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L’anno più bollente, a partire dal 1880, è il 2014 Ambiente

Firenze – Un anno di gran caldo: il 2014 si avvia, almeno contando i suoi primi nove mesi, ad essere l’anno più caldo mai registrato a livello mondiale da quando l’uomo a cominciato a compiere questo tipo di rilevazioni, vale a dire dal 1880.

Il 2014 dunque ha avuto una temperatura media rilevata sulla superficie della terra e degli oceani superiore di ben 0,68 gradi Celsius rispetto alla media del ventesimo secolo. Il dato è stato reso noto da Coldiretti in occasione della presentazione della sintesi del rapporto del Gruppo di esperti sul clima dell’Onu (Ipcc) nella riunione a Copenaghen, sulla base dell’analisi dei dati del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa). Riassumendo, dal 1880 a ora, la media delle temperature da gennaio a settembre è stata la più alta, facendo registrare un valore record da almeno 135 anni, a pari merito con il 1998.

Se si considera l’intero arco dei 12 mesi, l’anno più caldo (sempre a livello mondiale e sempre partendo dal 1880) fu il 2010, come rende noto Coldiretti, seguito dal 2005 e dal 1998. al quarto posto si posizionano a pari merito il 2013 e il 2003. Seguono il 2002, il 2006 e il 2009 (pari merito) con il 2007. Chiudono la top ten il 2004 e il 2012, con la stessa temperatura.

L’andamento, come segnala l’associazione degli agricoltori, “evidenzia una accelerazione nel surriscaldamento globale con una escalation di primati negli ultimi anni che conferma l’allarme lanciato dagli scienziati dell’Ipcc sull’emissione di gas ad effetto serra”. Sugli effetti dei cambiamenti climatici si appuntano i timori e il vero e proprio allarme lanciato dagli scienziati: in Italia, secondo gli esempi portati da Coldiretti, le ricadute del cambiamento climatico hanno preso forma nell’elevata frequenza di eventi estremi, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, con vere e proprie bombe d’acqua, oltre all’aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti.

Se si valuta il lungo periodo, si fanno sentire  gli effetti dei cambiamenti climatici anche sull’agroalimentare nazionale. Prendiamo il vino: secondo l’analisi della Coldiretti, quello italiano è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni. Un’altra coltura tradizionale del bacino mediterraneo italiano e non solo, l’olivo, ha “camminato” inerpicandosi per la penisola, fino quasi a ritrovarsi a ridosso delle Alpi. Non solo: l’allargamento dell’areale mediterraneo ha coinvolto anche la Pianura Padana, che si ritrova a coltivare circa la metà dei pomodori destinati a essere trasformati in conserva sul territorio nazionale oltre al grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee. E questo, al di là della curiosità, ha insito in se’ un altro grave pericolo, precisa Coldiretti: ovvero, che il mutare delle condizioni ambientali tradizionali possa minacciare di distruggere buona parte del patrimonio dei prodotti tipici made in Italy, che devono le proprie specifiche caratteristiche all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e alla combinazione fra fattori naturali e umani. Si pensi, per fare qualche esempio, a quanto le condizioni meteo influenzino la stagionatura di salumi, l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini.  

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