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Le ACLI Toscane chiedono un voto responsabile Dibattito politico

Le Acli Toscane con riferimento alle elezioni del prossimo 24 e 25 febbraio ritengono molto importanti la partecipazione al voto e la riscoperta di un protagonismo civico contro i rischi dell’astensione e delle derive populiste.  Come ha rilevato il Presidente nazionale delle Acli, Gianni Bottalico, occorre un voto responsabile che renda possibile una “una svolta riformatrice ed una futura alleanza di governo tra quelle forze che collocano il futuro del Paese in una chiara prospettiva europea”. Tra i temi da sottoporre all’attenzione delle forze politiche, le Acli toscane sottolineano la necessità di un’etica pubblica condivisa che restituisca alle istituzioni ed alle persone che le rappresentano la necessaria credibilità. Quindi non è più rinviabile la riforma della legge elettorale, se si vuole aprire una fase successiva a quella della seconda repubblica, e si deve procedere alla riforma della macchina amministrativa dello stato e ad un riordino delle autonomie locali.

Altrettanto importante un piano straordinario per il lavoro che vede dalla stessa parte lavoratori, imprese, famiglie e settore pubblico nei confronti dello strapotere della finanza speculativa e che faccia leva su un progetto di reindustrializzazione del Paese. Altrettanto importante il welfare che deve essere considerato non oggetto di tagli, come troppo spesso avviene, ma un investimento per la ripresa.

E, in questa ottica – rilevano le Acli toscane – l'orizzonte in cui si colloca il ruolo della famiglia nella società poggia sul riconoscimento della dignità personale dell’uomo e della donna e del loro reciproco rapporto di comunione d’amore e di vita. La famiglia necessita di un sistema di servizi sociali volti innanzitutto a riconoscerne e valorizzarne il ruolo sociale di cura verso i suoi componenti minori, anziani, malati o disabili, a favorire la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro.

Le Acli toscane, ritengono, infine, che la ripresa passi per una diminuzione della pressione fiscale sulle famiglie, sulle imprese e sulle prime case. Le risorse necessarie devono essere reperite attraverso un’imposta sui grandi patrimoni, ma anche con la razionalizzazione della macchina pubblica, non come il tanto annunciato riordino delle province poi finito nel nulla, ma con provvedimenti concreti e incisivi in modo che il taglio di spese ridondanti e di apparati ipertrofici possa dare più mezzi a settori importantissimi come la sanità, la disabilità, la scuola, la ricerca.

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