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Presepi, tolleranza e laicità: gli auguri di Betori Cronaca

Questa mattina il Cardinale Arcivescovo di Firenze, Mons. Giuseppe Betori, ha incontrato, come ogni anno da quando è a Firenze, i giornalisti per un saluto augurale e un bilancio informale dell’anno che va a concludersi. Un incontro più affollato degli altri anni, con  più giornalisti, e anche non giornalisti come Saverio Tommasi con la sua telecamera. E non a caso Betori ha iniziato sottolineando la gratitudine, sua personale e della Chiesa fiorentina, agli organi d’informazione per come seguono la vita diocesana. Tanti gli argomenti messi in campo dal Porporato: dall’Anno della Fede all’anniversario del Concilio Vaticano II, dalla Visita Pastorale al difficile momento che sta vivendo il paese.

“Oggi – ha detto l’Arcivescovo – c'è una difficoltà a comprendere il fattore religioso da parte di certe culture che in nome di un falso pluralismo invocano alle religioni di retrocedere per accogliere l'altro. Non è rinunciando alla propria identità  che si rispettano di più gli altri”. Secondo Betori la vera “intercultura è comporre insieme le diverse realtà, non chiedere un appiattimento della propria identità per poter diventare accettabili gli uni agli altri”. Betori ha poi criticato ''un certo modo in intendere la laicità che porta ad emarginare l'aspetto religioso: “il termine laicità non piace molto – ha detto -. Non lo ritrovo nella nostra Costituzione. Piuttosto c'è chi lo ha introdotto nella Costituzione rielaborando una sentenza della Corte Costituzionale. Invece – ha spiegato l'Arcivescovo – la nostra Costituzione è più vicina alla sensibilità della Costituzione Nord americana dove si parla di libertà, si favorisce il linguaggio nuovo della libertà di religione e coscienza e questo lo ritrovo nel Concilio Vaticano II. Il problema oggi non è  più “la separazione dei poteri ma dare spazio a tutte le sensibilità e a tutte le identità”. 

Tra le tante domande fatte dai giornalisti una ha riguardato il nuovo impegno dei cattolici in politica. L'impegno dei cattolici in politica è guardato con "favore" da Betori, che ha però messo in guardia dal rischio che “almeno il mondo cattolico organizzato rifugga la demonizzazione della politica e l'antipolitica, che sono una delle minacce più vere e reali della nostra società”. Quanto alle prossime elezioni e all'impegno dei cattolici l’Arcivescovo parla di “un processo ancora molto in movimento” pur ritenendo “positivo un rinnovato interesse del mondo cattolico per l'azione politica in quanto tale”. “Ma – aggiunge il Porporato – vedo cattolici un po' ovunque. Vedo molto movimento in alcune aree, ma non vedo ancora un progetto chiaro". Un progetto in cui "si possa dire che lì c'è un'ispirazione cristiana che risorge in maniera evidente, anche perchè i movimenti in atto non sono contrassegnati da una precisa ispirazione, ma piuttosto da una confluenza di ispirazioni”.  Betori ha anche tenuto a precisare che “i Vescovi non possono decidere ciò che è giusto da un punto di vista storico: non siamo mai stati noi a determinare questo, sono sempre stati i cattolici”.

Alla luce anche del Presepe particolare di don Gianfranco Rolfi, e che spesso nelle scuole questo viene “boicottato”, Betori ha detto che è “sbagliato, non fare il presepe in una scuola per rispetto dei bambini musulmani, che anzi vogliono molto bene a Gesù e alla Madonna e che da questo, da una chiara conoscenza delle nostre radici, possono trarre spunto per capire meglio il loro stare qui. L'identità non è intolleranza ma è il presupposto per l'incontro con l'altro”. A proposito del presepe antilaicista di don Rolfi, con le foto, tra gli altri di Mao e Margherita Hack, Betori ha ricordato che il “presepe è uno strumento che ci aiuta ad affermare con forza la storicità dell'evento, di Cristo che non è né un mito né un'ideologia”. Per questo Betori si è detto “più vicino ai presepi classici che alle rivisitazioni attualizzanti”.

Rispondendo alle domande di Stamp Toscana il Cardinale ha annunciato che nei discorsi delle celebrazioni liturgiche di queste festività durante le omelie in duomo riprenderà e svilupperà alcuni temi del discorso del Papa alla Curia Romana. “Comunque da buon biblista commento sempre le letture delle messe del giorno. Ci tengo molto ad essere servitore della Parola. Tuttavia riprenderò sicuramente quanto ho detto nei giorni scorsi agli Imprenditori dell’Ucid, che bisogna uscire da questa crisi non guardando al dare e avere ma riprendendo quei temi sottolineati benissimo da Papa Benedetto XVI nella sua dottrina sull’economia”.

Non poteva mancare una domanda sulla famiglia e le varie unioni civili: La Chiesa non deve preoccuparsi del fatto che i matrimoni civili abbiano superato quelli religiosi, "potrebbe essere anche un segno di chiarezza: se c'è un 30% di persone frequentanti la liturgia la domenica è chiaro che anche i matrimoni religiosi si stanno adeguando a questa percentuale''. Betori invece è preoccupato dell'allargarsi delle convivenze, "non per motivi esclusivamente religiosi ma antropologici. Spesso dietro c'è un'incapacità radicata e radicale di prendere un impegno  'un per sempre' che non si è più capaci di fare. C'è un'involuzione culturale: non si è più capaci di fare scelte grandi e pubbliche. Il cristianesimo – ha proseguito – è minacciato dalla cultura del provvisorio della precarietà. Il vero pericolo, il vero timore è nell'individualismo e nel privatismo, nell'incapacità di avere un futuro e un progetto''. Poi sulle polemiche sui gay Betori ha detto che "dobbiamo essere molto attenti a non lasciar passare questa cultura, della cosi' detta teoria del gender, ma far rispettare le condizioni naturali, creaturali dell'uomo che vedono la coppia come uomo-donna. Su questo la storia dell'umanità si è creata, ha potuto continuare ad avanzare nei secoli e continuera' ad avanzare".

Infine un augurio natalizio per la città di Firenze e i fiorentini: “Non sono tempi facili quelli che stiamo vivendo, e avremmo bisogno di motivi di speranza, per avere fiducia verso il domani di ciascuno di noi, per le nostre famiglie, per tutta la gente della nostra Società, a Natale questo motivo è fondamentale, perché ci dice che Dio non dispera degli uomini e anzi ha una tale fiducia in loro da affidargli il proprio figlio. Questo dono che è Gesù per l’umanità possa rappresentare la sintesi di tutti i doni che ci aspettiamo per un futuro più positivo per ciascuno di noi, per le nostre famiglie, per la nostra Società”.  

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