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L’artigianato toscano ancora in grave difficoltà Economia

Davvero neri i primi sei mesi del 2011 per l'artigianato toscano, in particolare per la piccola impresa e per chi produce per il mercato interno: è quanto emerge dal rapporto “La congiuntura dell'artigianato in Toscana”, una ricerca curata da Unioncamere Toscana che certifica per il settore un pesante -5,6% di fatturato. Un dato comunque migliore rispetto a quello del 2010 quando il I semestre aveva fatto registrare addirittura un -10%. Merito esclusivo del manifatturiero che contiene la discesa al 2,3%, grazie al comparto della concia e della pelle e al sistema moda che confermano un trend decisamente positivo (rispettivamente +6,5% e +1,6%). Si tratta dei settori che più di altri sono riusciti ad agganciare la ripresa internazionale, in particolare quella dei paesi emergenti, spiega Riccardo Perugi, responsabile Ufficio studi di Unioncamere che, nel complesso, illustra una situazione di criticità diffusa. Dal sistema casa, con contrazioni del 5,4% per legno e mobili  e dell'8,4% per vetro e ceramica, all'oreficeria che precipita del 10,5%. Per non parlare delle tristi conferme dell'edilizia (-9,1%) e dei servizi (-9,7%), due realtà da ormai lungo tempo in profonda crisi e per le quali non si vede all'orizzonte un'inversione di tendenza. Numeri che di fatto dividono la regione in due: le province a più forte vocazione manifatturiera, Firenze, Prato, Pistoia, ma anche Pisa, Lucca e Massa Carrara, vedono attenuate le proprie difficoltà rispetto all'anno scorso; quelle della Toscana meridionale, più orientate su edilizia e servizi, versano invece in una situazione ancora più grave (l'artigianato di Livorno cala addirittura del 10%). Il rapporto Unioncamere conferma anche come la ripresa sia appannaggio esclusivo delle imprese che esportano, soprattutto quelle più strutturate: chi è presente sui mercati internazionali riesce ad uscire dalla stagnazione, se poi si tratta di un'impresa più grande consegue risultati migliori. Sul fronte occupazionale il timido +1% registrato lascia  l'artigianato ancora ben lontano dai livelli pre-crisi, anche dal punto di vista della “qualità” dei contratti. Sempre più rari i tempi indeterminati in uno scenario caratterizzato ormai dai contratti atipici, sottolinea Fabio Giovagnoli, della Segreteria CIGL Toscana. Per le imprese artigiane persistono poi le difficoltà legate all'erogazione del credito da parte degli istituti bancari, come testimonia il -2% registrato a giugno di quest'anno. Non stupisce quindi che questa situazione di pesante incertezza si rifletta sulla fiducia degli imprenditori e sulla propensione ad investire. Infatti, concludono ad Unioncamere, la quota di imprese che ha in programma degli investimenti è ulteriormente calata, dal 12% al 5%. Preoccupato per lo stato dell'artigianato si è detto anche l'assessore alle attività produttive Gianfranco Simoncini, il quale ha ricordato come la Regione sia contemporaneamente attiva sul versante del credito, sostenendo il sistema dei confidi, su quello dell'aggregazione tramite il rifinanziamento del bando per le reti d'impresa e su quello dell'innovazione, promuovendo strutture d'eccellenza come i poli d'innovazione. Uscire dall'impasse non sarà comunque facile: se per Roberto Nardi, Presidente della Camera di Commercio di Livorno, bisogna al contempo favorire l’incontro tra artigianato e terziario avanzato e rafforzare la presenza commerciale del settore sui mercati esteri, Fabio Banti, Presidente Confartigianato Toscana chiede alla Regione di concentrare gli sforzi soprattutto sulla piccola impresa.

Foto Studio obiettivo 3

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