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L’arte e la pandemia, Galansino: “Connessi come nelle ragnatele di Saraceno” Cultura

Firenze – I luoghi deputati all’arte, al tempo del Coronavirus, come la prestigiosa istituzione di Palazzo Strozzi, diventano palcoscenici virtuali con eventi artistici di carattere internazionale.

Arturo Galansino è il direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, approdato a Firenze dopo una brillante carriera presso il Louvre di Parigi, la National Gallery e la Royal Academy of Arts di Londra.

Dott. Arturo Galansino, qual’è la situazione museale attuale e le iniziative che Palazzo Strozzi sta realizzando?

In seguito al DPCM dell’8 marzo Palazzo Strozzi ha chiuso la mostra Tomás Saraceno. Aria, che era appena stata aperta. Da subito ci siamo attivati per non far scomparire il nostro lavoro, le nostre idee e i nostri valori. Ci siamo infatti trovati di fronte a una sfida inusuale per la nostra istituzione: il venir meno del rapporto diretto con le opere d’arte e col pubblico che normalmente è la base del nostro lavoro. Il nostro sito e i nostri canali Instagram e Facebook dovevano diventare il nostro campo di azione, occupandoci della situazione di oggi attraverso le nostre mostre, le nostre direzioni di ricerca, le nostre metodologie. D’altronde, Palazzo Strozzi, come ogni istituzione culturale che voglia parlare al proprio tempo, si impegna a trattare i temi più rilevanti del presente e per noi ogni mostra è stata un’occasione per indagare il mondo in cui viviamo. È nato così il progetto In Contatto e uno dei punti di partenza per questo nuovo progetto è stata proprio la mostra di Tomás Saraceno che ci permette di parlare di presente e futuri possibili, di connessioni e isolamento, di partecipazione e meditazione: una riflessione più che mai attuale per portare avanti nuove visioni di futuro e di realtà.

Ci può parlare del progetto “In Contatto”  che ha visto la partecipazione, con video messaggi di sostegno e di incoraggiamento, di alcuni protagonisti dell’arte contemporanea come Ai Weiwei, Tomás Saraceno, Marina Abramović e Jeff Koons?

In Contatto è una piattaforma di testi, immagini, video, storie e approfondimenti a disposizione di tutti, creando un nuovo contatto con il nostro pubblico, con la volontà di stimolare a distanza una riflessione attraverso il linguaggio che noi conosciamo meglio: quello dell’Arte. Si tratta di un progetto in divenire, nato in modo quasi istantaneo grazie alla sensibilità e alla dedizione di alcuni colleghi e collaboratori, che sta avendo straordinari riscontri online, sui social medi e nella stampa nazionale e internazionale, distinguendosi all’interno della nuova offerta online prodotta dalle istituzioni di tutto il mondo in questo imprevedibile periodo di separazione forzata tra museo e pubblico. Oltre ai nostri contenuti di approfondimento che legano l’arte alla situazione odierna, rappresentato momenti importanti i video messaggi che alcuni grandi artisti a noi legati, come Ai Weiwei, Tomás Saraceno, Marina Abramović e Jeff Koons, hanno realizzato in esclusiva per Palazzo Strozzi, offrendo una visibilità globale a questo progetto: il solo videomessaggio di Marina Abramović ha già raggiunto oltre 500.000 persone! È molto importante per noi che queste star dell’arte contemporanea abbiano usato la nostra piattaforma per esprimere agli italiani la loro vicinanza in un momento così difficile.

Secondo lei qual’è l’opera che meglio rappresenta questo momento?

Come ho già avuto modo di dire, la ricerca di un artista come Tomás Saraceno, incentrata sulla interconnessione e la sostenibilità, è in questi giorni sempre più attuale, quasi profetica. Se dovessi scegliere fra le installazioni, tutte site specific, realizzate per la mostra a Palazzo Strozzi, sceglierei l’opera della prima sala, Connectome. Si tratta di un habitat costellato da complessi sistemi geometrici e tenuto in tensione da una intricata ragnatela. L’installazione forma una rete di alleanze reciproche in cui se un filo dovesse muoversi, la vibrazione si diffonderebbe riverberando su tutta la struttura e producendo una frequenza maggiore di quella che potrebbe essere prodotta da un solo filo. Questa struttura riflette la nostra situazione attuale. Siamo infatti immersi in una realtà iperconnessa e appare in tutta la sua evidenza che proprio l’iperconnessione e l’ipermobilità, associate all’individualismo, hanno contribuito all’aggravarsi della situazione che stiamo vivendo. Al contempo però, ogni nostra azione responsabile contribuisce al superamento di questa crisi. Come in una ragnatela, siamo piccoli nodi, parte di un intreccio infinitamente più grande in cui, in una catena di azioni e reazioni, ogni nostro gesto fa vibrare l’intero sistema. Dobbiamo diventare una rete armonica di cui ogni singolo è parte essenziale.

 

Foto: Photography by Ela Bialkowska, OKNO Studio

 

 

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