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Lavorare di domenica? No, grazie! Cronaca

Svariate centinaia, almeno trecento, i partecipanti all'iniziativa di contestazione della domenica lavorativa che si sono ritrovati oggi verso le 14,30 nello spazio del parcheggio davanti ai Gigli. Una vera e propria kermesse con cartelloni, striscioni, musica, bambini (i lavoratori sono venuti in gran parte con le loro famiglie),per dire no al lavoro domenicale. Insieme, anche altri lavoratori appartenenti ad altre realtà aziendali, come ad esempio i metalmeccanici.
Ma il punto è sempre quello: domenica non si lavora. "Il problema del lavoro domenicale – commenta Lara, una giovane lavoratrice raggiunta telefonicamente – è quello di essere costretti all'assenza dalla famiglia nell'unico giorno in cui sarebbe possibile ricostiruire, seppure per qualche ora, il nucleo famigliare nella sua interezza, con la compresenza dei genitori insiem ai figli. Non solo: l'assenza sistematica nei festivi comporta anche la "perdita" di tutte quelle occasioni in cui in realtà cresce e si consolida la memoria famigliare, lo stare insieme diviene oltre a piacere, anche motivazione". Per farla breve, questi lavoratori, sia che appartengano alla grande distribuzione (in cui la tematica non è nuova, come anticipato da Stamp lo scorso inverno, quando nel mirino si trovarono le commesse della Rinascente) sia che si tratti di lavoratori dell'industria o di altri tipi di produzione, urlano il loro no al lavoro domenicale. Che ne fa degli "sradicati" in famiglia.

Non solo. Il problema del lavoro domenicale è anche la "distonia" che si registra nei confronti dell'intero corpo sociale. Tante iniziative, interessi, soprattutto che riguardano attività di gruppo, sono proibite dal lavoro festivo. "Anche perchè – conclude il ragionamento la nostra giovane interlocutrice –  il problema si pone quando il lavoro domenicale, o festivo non è una tantum, o qualche volta, ma diventa la regola. E' allora che saltano tutti quei riti sociali che mantengono coesa la famiglia da un lato, ma anche la società dall'altro".

Intanto, è un continuo entrare-uscire da parte dei manifestanti, che si apprestano a portare all'interno del centro commerciale carrelli della spesa e cartelloni. "La Domenica non si lavora" uno dei cartelli che troneggia davanti a tutti, riecheggia in modo inquietante vecchie rivendicazioni operaie di cui sembrava ormai scontata l'acquisizione. A dar man forte ai lavoratori e alle famiglie, Sel  al gran completo, con Tommaso Grassi, consigliere comunale, il segretario provinciale Lorenzo Falchi e Maurizio De Santis, segretario regionale. Presenti anche i Giovani Comunisti, oltre naturalmente le associazioni che hanno organizzato la manifestazione, TILT el’Assemblea Libertà E' Partecipazione (che insieme ai lavoratori e alle loro famiglie sono riuniti nel gruppo di Facebook, Domenica No Grazie!).

"Sono sempre di più i casi in cui famiglie si ritrovano a vivere parallele in cui colei o colui che lavora in un centro commerciale o una catena di negozi che rimane aperta ogni domenica e per le festività durante l'intero anno ha davvero poche occasioni di vivere nel proprio contesto familiare e sociale e tutto diventa più grave e negativo se si tratta di giovani famiglie con figli piccoli – commentano gli esponenti di Sel –  si è tolta ogni garanzia al lavoro dipendente e si è dato il via libera ad una guerra tra poveri in cui pur di mantenere il proprio posto di lavoro si è disposti a ridurre e sacrificare la propria vita personale, sicuri che se si rinuncia ben presto si sarebbe sostituiti da qualcun'altro che pur di portare a casa uno stipendio decide di accettare condizioni peggiori: è il momento che tutto questo meccanismo venga bloccato e si possa ritornare a parlare di veri diritti nel lavoro, di condizioni occupazionali accettabili e di serie garanzie salariali".
Infine, per quanta i benefici che la liberalizzazione degli orari doveva portare, il conto lo fa Tommaso Grassi. "nuove assunzioni? Neanche l'ombra? Guadagni accresciuti per i lavoratori? Poche decine di euro al mese, a fronte della perdita della propria vita famigliare. Guadagni per le aziende? Spesso, addirittura, causa lorario più lungo, addirittura una spesa in più invece di un guadagno. E allora?". Gli slogan gridati a gran voce coprono le parole. "Domenica? No, grazie!".

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