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L’arte al femminile: “Corpus Animae” a Prato Cultura

Prato – Doppia personale di pittura e fotografia con performance di danza nell’ex Chiesa di San Giovanni (via San Giovanni 9, sede operativa di Fonderia Cultart, Soc. Coop. Soc. Onlus).

17 Gennaio 2015
ore 18.00 inaugurazione della mostra Corpus Animae; a seguire aperitivo
ore 21.30 performance “Movetrack – visione, suono, movimento”, di e con Sara Nesti, al violoncello Francesco Canfailla

18 Gennaio 2015
ore 10.00 – 13.00 / 16.00 – 21.00 mostra aperta al pubblico  con possibilità di letture e confronto insieme alle artiste e alla curatrice

Il progetto generale Corpus Animae è la prima delle tre mostre inserite nel progetto espositivo dal titolo ProCreAtavico: mostre-evento concentrate in pochi giorni che, offrendo stimoli e punti di vista sempre diversi, intendono indagare il processo creativo artistico propriamente umano, partendo da una personale riflessione intorno ai principi cartesiani di res cogitans e res extensa.

Corpus Animae ha la durata di due giorni: nel primo, a seguire dell’inaugurazione, si assisterà ad una performance strettamente legata alle opere esposte, mentre nel secondo sarà possibile ritrovare le tracce di quanto accaduto solo poche ore prima. L’esperienza, infatti, avrà inevitabilmente trasformato quello spazio condiviso, divenendo luogo del ricordo individuale ripercorribile a ritroso, dove la percezione cambia la visione delle cose e il vissuto risuona con un ritmo nuovo, lasciandosi guardare da un’altra angolatura.

Si accendono così i riflettori su quella notte di passaggio che si impone a metà dei due momenti, e dunque sulla durata di quel silenzio brulicante tra il movimento dell’esperienza e quello della conoscenza, dove diventa preziosa l’occasione di rivedere, rileggere, arricchire e ricostruire fatti, persone e parole o di ritrovare pensieri, legami e risposte ai singoli processi di elaborazione, fondamentali per la crescita personale. In questo modo, è come se l’indagine intorno al processo creativo si trasferisse naturalmente dall’artista al fruitore: una volta spenti i riflettori, la mostra è chiamata a “morire” per accendere “vita” altrove, senza così perdere o esaurire l’energia spesa, ma ritrasmettendola trasformata. Evento coinciso e incisivo, serba in sé il proposito della durabilità e si presenta come un appuntamento e non come un incontro casuale, intenso ma digeribile, godibile a lungo e “riascoltabile” più volte in quella memoria senza tempo che tutti i sensi avranno contribuito a registrare.

La mostra. Il processo creativo è la matrice che origina ogni prodotto umano: la dinamica in atto nella creazione può generare, allo stesso tempo, sia pensieri, idee e immagini di una realtà puramente mentale, sia gesti e oggetti concreti che prendono forma nella realtà visuale, quale emanazione e fenomeno che rimandanocomunque sia ad una dimensione altra. Come possiamo sperimentare ogni giorno, ben sappiamo che i modi con cui tutto ciò avviene, non solo differiscono da individuo a individuo, ma cambiano anche dall’essere uomo all’essere donna, in virtù di una diversità naturale che ci caratterizza e contraddistingue, la stessa tuttavia a rappresentare quella forza di attrazione che ci spinge l’uno verso l’altra in un continuo confronto inevitabile, portandoci fino alla collisione e/o alla fusione. La mostra Corpus Animae intende concentrare l’attenzione su una lettura in chiave femminile, interrogandosi sul processo creativo dell’essere donna attraverso la combinazione di pittura, fotografia e danza, con il proposito di svelare al nostro sguardo quella bellezza, esistente e possibile, che scaturisce dalla relazione fluida tra il nostro mondo interiore (la mente e l’anima) e quello esteriore (il corpo e il dominio dalla materia). La riflessione sulla natura “dis-giunta” dell’uomo, che cerca armonie nascoste tra quel preciso locus in cui si producono pensieri ed emozioni e quello in cui si materializzano, o il modo con cui si manifestano, conduce ad individuare nell’arte un terreno privilegiato di indagine. L’enigma che spesso avvolge l’esteriorità delle cose, infatti, richiede una ricerca nelle profondità della vita, lì dove l’arte affonda le sue radici, un luogo misterioso e tutto da scoprire, dove conoscenza e creazione coesistono e spesso coincidono. Tale luogo, ad esempio, per la donna è individuabile e sintetizzabile nel ventre, centro del corpo e della complessità del suo mondo emotivo, nel quale e dal essa genera la vita in tutte le sue forme. Dunque, la costanza di questa connessione con il suo corpo, è per la donna un rituale che in potenza la conduce a sviluppare un’intima relazione con la sua sensibilità, il suo intuito e il suo impulso generatore, e ad interpretare l’esistenza in un linguaggio che non è mai al di fuori di se stessa, affermando così una visione propria del mondo che vede incarnate nelle sue qualità particolari una ricerca intorno alle origini delle cose. Pertanto, protagoniste di questa riflessione sono tre artiste che, con mezzi espressivi diversi, presentano una ricerca che nasce nel, dal e per il corpo: la pittrice Elena Murer racconta nei suoi “Paesaggi dell’anima” vedute immaginarie che sorgono da un impulso che coinvolge tutti i sensi e che, permeate di un fascino atemporale, si fondono tra realtà e sogno; la fotografa Claudia Gori, invece, con l’opera “Resilio” mostra scatti dove con il suo obiettivo ha ritagliato parti del proprio o altrui corpo, in un’indagine perpetua e cangiante degli stati emotivi che solo la carne rivela, quasi fosse una cartina geografia dell’anima; infine, la coreografa Sara Nesti presenta il lavoro “Movetrack”, dove attraverso la danza, arte mediatrice per eccellenza, lascia emergere con evidente chiarezza come la consonanza tra anima e corpo è ciò che semplicemente sostanzia la vita.

La performance. “Movetrack” porta in scena i pensieri e gli stati d’animo dello spettatore, ossia tutto quello che ciascuno, nel visitare la mostra, vorrà lasciare su un foglio di carta: magari una testimonianza personale racchiusa in una parola, la quale prenderà corpo divenendo concretamente visibile nell’interpretazione della danzatrice, che a sua volta entrerà in un interessante gioco d’improvvisazione e di dialogo con i suggerimenti sonori dettati dalle corde del violoncello. L’hinc et nunc della danza permette di creare un paesaggio “animato”, allo stesso tempo pubblico e profondamente intimo, che può alimentarsi solo di quel preciso momento e in quel dato spazio, vissuto pertanto in una condizione di unicità. Ognuno con la sua umanità e col peso della sua storia particolare, è anche il risultato della sedimentazione di una cultura e può, pertanto, trovare in sé elementi di universalità da tradurre in movimento.

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