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Lavorazione tabacco, in arrivo nuove regole Economia

Ore di incertezza e preoccupazione per i coltivatori e trasformatori di tabacco per l'arrivo dall'Europa di nuove regole di fabbricazione e distribuzione dei derivati del tabacco (revisione della direttiva 2001/37/CE, detta direttiva Prodotto). L'Italia è infatti il primo esportatore di tabacco in Europa e l'8° al mondo. Masiello, vicepresidente  di Coldiretti, ha detto di "condividere l’obiettivo di salute pubblica per il quale i produttori sono costantemente impegnati", ma le misure proposte "non avrebbero alcun effetto sulla riduzione del numero di fumatori e si tradurrebbero esclusivamente in una perdita di posti di lavoro, nella chiusura di imprese e in un massiccio aumento del traffico illecito dei prodotti del tabacco. In particolare, secondo Coldiretti, il divieto dell’utilizzo degli ingredienti renderebbe "invendibile il tabacco italiano" con il conseguente abbandono della produzione agricola e gravi problemi occupazionali, in un momento peraltro già economicamente difficile".
Secondo Coldiretti in Italia, la varietà Burley sarebbe quella maggiormente colpita dal divieto di utilizzo degli ingredienti; varietà coltivata quasi esclusivamente in Campania con il 93,2% del totale nazionale, in aree caratterizzate da tassi  di disoccupazione molto superiori alla media nazionale.

Per l’approvazione della nuova direttiva, informa la nota della Coldiretti, il commissario europeo Maltese Borg il 30 novembre scorso ha avviato la consultazione inter-servizi sul  testo sviluppato nel corso degli ultimi anni dal commissario Dalli, dimessosi recentemente. Secondo quanto riportato sulla stampa estera, il testo comprenderebbe misure di regolamentazione estreme quali:  apposizione di foto shock enormi, più dell’85% del pacchetto e standardizzazione di tutti i prodotti in un unico formato; la possibilità dei singoli paesi europei di adottare il pacchetto anonimo come in Australia; divieto di utilizzo di ingredienti nella lavorazione del tabacco; divieto di vendita di prodotti innovativi, potenzialmente meno dannosi per i consumatori.

Le multinazionali del tabacco hanno stipulato, negli anni, diversi accordi con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali,  e questo può garantire la sopravvivenza del settore e dell’occupazione. Ma, per Masiello, tutto rischia di essere vanificato nel caso le proposte in discussione dovessero essere approvate. Infatti, precisa Masiello, la maggior parte delle sigarette consumate in Europa appartengono alla categoria cosiddetta “American blend”, una miscela realizzata con varietà di tabacchi che per loro natura necessitano di essere combinate con altri ingredienti naturali. Qualsiasi divieto o restrizione sull’utilizzo di tali ingredienti avrebbe come effetto immediato l’esclusione dal mercato dielle varietà Burley ed Orientali. Nei paesi interessati alla coltivazione, principalmente Italia, Bulgaria e Grecia, queste varietà sono coltivate da piccoli imprenditori e con il coinvolgimento diretto di altri membri della famiglia. Le aziende sono localizzate in aree con poche alternative al tabacco ed altrettante ridotte possibilità di lavoro in altri settori. In questo contesto, oltre ala chiusura dei imprese agricole, si assisterebbe allo smantellamento di interi sistemi socioeconomici sorti in funzione delle esigenze di lavorazione e servizio della pianta del tabacco, come imprese di produzione di macchinari, di attrezzature per la cura e la prima trasformazione.

La filiera tabacco in Italia
In Italia, nel 2010, è stata investita una superficie a tabacco pari a 28.016 ettari. La Campania è la regione maggiormente interessata alla coltivazione con 8.821 ha, seguita dal Veneto (8.585 ha) e dall’Umbria (6.545,3 ha). Anche il processo di prima lavorazione del tabacco grezzo è localizzato principalmente in Italia, dove sono concentrati il 35% degli stabilimenti di raffinazione di tutta l’Unione Europea. Nel periodo 2000-2011 sono stati abbandonati oltre 10mila ettari di superficie agricola coltivata, e hanno cessato l’attività oltre 24.200 produttori (Nomisma, rapporto 2011).
L’intera filiera del tabacco, in Italia, occupa oltre 200.000 addetti, di cui circa 60.000 solo nella sola fase di coltivazione del tabacco. Abbiamo già comunicato la nostra forte preoccupazione al commissario Antonio Tajani, perché possa trasmetterle alla DG Salute, ed al presidente Barroso. Da entrambi, conclude Masiello, ci aspettiamo un fermo intervento per la sopravvivenza e la competitività di questo importantissimo settore in Italia ed in Europa.

Foto www.eticamente.net

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