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Lavoratrici incatenate sotto la Regione: “Troppo vecchie per la Piaggio” Breaking news, Foto del giorno

Firenze – Un blitz, quello della disperazione. Perché quello che vivono sulla loro pelle, questi lavoratori in maggioranza donne fra i 50 e i 60 anni, è difficilmente comunicabile. Al di là del pur pesante problema economico, della precarietà dell’esistenza cui molte di loro sono condannate, proprio in quell’età in cui, pur essendo ancora abili al lavoro, diventi “vintage” e le imprese non ti assumono più, il problema più devastante è quello di essersi sentiti scaricate “come scarpe vecchie”. E proprio da qualcuno su cui avevano rispoto fiducia. Per quanto? Alcune, almeno 10 anni. Da chi? Ebbene, questo qualcuno è la Piaggio.

La storia che ci raccontano le circa 40 donne che costituiscono il gruppetto che stamattina ha messo in atto un blitz incatenandosi sotto la presidenza regionale in piazza Duomo a Firenze, (gli uomini sono veramente pochi), è la seguente. Tutte quante si trovano in quella fascia d’età che, come tutti sanno, è la più devastata dalla perdita del lavoro: troppo giovane per la pensione, troppo vecchie per lavorare. Tutte loro sono state assunte, circa una quindicina di anni fa, verso il 2005, come CT, ovvero, nel linguaggio della fabbrica, “contratti a tempo”. Con questa formula, secondo quanto spiegano: assunte da marzo fino a settembre, quando ferve l’attività, poi ferme.

Ma quest’anno qualcosa non va, come spiega Alessandra Benvenuti, anche lei lavoratrice della fabbrica di Pontedera, della Rsu – Usb. “Le lavortrici non vengono chiamate, ma in compenso, sempre a contratto a termine, ecco assumere 100 persone, tutte sui vent’anni”. Insomma non manca il lavoro: è che loro, le professioniste che per dieci anni hanno lavorato alla catena di montaggio, ora non servono più.

Tutte loro si sono formate una famiglia, nel frattempo, con figli. “Certo, venti anni fa, quando furono chiamate, avevano meno acciacchi ed erano più libere – dice Benvenuti – erano giovani, fisicamente sane, piene di aspettative”. Aspettative, d’altro canto, che non si erano create da sole; anzi, come spiega una lavoratrice, al termine dell’ultimo contratto di un anno fa, tutto era stato tranquillo e tranquillizzante da parte della Piaggio,  “ci dissero che saremmo rientrate”. Nessuna avvisaglia, tantomeno nessun avviso ed ora nessuna risposta, ai tentativi delle lavoratrici di capire i motivi della svolta.

Ed ecco le aspettative aperte per chi avesse cominciato a lavorare per l’azienda: “Il percorso era – spiega l’ex contrattista, ora rappresentante sindacale – 36 mesi in CT, poi Part time verticale (lavorano 7 mesi, poi cessano e poi riprendono)  e dopo un periodo variabile, che può durare anche 10 anni, si arriva finalmente al contratto a tempo indeterminato completo, ovvero al sospirato, sulla carta, posto fisso”. Su questo percorso c’è anche un accordo integrativo del 2009, scaduto ma ancora valido, firmato da Cgil, Cisl e Uil, sul cui rinnovo “si sta trattando da due anni”. Anche stamattina c’era un incontro a Pisa. Ma per queste lavoratrici qualcosa è cambiato. “Forse perché siamo donne? – chiedono – forse perché siamo vecchie?”.

Intanto, viene anche spiegata l’organizzazione del lavoro in Piaggio. “La fabbrica dicembre e gennaio tiene chiuso – spiega Benvenuti – verso gli ultimi di gennaio, cominciamo a lavorare noi, che siamo i dipendenti “fissi”. A febbraio, entrano i Part time Verticali, 7 mesi di lavoro. Fra marzo-aprile, cominciano i CT. La produzione è al massimo fino al 2 ottobre. Scatta poi una settimana di chiusura in occasione della festa del patrono di Pontedera. A novembre si chiude per due settimane, a dicembre, si resta chiusi”. Per ricominciare gli ultimi giorni di gennaio.

“Un territorio che ha dato tanto alla Piaggio non ha avuto niente in cambio – dice ancora la sindacalista – pensiamo solo che negli ultimi 3 anni sono stati persi 300 posti di lavoro. Tutto ciò non ha influenza solo sul lavoro diretto, ma sull’indotto. Meno lavoro e il banco salta per tutti”.

Intanto, stamattina, le lavoratrici e i lavoratori hanno ottenuto un incontro con Ledo Gori, il capogabinetto del presidente Enrico Rossi, oggi a Bruxelles. Dalla Regione assicurano che chiederanno un incontro alla proprietà. Intanto, il consulente del lavoro del governatore  Gianfranco Simoncini, oggi a Roma, raggiunto telefonicamente dai lavoratori, ha detto che verrà fissato un incontro.

 

 

 

 

 

 

 

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