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L’autore dell’attentato a Betori non ha ancora un nome Cronaca

«È una triste vicenda», ha dichiarato ieri l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. Triste davvero. Tanto triste che messaggi di solidarietà sono arrivati all’uomo di fede un po’ da tutto il mondo politico toscano. Immediate le dimostrazioni di affetto al vescovo ed a don Paolo Brogi che sono arrivate da Matteo Renzi, sindaco di Firenze, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale ed Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze. Tutti i gruppi politici provinciali, regionali e del Comune di Firenze hanno espresso la loro preoccupazione per il grave attentato subito dal vescovo la sera del 4 novembre. Anche i sindaci dell’hinterland fiorentino (Gianni Gianassi, sindaco di Sesto Fiorentino, e Simone Gheri, sindaco di Scandicci), hanno espresso ieri, 5 novembre, il loro rammarico per il brutto episodio di cronaca. Solidarietà a Betori è stata espressa anche dalla politica nazionale, in particolare dagli esponenti del Partito Democratico (hanno inviato messaggi al vescovo Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Giuseppe Fioroni, Leonardo Domenici e Vannino Chiti). Messaggio di sostegno al vescovo anche da parte dell’Acf Fiorentina. Ma la guida spirituale di Firenze ha avuto, soprattutto, il sostegno della sua Chiesa, e questo non solo in quanto gli hanno fatto sentire la loro vicinanza Papa Benedetto XVI ed i cardinali Ruini e Bagnasco, ma principalmente perché i fedeli fiorentini si sono stretti attorno al loro vescovo. Ieri, 5 novembre, Betori ha tentato un immediato ritorno alla normalità. «Don Paolo ed io andiamo avanti», ha dichiarato. «Non ho paura, sono sereno», anche se ha ammesso di aver compreso che il vero obiettivo dell’attentato del 4 novembre non era il suo segretario, ma lui. «Ho avuto il dono dal Signore. – ha raccontato il vescovo – Mi ha aiutato ad affrontare la situazione con grande padronanza ed ho escluso pericoli: purtroppo don Paolo è stato ferito. Quell’uomo voleva parlarmi, ma quando gli ho detto facciamolo, non ha saputo pronunciare frasi ed è fuggito». La vicenda, Betori non lo nasconde, lo ha profondamente turbato. Quell’uomo, un uomo sulla settantina con barba bianca ed incolta, ha prima sparato a don Brogi, poi gli ha puntato l’arma contro la tempia, non riuscendo però a far fuoco. Miracolo che ha fatto inceppare la pistola o timore dello squilibrato autore dell’attentato al vescovo? Saranno le indagini a chiarire perché Betori sia ancora, fortunatamente, vivo. E intanto il vescovo non ha disertato, ieri, gli appuntamenti in agenda. Dopo una mattinata di preghiera, ha fatto visita a don Paolo presso l’ospedale di Santa Maria Nuova intorno alle 13:30 ed ha raccontato che il suo segretario sta bene ed ha una grande serenità che gli viene dalla fede. Poi ha presenziato in Palazzo Vecchio al convegno intitolato “All’origine della gratuità. Uomini grati”, che si è tenuto nel Salone dei Cinquecento ed era stato organizzato al Banco Alimentare Toscano e dalla Confraternita della Misericordia di Firenze. I presenti hanno riservato a Betori un applauso lungo un minuto ed il vescovo ha ringraziato di cuore i fiorentini per la loro vicinanza nelle difficili ore successive all’attentato. Nel pomeriggio, infine, Betori si è recato alle Sieci per presenziare alle cresime. Rilasciando una battuta sul suo attentatore, ha dichiarato di provare misericordia per una persona che, probabilmente, è provata dalla vita. Perdono, ecco quello che Betori riserva all’uomo che ha sparato a don Paolo e che gli ha puntato la pistola alla nuca. Ma lo stesso perdono non sarà riservato all’attentatore dalla giustizia civile, che continua la sua indagine per tentato omicidio. Alla luce della ricostruzione dei fatti, spiega la Procura di Firenze, la pista che si predilige è quella dello squilibrato. Don Paolo avrebbe dovuto essere ascoltato nella mattinata di ieri, ma era troppo debole e l’interrogatorio è slittato su consiglio dei medici di Santa Maria Nuova. Brogi non ha potuto così dare la sua testimonianza, ma gli inquirenti lavorano sui dati forniti loro dal vescovo, interrogato immediatamente dopo l’attentato di sabato, e sui filmati delle telecamere situate nelle vie adiacenti il palazzo della Curia fiorentina. Dopo la prova dello stub (il guanto di paraffina), la polizia ha rilasciato tutte e sei le persone fermate in quanto sono risultate estranee ai fatti. Le indagini, però, proseguono, e la polizia scientifica sta conducendo accertamenti balistici sul bossolo calibro 7,65 ritrovato sul luogo del crimine. Sono in corso anche verifiche sui detentori di armi, al fine di individuare parametri compatibili con quelli della pistola impiegata per l’agguato al vescovo. Le condizioni della vittima dell’attentato, don Paolo Brogi, sarebbero al momento stabili. Il dottor Marco Geddes da Filicaia, direttore dell’ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova, ha riferito che la prognosi riservata verrà sciolta lunedì e che non c’è stato bisogno di trasferire il sacerdote in terapia intensiva. Il primario di chirurgia, Sergio Cardini, ha invece chiarito che la valutazione della possibilità di estrarre il proiettile dal corpo di don Brogi verrà valutata nei prossimi giorni.

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