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Energia elettrica, bollette più care d’Europa Cronaca

Il workshop “Le reti che fanno crescere l’Italia”, organizzato dalla Fondazione Italianieuropei e dall’Associazione Romano Viviani, si è concluso sabato 12 novembre a San Casciano (Firenze) dopo tre giorni di dibattito sui temi dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni. Intervenendo ad uno degli appuntamenti del workshop, Alessandro Clerici, responsabile della task force "Efficienza Energetica" di Confindustria e presidente del gruppo di lavoro internazionale del World Energy Council, ha fatto il punto sui motivi per i quali le bollette italiane per l’energia elettrica sono le più care in Europa. «In Italia – ha ricordato Clerici – i clienti finali pagano una bolletta dell'energia elettrica ben superiore a quelle delle altre nazioni dell'Europa dei 27. Chiaramente tali differenze sono diverse per le varie tipologie di clienti in funzione anche dei loro consumi e delle modalità dei loro prelievi durante la giornata, come le ore di punta con prezzi più cari od ore non di punta e notturne dove il prezzo è inferiore». Ma, ha continuato, se prendiamo in considerazione la spesa italiana per l’energia elettrica, emerge «che è mediamente superiore di un 25% rispetto ai valori in Francia, Germania e Nord Europa e di oltre il 30 % rispetto alla Spagna». Le bollette italiane dell’energia elettrica, in sostanza, sono le più care d’Europa e, questo, non soltanto facendo riferimento ai privati, ma anche considerando le industrie: «quelle collegate in alta tensione – ha proseguito Clerici – pagano mediamente 0.1 euro al kWh, quelle in media tensione circa 0.13 euro al kWh e quelle in bassa tensione circa 0.16 euro, non considerando l'Iva, che d'altra parte è una partita di giro. I clienti domestici pagano circa 0.25 euro al kWh, Iva inclusa, che nella quasi totalità non possono scaricare». Il presidente del World Energy Council ha quindi dichiarato: «Produciamo infatti circa il 55% di energia elettrica da gas, il 10% da petrolio e solo il 16% da carbone, che risulta, con il nucleare, la fonte più economica per la produzione di elettricità, in assenza di eventuali alte penalizzazioni per le emissioni di CO2. Il resto dell'Europa ha come media una produzione del 30% da carbone e del 30% da nucleare, la Francia, addirittura, ha il 78% da nucleare». La differenza fra le bollette italiane e quelle europee, insomma, è giustificata dal fatto che in Italia si usa un mix di materie prime per produrre energia che le altre nazioni comunitarie non sono costrette ad utilizzare. Oltre a questo, pesano sulle bollette italiane i cosiddetti “balzelli” che vengono scaricati sulla bolletta (l'ultima quota del CIP6, l’uscita dal nucleare, i costi per le rinnovabili). «Occorre, inoltre, notare – ha aggiunto Clerici – che a tali balzelli addizionali stanno aggiungendosi gli incentivi per le rinnovabili elettriche che sono "esplose" per gli elevati valori degli incentivi stessi, che in 2 – 3 anni raggiungeranno i 10 miliardi di euro all'anno: il 70% per il fotovoltaico ed il resto per eolico e biomasse. Per i clienti che non sono esentati dall'applicazione di tali incentivi, come gli autoproduttori e le industrie energy intensive, corrispondono a 0.04 euro al kWh». La soluzione ad una simile situazione, ha spiegato Clerici, potrebbe essere quella di progettare una politica energetica capace non solo di rilanciare le rinnovabili elettriche (fotovoltaico ed eloico), ma anche di puntare sulle rinnovabili termiche. «Vale la pena di notare – ha concluso – che purtroppo le rinnovabili "aleatorie" come il fotovoltaico e l'eolico, causano ulteriori oneri alla bolletta elettrica dovuta alla capacità di riserva di centrali convenzionali programmabili che devono essere pagate per funzionare in modo non efficiente per supplire a mancanza di sole e vento ed alle loro variazioni non ben prevedibili. Lo stesso vale per possibili impianti di accumulo a batterie».

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