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Le difficoltà produttive dell’Italia nell’Europa dell’euro Opinion leader

Questo rende impossibile “l’aggiustamento automatico attraverso il valore della moneta”. Senza scorciatoie monetarie, “la soluzione passa per la creazione di posti di lavoro per i giovani….attraverso l’apertura di nuove aziende.. ……soprattutto in Italia e Spagna”.
La moneta unica infatti non consente di riequilibrare le differenze di crescita di produttività, tra nord e sud dell’Europa, con  interventi di politica monetaria. Interventi che l’Italia non raramente  ha impiegato nei decenni della seconda metà del ‘900.
In questo nuovo contesto, caratterizzato dalla moneta unica europea, ma anche dal mercato ormai globalizzato, per l’Italia si sono sviluppate delle dinamiche non positive. “S’importano prodotti, ma non investimenti”.

Le aziende straniere si preoccupano per la “temuta burocrazia”. Non investono in Italia per la struttura burocratica pubblica incapace di dare risposte in tempi adeguati e per i tempi e l’efficacia della giustizia. La stessa certezza del diritto si manifesta problematica  in questo paese. Il sindacato deve farsi carico d’anticipare i tempi della politica e della burocrazia e non invece ritardali. Il. problema “dell’articolo 18” va affrontato in funzione della realtà attuale che non è più quella degli anni ’70.
L’on. Ichino, a Firenze il 17 maggio scorso, indicava che nel 2011 nel Veneto erano in atto 640 mila contratti di lavoro dei quali 145 mila a tempo indeterminato. Nell’anno si sono registrati 65 mila licenziamenti, mentre 45 mila posti di lavoro sono restati scoperti per mancanza di personale adeguato sul piano professionale . In una cittadina della Regione si registrava la presenza di 350 lavoratori in cassa integrazione da 7 anni. Il 32% dei  giovani  della regione sono restati disoccupati.
Come si potevano e si possono collegare i giovani disoccupati, ai 45 mila posti di lavoro restati senza copertura? Un fattore di fondo è la coerenza della formazione professionale con le esigenze effettive delle aziende del territorio. In Italia, in generale,  il tasso di coerenza non viene misurato. Quando viene misurato  è inferiore al 50%. delle esigenze effettive. La formazione professionale pubblica  “gira intorno” agli interessi/conoscenze dei formatori e non  in funzione delle esigenze effettive del tessuto economico territoriale.

Anche il fondo sociale europeo non viene gestito in Italia in modo adeguato. Il nostro paese è nei fatti chiuso agli investimenti dall’estero. La sua crescita ed il suo benessere, invece, sono legati alla capacità di attrarre gli investimenti stranieri come accadde negli anni ‘60 e ’70 dello scorso secolo. A questo scopo, però, è necessario rivedere la legislazione  relativa alle attività produttive, formative, sindacali,etc. E’ necessario che la legislazione sia  coerente con le esigenze produttive di questo tempo, che sono “altre”, rispetto a quelle della seconda metà del ‘900

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