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Lavoratori dei magazzini Zara, raggiunto l’accordo per il ripristino della legalità Breaking news, Cronaca

Firenze – Incontro e accordo, ieri, per una storia di lavoro che vede coinvolti una cinquantina di operai della logistica, facchini e similari, del magazzino logistico di Reggello che serve il gruppo Zara su servizio di Dhl. Gli operai sono della cooperativa Modaitalia Malang Logistic. Il magazzino di Reggello si occupa del carico e scarico di merci dei negozi di Zara di Firenze e Bologna. Un lavoro svolto al di là, secondo quanto raccontano operai e loro rappresentanti sindacali di S.i. Cobas “di qualsiasi legalità”. Un’attività che per alcuni dura da otto anni e oltre, e che si risolveva in contratti a tempo determinato, con accordi  sulla carta che non rispettavano “esattamente” ciò che succedeva in concreto (nel frattempo, sono “cambiate” ben 17 cooperative); o addirittura, come raccontano operai e sindacalisti, senza che si riuscisse a rintracciare i contratti stessi. A cominciare dalle modalità di pagamento, fino alle ore di attività in cui erano impiegati, che, come raccontano alcuni facchini presenti oggi all’incontro fra rappresentanti aziendali, rappresentanti dei lavoratori e sindacalisti Si Cobas cui i lavoratori stessi si sono rivolti, potevano variare da due ore a 18 nell’arco della giornata, fino anche a 36, come denuncia un operaio. La paga oraria, 6,50 euro. Impegno, 7 giorni su 7. Nessuna regola per quanto riguarda le modalità di chiamata, osservanza di riposi o festività. Senza parlare di Tfr o malattia. Insomma, una vera e propria “free land” del lavoro, che oggi, in un incontro molto lungo e con un confronto serrato, ha visto la firma di un accordo che dovrebbe ripristinare, “da domani”, la legalità per tutti. Tutti, ovvero i circa 50 operai del magazzino di Reggello, tutti di nazionalità pakistana, e per la maggior parte richiedenti asilo. 

Il meccanismo è lo stesso osservato in altri casi simili: vale a dire, con un sistema di appalti e subappalti, il servizio viene fornito all’appaltante attraverso vari passaggi che consentono un inquinamento spesso impossibile da decifrare dei rapporti di lavoro. Inoltre, si rilevano anche altre commistioni, come ad esempio la “strana” pratica, denunciata da più lavoratori, di “restituire” in denaro liquido parte delle somme consegnate in busta paga. Quando di buste paga si può parlare, beninteso. “Si tratta di un sistema in cui è tutto illegale – spiega Luca Toscano, S.i. Cobas – con questo accordo ristabiliamo la dignità di questi lavoratori”. Il nuovo contratto che verrà fatto, infatti, è, come assicura l’avvocato Marina Prosperi, che difende i lavoratori, quello previsto dalla legge per il settore della logistica e a tempo indeterminato. Infine, per quanto attiene alle cifre “restituite”, lo stesso avvocato commenta: “Per quanto ci riguarda, l’unico scopo che ci interessa ora è che l’accordo venga rispettato. Quanto al resto, non abbiamo ragionevoli motivi per ritenere che quanto raccontato da diversi lavoratori non corrisponda a verità”. 

I punti fondamentali dell’accordo sono: per tutti, applicazione del contratto nazionale della logistica, trasporti e merci. Per chi lavora da più tempo, inquadramento nel livello 5 del contratto; per gli altri, con un minore “trascorso” lavorativo, 18 mesi di lavoro nel livello “6s”, che come dice l’avvocato Prosperi, è l’inquadramento corrispondente a livello legale del loro status, più, dopo 18 mesi, scatto al livello 5. Previsto anche un risarcimento economico, i cui importi, come spiega Prosperi, “sono tutelati da riservatezza”. Quanto all’osservanza dell’accordo da parte delle società coinvolte, ModaItalia con cui il rapporto di lavoro era diretto in particolare, “terremo alto il controllo”, conclude Prosperi.

 

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