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L’arte va in scena Cultura

Prima c’era lo schermo dell’arte, ma dal 13 febbraio 2012 avremo anche lezioni sceniche di arte moderna e contemporanea, proposte agli studenti dell’Accademia di Belle Arti e ad un pubblico più allargato. Il progetto lo ha elaborato il critico Sergio Risaliti con Giancarlo Cauteruccio, attore e regista della Compagnia Krypton (e il supporto economico della Regione), e insieme lo hanno presentato in prima battuta in Accademia. La finalità è far capire la poetica degli artisti, raccontare la loro vita e il loro pensiero, per imparare ad approcciare le loro opere con maggiore consapevolezza. E come?  Servendosi di attori in scena. Di solito si desume che un artista, in quanto tale, sia capace di usare tecnicamente bene soltanto le mani. Troppo spesso ignoriamo la ricchezza di pensiero e l’abilità di esprimersi con mezzi diversi, che appartiene ai grandi artisti. Risaliti ha citato Michelangelo quale esempio per gli studenti: di lui si crede di conoscere ormai ogni scultura o dipinto, ma pochi si interessano, la critica letteraria inclusa, alle sue meravigliose poesie. Ecco perché la proposta di un modo diverso e nuovo di approfondire la storia e la critica d’arte, utilizzando i materiali scritti di una rosa di artisti che si chiamano Mario Merz, Luciano Fabro, Alberto Burri, Fausto Melotti. Risaliti ha già tentano – con successo –  tre anni fa un esperimento analogo, lavorando proprio su testi e opere di Merz. E da lui, uno dei protagonisti massimi dell’Arte povera, inizierà a febbraio al Teatro Studio di Scandicci, la serie delle lezioni in forma di spettacolo, elaborando la copiosa raccolta di testi, scritti poetici e pensieri, raccolti dall’editore Hopefulmonster. Dopo Merz, in date da definire, la scena si sposterà all’Accademia per presentare  Fabro, anche lui della corrente concettuale poverista, ricordato per le sue spiccate qualità di formatore e insegnante; e poi Burri – la sua fondazione sta celebrando il trentennale – il quale era un personaggio che non amava affatto commentare il proprio lavoro, e che proprio per questo motivo ha provocato negli studiosi la voglia di approfondirne l’opera; il 30 aprile saremo di nuovo al Teatro Studio per mettere in scena la filosofia e la poesia che sottendono alle fragili forme geometriche di Melotti. Ma c’è dell’altro, fa sapere Cauteruccio: ai quattro maestri – non più tra i vivi  – saranno affiancati due giovani, Robert Pettena e Cristiana Palandri, “corpi protagonisti in scena”, con le loro performance. Risaliti auspica che questo mettersi in mostra fisicamente servirà agli artisti per verificare aspetti magari inediti della propria personalità, e inoltre darà agli studenti-spettatori l’indicazione che l’autoreferenzialità,  tipica di gran parte della nuova generazione, non paga. 

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