibile dell’attività sindacale, che oggi vive una crisi mai conosciuta prima. “Più dell’80% dei nostri iscritti non appartiene ad alcun partito e il livello di divisione nel mondo del lavoro non è mai stato così alto. Eppure la sua unità è una condizione necessaria per poter affrontare la situazione, e il sindacato non può prescindere da una trasformazione sociale in cui, per poter svolgere il suo mestiere, deve essere anche un soggetto politico con il suo livello di autonomia”. Di “partito di Landini”, ancora una volta, il segretario preferisce tuttavia non parlare.

 

 

 

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