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La vera autorità nasce da relazioni autorevoli Opinion leader

Voglio introdurre alcuni elementi tratti da esperienze di formazione condotte nelle scuole dell’infanzia ed elementari (rivolte sia ai bambini che ai genitori) e citare alcuni casi di cronaca (mi riferisco ad attività formative che ho progettato e condotto con il Laboratorio filosofico sulla complessità Ichnos diretto da Alfonso Maurizio Iacono: http://ichnos.humnet.unipi.it). Dovendo inventare una specie di fiaba contemporanea ambientata in una metropoli, i bambini di una terza elementare immaginano così l’incipit: una bimba e una mamma che camminano su un marciapiede; la bambina si distrae davanti a una vetrina e la mamma prosegue senza accorgersene. Quando la bambina si gira, la mamma non c’è più. Secondo una versione, la bambina aveva avvisato la mamma. Cos’è successo? I bambini dicono che la mamma stava pensando ad altro, stava pensando a ciò che doveva fare dopo. È una situazione ben diversa da quella delle fiabe classiche, dove la matrigna abbandonava i bambini, ma lo faceva intenzionalmente. Qui l’abbandono accade inavvertitamente, senza intenzione, anzi forse quando si pensava di avere un atteggiamento di cura, essendo la madre vicina alla bambina.
L’inizio qui immaginato dai bambini è molto efficace nel descrivere una situazione che emerge più o meno esplicitamente anche in altri racconti delle scuole elementari: è il tema della presenza assente degli adulti, in particolar modo dei genitori. Con l’espressione “presenza assente” mi riferisco alla situazione in cui il genitore è assieme al bambino, ma sembra essere altrove. Si parla, ma non si ascolta realmente; si parla o si gioca, ma l’adulto pensa già ad altro, a ciò che deve fare dopo. È “altrove” con la testa. Si pensi alla tragedia del 18 maggio 2011: a Teramo, un professore universitario dimentica nell’auto la figlia di due anni, convinto di averla accompagnata all’asilo. Va al lavoro e soltanto dopo 6 ore, tornato alla macchina, si accorge dell’accaduto. La conclusione tragica della vicenda lascia senza parole. Colpiscono però alcune dichiarazioni circolate in quei giorni e, tra queste, alcune riportate su «La Stampa» del 19 maggio. Il giornale propone un’intervista allo psicologo Antonio Ventre, che dichiara: «Non è mancanza di affetto ma stress. Aveva già la testa al suo lavoro». E ancora: «[…] accompagnare la bimba al nido è uno dei tanti automatismi del mattino, prima di raggiungere il posto di lavoro. Un impulso inconscio potrebbe aver spinto il genitore a liberarsi di quell’impegno». Possibile che «accompagnare la bimba al nido» diventi un automatismo? E se diventa un automatismo, c’è o non c’è qualcosa che non va, anche sul piano della qualità delle relazioni affettive? Il 27 maggio 2011 a Passignano sul Trasimeno (Perugia) succede un caso analogo a quello di Teramo, questa volta con un padre e un bambino di 11 mesi.
La nostra domanda sulla possibilità di relazioni autorevoli diventa allora: che tipo di relazioni autorevoli sono possibili, dove anzitutto sembrano mancare le relazioni? Mancano relazioni di qualità, manca il tempo delle relazioni.
Sorvolo su molti altri esempi e cito due casi di cronaca recenti. Il primo settembre 2011 Ilvo Diamanti pubblica una lettera, volutamente provocatoria e ispirata a quello che sembra essere un senso comune diffuso, invitando i ragazzi a non studiare perché la scuola pubblica non garantisce reddito né lavoro né prestigio sociale, ricordando che tale prestigio non ce l’hanno nemmeno i docenti, bollati come fannulloni da autorità politiche. Se poi il parametro del successo è il guadagno, quale prestigio e autorità possono avere i docenti? Una settimana più tardi, l’8 settembre, sempre su Repubblica, esce un’intervista di Gino Castaldo al rapper Frankie Hi Nrg il quale dice: «Il problema della scuola? Non è pop». Un punto centrale della sua proposta è il seguente: «lo studio finalmente ti svaga, partendo da Platone e arrivando a Lady Gaga».
Questo è un perfetto esempio di quello che Miguel Benasayag e Gérard Schmit, ne L’epoca delle passioni tristi, definiscono ricorso alla «seduzione commerciale»: «Questa società, infatti, oscilla costantemente tra due tentazioni: quella della coercizione e quella della seduzione di tipo commerciale» [op. cit., p. 27]; «Così alcuni insegnanti cercano a volte di ottenere l’attenzione dei loro allievi mediante astuzie e tecniche di seduzione, perché la sola idea di dire “Mi devi ascoltare e rispettare semplicemente perché io sono responsabile di questa relazione” sembra ormai inammissibile» [ibidem]. Così la possibilità di relazioni autorevoli si assottiglia stretta nella morsa del ricorso (mascherato) alla coercizione e del ricorso ammiccante alla seduzione commerciale.
Non soltanto i giovani, ma anche gli adulti non hanno più fiducia né riconoscono in modo chiaro l’autorità. Capita che genitori e insegnanti si delegittimo a vicenda: durante gli incontri con insegnanti o genitori, capita che gli insegnanti lamentino l’atteggiamento dei genitori, sostenendo che sono sempre meno disposti a comprendere ed accogliere osservazioni circa eventuali limiti dei loro bambini, cosicché si produce un circolo vizioso nel quale gli insegnanti denunciano l’incompetenza educativa dei genitori ed i genitori manifestano mancanza di fiducia nelle valutazioni degli insegnanti.
Detto tutto questo, che fare? Occorre esercitare l’immaginazione politica e l’immaginazione formativa, anzitutto per prendere consapevolezza, come adulti, di ciò che ci sta accadendo, del fatto che i bambini sentono quando la presenza è assente, del fatto che non esiste autorità se non esistono anzitutto relazioni. Negli ultimi anni, fare percorsi congiunti nelle scuole con i bambini, con i genitori e con gli insegnanti, mi ha permesso di notare quanto sia importante aprire tra loro nuovi canali di comunicazione, facendo emergere le contraddizioni, i conflitti e le ambiguità che generalmente rimangono taciti, inespressi, non visti. Prendere consapevolezza non è che un primo passo, non risolutivo, per iniziare a pensare e ad esercitare l’immaginazione e l’impegno necessari all’emergenza di relazioni autorevoli.

Luca Mori è docente all'Università di Pisa

Sintesi dell'intervento tenuto all'Istituto Stensen il 15 ottobre 2011

l'immagine è tratta da: http://guide.supereva.it/documentazione_scolastica_on_line/interventi/2011/01/la-valutazione-degli-insegnanti-da-parte-degli-studenti-consensi-e-perplessita
 

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