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L’arte di Adrian Paci in Toscana ” Di queste luci si servirà la notte” Breaking news, Cultura

Firenze – Nella sala principale del Museo Novecento un grande scheletro di una barca appeso al soffitto lascia cadere i suoi tentacoli attorcigliati e  luminosi, sullo schermo le immagini del video dell’azione performativa inedita  che mostra una piccola barca che con le sue terminazioni luminose solca le acque profonde e oscure dell’Arno. “Di queste luci si servirà la notte” un titolo poetico per una grande mostra che porta l’arte di Adrian Paci, artista internazionale nato a Scutari nel 1961, in Toscana. Ancora una volta i temi dell’identità che affondano le radici nell’esperienza personale e al tempo universale dell’artista e dell’esistenza stessa vengono interpretati come una ricerca continua, un movimento, e non poteva essere che l’acqua, elemento mobile per eccellenza metafora del suo scorrere con il suo potere catartico a fornire la chiave interpretativa.

La mostra curata da Valentina Gensini è stata promossa e organizzata da Mus.e nell’ambito del progetto Riva, diretto dalla stessa Gensini e realizzato grazie alla partnership del progetto Sensi Contemporanei e con il contributo dell’azienda Herno e di Publiacqua. Accanto all’opera principale nelle sale del Museo Novecento altre opere video legate al tema catartico e simbolico dell’acqua dal titolo “ The guardians” e “The column” mentre al secondo piano in dialogo con le opere della collezione Alberto Della Ragione, dipinti, video, fotografie tra cui “Turn on” e “Back Home”. Altri spazi accolgono le opere di questa grande personale itinerante, nella sala Colonne de Le Murate PAC è stata collocata la scultura “Home to go”, mentre nelle celle dell’ex carcere duro il video “Rasha” dialoga con questi luoghi simbolici del dolore umano, nelle celle al primo piano invece sono state collocate le opere di tre giovani artisti selezionati da Paci in occasione del workshop del progetto Riva, Davide d’Amelio, Gianni Barelli e Lori Lako. Appena fuori Firenze alcuni luoghi sedi di archeologie industriali e in relazione con i temi celebrati dai video, a Montelupo Fiorentino la Fornace Cioni Alderighi ospita la video installazione “The Encounter” ( 2011) mentre a Pelago l’ex Fabbica Tappeti a San Francesco accoglie la video installazione “One and Twenty-Four Chairs” (2013).

Stamattina al museo Novecento la conferenza stampa alla presenza della Vicesindaca del Comune di Firenze Cristina Giachi, della direttrice Valentina Gensini, di Tommaso Sacchi capo della segreteria della cultura del Comune di Firenze e dell’artista Adrian Paci. “ A chiusura di questo anno – ha sottolineato Tommaso Sacchi- c’è la voglia di rivendicare un rapporto nuovo tra l’arte contemporanea e la città,   questa mostra sta a sottolineare che ci siamo liberati da un preconcetto. L’opera, di grande poesia e che ho visto realizzare di persona, ci regala un’atmosfera segreta restituita dal video. Mi piace pensare che quelle luci siano un faro per raccontare una città che offre sempre nuovi spunti di lettura”. “ E’ un lavoro che parte da lontano – ha precisato Valentina Gensini – da lo Schermo dell’Arte al progetto Riva quando Paci è venuto a Firenze per conoscere bene il territorio e per il workshop alle Murate con gli artisti. Nell’opera di Paci l’esperienza personale del regime e poi dell’emigrazione sono trascesi e tradotti in valori universali, oltre alla ricerca della forma assoluta e attenta a ogni particolare”. “Non avevo voglia di fare una scultura – ha affermato Adrian Paci – questo fiume non è una presenza pacifica nella città, il tentativo di penetrarlo per capire che cosa c’è in questa profondità, il passaggio di una barca, un fatto naturale e una pesca dell’immagine delle profondità, fili che cercano di penetrare il buio del fiume. Questa luce non restituisce una immagine è un dialogo nella profondità, non svela, questa dimensione di un dialogo tra luce e buio senza essere risolto mi intriga. Uso il dipinto, la scultura, videoinstallazioni, fotografia, non c’è l’idea di sperimentare i vari mezzi, ma è la necessità del mezzo che cerca di rispondere agli incontri che faccio e a dare delle risposte”. “Di queste luci si servirà la notte” sarà aperta al pubblico dall’11 novembre fino all’11 febbraio 2018. www.museonovecento.it

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