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Le installazioni sonore di Fabbrica Europa Cultura

Maurizia Settembri, anima di Fabbrica Europa, ha incaricato Valentina Gensini per le arti visive e Letizia Renzini, star elettronica, per gli aspetti musicali, di ideare e curare un progetto dedicato all'arte elettronica. Anzi, post. Le installazioni più complesse che possiamo vedere appena si entra alla Leopolda sono Les Souliers (Le scarpe) dell’artista  francese Arno Fabre e 80 Prepared DC-Motors Cotton Balls dello svizzero Zimoun. Gensini ci ha spiegato le scelte fatte in questo mondo che lei chiama “molto ibridato” di tanti differenti artisti, “il cui medium caratterizzante è quello elettronico che riacquisisce un legame con le avanguardie storiche come Futurismo e Dada, recuperando l’aspetto artigianale dell’opera”. Fabre ha montato su bracci mobili 30 paia di scarpe da donna, uomo e bambino e ci ha raccontato che questa deliziosa installazione sonora – dove ogni paio di scarpe si muove con una sua spiccata personalità – gli è stata appunto ispirata dal rumore sentito ogni giorno fuori dal suo studio: “un rumore di passi da cui si poteva immaginare anche il suolo, il tipo di scarpa e il modo di camminare di chi le indossava”. Per la Leopolda Arno ha composto una marcia militare per dare un movimento a tutte le scarpe insieme. Continuando a inoltrarci nella Leopolda, ecco che troviamo un muro di scatoloni di cartone che hanno tutti una pallina bianca che – attaccata a una bacchetta – ruota, vibra e sbatte, come un metronomo impazzito. Allo scopo di far esperire allo spettatore “la dimensione fisica e vibratile del suono”. La Leopolda per chi la conosce, ha il fascino e al contempo l’inquietante oscurità del ventre di una balena, e dentro ci si trova di tutto e di più: in fondo, dove si apre Alcatraz, si trovano altre installazioni, ancora artisti stranieri. Come l’olandese Van der Meijs di cui già in città si parla per la grande, curiosa installazione, composta da tre grossi strumenti simili a chitarre indiane, alle cui estremità crescono piante di cetriolo, le quali muterebbero il suono, premendo su un filo meccanico. Si legge che l’artista con questo lavoro condannerebbe la trasformazione da area agricola a  industriale, di un quartiere a nord di Amsterdam.  Molto attraenti ed eleganti le rosee pagine del Financial Times, rielaborate da Stromberg con tagli e tracce pittoriche. L’obsolescenza del mercato finanziario? La crisi del sistema economico? Comunque da vedere. Fino al 13 maggio.

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