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Lavoro in Toscana, stime di crescita positive, ma resta precario e volatile Breaking news, Economia

Firenze. Migliorano le stime di crescita della Toscana per il 2017, ma il mercato del lavoro non si risolleva. La precarizzazione è la regola, c’è il pericolo di un utilizzo boom dei nuovi voucher e un rischio sugli ammortizzatori sociali. Il Focus dell’Ires Cgil sull’economia Toscana spenge ogni facile ottimismo.  Eppure dopo anni di crescita segnata da un flebile zero virgola, nel 2017 le stime Ires elaborate sul modello econometrico di Prometeia portano a prevedere una crescita del Pil toscano di un 1% tondo tondo. La ripresa c’è. Ma è lenta, debole, e non riesce a sanare le ferite aperte in questi anni di crisi. “E’ urgente mettere al centro il tema della qualità e della stabilità dell’occupazione” sottolinea Dalida Angelini, segretario generale della Cgil Toscana.

Il tasso di disoccupazione stimato per il 2017 dovrebbe assetarsi sull’8,2%, secondo le stime Ires: in netto miglioramento rispetto agli anni passati, ma ancora ben lontano da quel 4,4% del 2007, anno in cui la crisi non aveva ancora sfiorato la nostra regione. Nei primi sei mesi del 2017 le assunzioni subiscono una forte impennata: +20,6% (pari a 33.300 posizioni). Ma è un incremento nettamente segnato dall’esplosione dei contratti a tempo determinato (+28%), che è la formula con cui vengono assunti ben quattro lavoratori su cinque. La fine degli incentivi previsti dal Jobs act infatti schiaccia gli avviamenti a tempo indeterminato dal 22,9% al 18,1% del totale.

Purtroppo, continua il rapporto Ires, queste trasformazioni del mercato del lavoro portano ad un elevato turn-over dei lavoratori. Aumentano le cessazioni (+16,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e soprattutto dimezza, quasi, il numero di contratti a termine trasformati in contratti stabili (da circa 13mila nel periodo 2015/16 a meno di 7mila quest’anno). Con l’estate inoltre, la Cgil prevede un uso massiccio dei voucher nei bar, alberghi, nelle piccole aziende che stanno attualmente vivendo una stagione d’oro per le presenze turistiche. E dunque creano lavoro, sì, ma ancora in forma precaria e volatile.

Un dato positivo arriva dalla Cassa integrazione, dove le ore utilizzate diminuiscono addirittura del 41% (8,6 milioni di ore in meno), poco meno del dato nazionale (-44%). La riduzione riguarda tutti i comparti industriali, ma non tutti i territori della regione, segno evidente che restano alcune sacche di crisi irrisolte e che la lettura è più complessa di quanto non appaia a prima vista. “C’è un andamento della Cig a macchia di leopardo – dice Mirko Lami della segreteria Cgil –: incrementi e cali repentini in alcune zone dovuti al fatto che stanno esaurendosi gli ammortizzatori: ciò aprirà un enorme problema sociale per quei lavoratori che hanno perso il lavoro e che negli anni non hanno visto alcuna ripresa, ma addirittura la chiusura dell’azienda”.

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