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L’Arianna, bella sonnambula che vola Cultura

Erano le 10 circa del mattino quando una statua di quasi due tonnellate, copia romana del III secolo a.C. di una scultura ellenistica, accuratamente restaurata e imballata, con una delicata quanto spettacolare operazione di trasporto, è stata prelevata dalla Galleria degli Uffizi tramite una speciale gru, pilotata con un telecomando, e depositata su un camion che l’ha trasportata fino all’altra gru di 30 metri in piazza Signoria. Qui l’Arianna addormentata – così si chiama – ha spiccato il volo sotto lo sguardo un po’ apprensivo del direttore degli Uffizi, Antonio Natali e della soprintendente Cristina Acidini, per giungere fino alla terrazza sulla Loggia dei Lanzi, da dove infine, approderà nella Sala di Michelangelo.
La marmorea Arianna di 1800 chili, è decisamente robusta ma d’una sensuale bellezza, ed ha una storia movimentata, fatta di pellegrinaggi durati due secoli, da Roma fino a Firenze. Questo infatti, è il suo ultimo viaggio e in precedenza si trovava al Museo Archeologico da cui fu tolta per finire in un riallestimento di Villa Corsini a Castello. La sfortunata figlia di Minosse è una strana creatura composita e replicata, che ha subito parecchi interventi di “chirurgia plastica”: la testa le è stata cambiata due volte, prima in un rifacimento cinquecentesco, poi in un ripensamento settecentesco; anche la parte inferiore del corpo è rifatta, confermano i due restauratori Louis Pierelli e Gabriella Tonini, quindi di originale le resta solo il busto dal seno prorompente.

Se pur oggi tanto rimaneggiata, Acidini assicura che “ai primi del Cinquecento fu molto ammirata”, ed è per questo che sarà posta nella sala di Michelangelo, “in un dialogo affascinante. A partire dal Vasari la grande statuaria antica dette slancio agli artisti portandoli alla maniera moderna”. Oltre a questo confronto stimolante, l’operazione di spostamento segna un nuovo capitolo della museografia. Natali vuole la statua “proprio al centro della sala dedicata a Michelangelo e ai maestri fiorentini dei primi del Cinquecento” perché di nuovo Vasari ne Le Vite scrive della suggestione  di certi marmi ellenistici che “si mostrano con una graziosissima grazia”. La sua posa languida col braccio dietro la testa ci ricorda certe odalische pregevolmente dipinte, e siamo ansiosi di riammirarla dal prossimo 17 dicembre nel riallestimento della Sala 25 degli Uffizi, accanto al celebre Tondo Doni di Michelangelo, una Sacra Famiglia di originale e sorprendente pittura, l'unica accertata di mano del sommo artista.

 

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