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L’Attesa di Messina: riflessione laica di fronte alla morte Cinema

Firenze – In concorso all’ultima Biennale del Cinema 2015, “l’Attesa” di Piero Messina è un film originale per la complessa struttura narrativa e la sofisticata composizione drammaturgica. In una villa siciliana, dove vive Anna, che è appena stata colpita da un lutto familiare, arriva Jeanne la giovane fidanzata francese del figlio di Anna, Giuseppe, che è assente.

Nella villa domina un’atmosfera misteriosa, i comportamenti di Anna (Juliette Binoche), i non detti e i silenzi lasciano immaginare allo spettatore, fin dall’inizio del film, che il figlio sia scomparso per sempre. Nel finale, durante la processione della resurrezione pasquale, si può però immaginare un suo possibile ritorno.

L’attesa è un film che chiede allo spettatore una posizione di lettura complessa, non dispone in modo esplicito gli indizi del plot, l’intreccio viene dissolto per seguire i sentimenti profondi che abitano lo spazio privato e il paesaggio interiore di questa famiglia. Anna e Jeanne, nell’attesa di Giuseppe, si conoscono, entrambe sono francesi.

L’attesa è il tempo psicologico e spirituale che serve ad Anna per esorcizzare il lutto, e per nascondere la scomparsa del figlio con la speranza di un possibile ritorno. Lo spettatore segue questo sfumato stato d’animo della protagonista all’interno di un dramma che, invece di deflagrare nella tragedia, lascia la possibilità di un ricongiungimento spirituale.

Piero Messina affronta il tema della morte con uno sguardo laico, ma mostrando i sentimenti della fede e della speranza. L’attesa è un film che ricorda la potenza evocativa e drammaturgica del cinema di Bellocchio – mostrare la dimensione inconscia della rappresentazione – ma anche lo stile rohmeriano, la leggerezza dei dialoghi che ritmano i sentimenti profondi dell’animo umano.

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