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Occupazione, primo semestre 2011 favorevole, ma si profila una nuova crisi Economia

Non esce male la Toscana dal rapporto presentato dall’Irpet sul proprio mercato del lavoro: sebbene lievissima, sebbene già minata, nel primo semestre del 2011 la ripresa c’è stata. Infatti, secondo i dati Istat, si arresta il calo degli attivi, che anzi mostrano nel confronto fra i primi tre trimestri del 2011 e 2010 un profilo crescente; aumentano (sempre su base tendenziale) gli occupati (+23 mila circa); flettono  infine i disoccupati (-5 mila unità). In recupero  anche l’occupazione industriale in senso stretto (+2,3%), dopo il pesante calo dei mesi scorsi.
Di fatto, nella prima parte del 2011 si è assistito alla creazione di quasi 30 mila posizioni in più rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti: è il risultato del saldo fra avviamenti e cessazioni nel lavoro dipendente, che è possibile osservare dalla lettura delle comunicazioni obbligatorie inviate dalle imprese ai centri per l’impiego.
C’è dunque da stare allegri? Per niente.

Intanto, la lievissima ripresa del primo semestre del 2011 sembra già essere ghiacciata dai venti della crisi, trainata com’è sia dalle componenti meno strutturali della forza lavoro (donne occupate prevalentemente in mansioni poco qualificate e stranieri, mentre continua a diminuire l’occupazione autoctona) sia dalle posizioni di lavoro a tempo parziale, specie involontario.
D’altro canto, il rischio di un nuovo (dopo il leggero miglioramento a livello economico generale del primo semestre 2011) calo che imboccherebbe la via della recessione non è da sottovalutare.

Del resto, diversi elementi sottolineano la fragilità della performance toscana.

La crisi colpisce pesantemente i giovani – Si conferma in Toscana la connotazione fortemente generazionale di questa crisi: per gli under 25, nel 2009 e nel 2010 si perdono oltre 18mila posti di lavoro con un tasso di variazione occupazionale negativo che si spinge oltre al 10%; nella fascia fra i 25 e i 34 anni, la perdita è di 34mila unità fra il 2008 e il 2010. Variazione negativa che rallenta nel primo semsetre del 2011, pur rimanendo significativa: -2,5% per la fascia dai 25 ai 34 anni, -5,8% per gli under 25.
Se confrontato con la media europea, il tasso di occupazione della fascia che si colloca fra i 15 e I 24 anni, già inferiore ai livelli medi europei (37%), si è ulteriormente ridotto arrivando al 21,3% nel primo semestre 2011, mentre risulta in crescita il tasso di disoccupazione, che si colloca al 25,3%, 10 punti sopra il livello osservato fino a 3 anni fa.
In progressione il fenomeno dei Neet ((not in education or training or in employment), che, nella fascia fra i 15 e i 29 anni, pesano per il 16%, nel primo semestre del 2011.

Lavoro femminile – Un quadro per certi versi pieno di sorprese riguarda le donne. Infatti,
mentre nel 2009, le perdite occupazionali sono state maggiori  per le donne (-0,6%) che per gli uomini (-0,4%), l’anno successivo, allo dispiegarsi degli effetti della crisi, è stata la parte maschile dell’occupazione a rivelarsi più vulnerabile, con una riduzione occupazionale del -1,1%.
E, se nel primo semestre 2011 entrambi I generi presentano variazioni tendenziali positive, sono le donne a presentare un miglioramnento più deciso: +1,1% rispetto al + 0,6% degli uomini.
Anche del punto di vista della disoccupazione si registra una diminuzione più significativa per le donne relativa al numero di persone in cerca di un’occupazione (-12,5%) rispetto alla variazione totale (-6,7%).

Lavoro atipico – sono i contratti atipici a segnare, rispettivamente, con la loro drastica diminuzione l’inasprirsi della crisi, con il loro aumento la dinamica più favorevole del lavoro. Sembra un paradosso, ma in realtà questi contratti, con le lorocaratteristiche di flessibilità, servono come credibili cartine di tornasole: in buona sostanza, i lavoratori atipici sono i primi a essere lasciati a casa in caso di difficoltà dell’azienda, e i primi a essere “riassunti” in congiuntura favorevole. A tale dinamica non si sottraggono i dati toscani, (la fetta “atipica” degli occupati è pari all’11%) che vedono una riduzione nel 2009, e una tendenziale riespansione fra metà del 2010 e il 2011.
Per quanto riguarda gli uomini, oggi le forme di lavoro temporaneo riguardano quasi il 9,8% dei contratti.

Lavoro autonomo – Controtendenza toscana rispetto alle altre regioni del centro-nord: il lavoro autonomo rimane sostanzialmente stabile di fronte alle dinamiche della crisi. Dal 2004 il dato non segnala variazioni di rilievo, anche nel corso dell’inasprimento della crisi, nel 2009: infatti,questa non ha mostrato segni di ridimensionamento nemmeno durante il periodo più forte della crisi +1,29 nel 2009, -2,12% nel 2010, +0,63% nel primo semestre 2011. Ricordando che le posizioni di lavoro indipendente includono un insieme di attività eterogenee, che storicamente spaziano dall’artigianato, al commercio, alla libera professione, cui negli ultimi anni si sono aggiunte varie tipologie di lavoro parasubordinato.
Mentre nel 2010 tutte le forme di lavoro autonomo registrano una certa contrazione,  nel primo semestre 2011, al contrario, si osserva una ripresa della maggior parte delle altre tipologie di lavoro indipendente, in primo luogo dei collaboratori (+13,9%) che, insieme ai lavoratori in proprio (+3,4%) e ai liberi professionisti (+1,2%), contribuiscono ad una debole ripresa del lavoro autonomo (+0,6%).

Lavoro inutilizzato – La caduta della partecipazione al lavoro è un altro degli elementi costitutivi di questa crisi: in aumento è infatti la componente degli inattivi (+3% nel 2010 e + 0,9% nel primo semestre 2011), in particolare la cosiddetta “area grigia”, composta da persone più vicine al mercato del lavoro, non disponibili a lavorare entro 2 settimane e/o non attivamente in cerca di impiego (+13%).
Complessivamente il tasso di disoccupazione ufficiale si colloca al 6,3%, ma tenendo in considerazione anche la disoccupazione autopercepita e quella che include i lavoratori in cassa integrazione e quelli scoraggiati si raggiunge quasi il 10%. Livelli inferiori alla media nazionale, ma sempre preoccupanti.

Infine, le previsioni sull’andamento dell’economia italiana che stanno peggiorando, passando da una caduta del Pil dello 0,6% indicata dall’Ocse nel dicembre scorso a cadute attorno al 2% degli attuali scenari di previsione,  per la Toscana potrebbero comportare un peggioramento già dal 2012 sia dell’ occupazione (-4 mila) che della disoccupazione (+8 mila), come prefigurato anche dalla dinamica degli avviamenti, che, a partire da luglio scorso, mostra segnali preoccupanti di arretramento. 
 

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