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Le interviste di Stamp: a colloquio con Mauro Boselli, parlando di Tex Cultura

Firenze – Autore, sceneggiatore di successo, Mauro Boselli è da più di trent’anni nel campo dei fumetti. Ha realizzato “fumetti in TV” (la serie “Tex & Company”, prodotta con Ferruccio Alessandri e Giorgio Bonell). Poi, nel 1984 diviene redattore delle riviste “Pilot” e “Orient Express della Sergio Bonelli Editore e scrive una prima storia di “Tex” con Gianluigi Bonelli, poi la mini-serie “River Bill”, su soggetto di Guido Nolitta.

E’ del 1991 il suo primo episodio di “Zagor”, di cui avrà la cura editoriale per oltre dieci anni. Nel 1994, con “Il passato di Carson”, entra tra gli autori di “Tex”. Nel 2000, crea, con Maurizio Colombo, la serie horror “Dampyr”.

Boselli ha finora realizzato più di trentamila pagine di fumetti per la Sergio Bonelli Editore e ha ricevuto svariati premi . Ha scritto il romanzo “Tex Willer. La storia della mia vita”, autobiografia “ufficiale” di Tex, (Mondadori). Dal 2012 è curatore di “Tex”e uno dei più noti sceneggiatori. Lo abbiamo incontrato per parlare del “suo” Tex.

 Qual è stata la prima storia che ha scritto per Tex ?

 “E stata “La minaccia invisibile” in cui ho inventato il personaggio de “Il Maestro”… che sta per tornare, in un racconto disegnato da Maurizio Dotti”.

 A quali storie ti senti più legato?

 “Domanda difficile: la risposta cambierebbe di continuo. È chiaro che mi sento legato a “il Passato di Carson” perché è stata per me una storia “apripista”. Ora come ora, ti direi anche “Gli invincibili”, pure realizzata con il grande Marcello, e ricca di personaggi romantici; “Sulla pista di Fort Apache”, perché è johnfordiana; “Gli Assassini”, mio primo Texone e mia prima storia con Font; “La grande invasione”, perché è una storia che se non avessi scritto io , mi sarebbe piaciuto leggere. Non ne cito di più, per non far torto alle altre”.

 La tua è una narrazione più realistica rispetto a quella “epica” dei buoni-buoni e cattivi-cattivi..

 “C’è da sfatare una falsa impressione: le storie classiche di Tex sono molto più adulte e moderne di quelle dei suoi contemporanei e quasi dimenticati rivali, come il Piccolo Sceriffo, che nessuno legge più, e i mitici Blek e Miki. In Tex le sfumature sono presenti da sempre, i cattivi e le cattive sono sempre stati costruiti in modo interessante e con varie sfaccettature. E Tex ha sempre perdonato i pesci piccoli, preferendo prendersela coni i caporioni e i perfidi capitalisti o i politici corrotti e gli ufficiali arroganti. E pur vero che io alterno storie scritte in modo più salgariano come “La Stirpe dell’Abisso” ad altre come “Charvez il crudele” (che mi fu suggerita dallo stesso Sergio Bonelli) o come Patagonia (idem), molto più realistiche e drammatiche”.

 Le incursioni nel mistery o nel thriller che caratterizzano diverse tue storie si collocano all’interno della matrice bonelliana o sono uno sviluppo nuovo?

 “Come anche tu certamente sai, visto che sei un lettore bonelliano di vecchia data, la sintesi di avventura e di mistero è uno dei marchi di fabbrica della “premiata ditta Bonelli” , essendo stata una caratteristica del suo fondatore Gianluigi Bonelli fin dagli anni ‘30. Tex, per esempio, è famoso nel mondo per la sua commistione tra western e horror, e in tutte le serie classiche bonelliane, come Zagor e Mister No, i voli pindarici nel fantastico non mancano mai. Essendo stato per diversi anni autore e curatore di Zagor, nel mondo di Darkwood mi sono particolarmente sbizzarrito a cercare nuovi spunti misteriosi e sensazionali, visto che, in questo mix di generi, lo Spirito con la Scure sguazza abitualmente con grande naturalezza. In Tex, naturalmente, bisogna usare un diverso e più misurato bilancino: gli elementi fantastici vanno dosati con cura, senza mai oltrepassare il limite dell’ambiguità, tranne che in qualche sfrenato episodio horror con Mefisto e Yama (a proposito, stanno per tornare!). Anche in questo caso sono restato nel solco della tradizione, senza aggiungere nulla di nuovo, ma semmai, attualizzando qualche passaggio e rendendolo più scattante e drammatico per i lettori di oggi”.

 La domanda fatidica: come si fa una sceneggiatura per un fumetto come Tex? Le indicazioni per le immagini sono già dettagliate e quanta autonomia ha il disegnatore?

 “Questa è una domanda tecnica, sarebbe troppo lungo spiegarti per filo e per segno, ma ti basti sapere che nel fumetto, e specialmente da noi alla Bonelli, è l’autore dei testi a decidere, perché, logicamente, la storia viene prima dei disegni: da noi, dunque, lo sceneggiatore, nella coppia dei due autori, è “primus inter pares” e decide non solo intreccio e dialoghi, ma anche regia messa in scena e inquadrature. Al disegnatore resta tuttavia una grande libertà d’interpretazione all’interno di questa “gabbia dorata”.”.

Alcune tue storie hanno una componente evocativa,carica di suggestioni ..penso all’inizio di Colorado Belle che ha un andamento di stile cinematografico, e che è giudicata una delle storie più belle in assoluto dell’intera collezione di Tex. Ma qual è il segreto del successo di questa storia ?

 “Ti ringrazio per i tuoi complimenti a Colorado Belle, una storia a cui, per qualche motivo, sono anch’io affezionato. Sarà forse per l’argomento un po’ “spettrale” o per la figura lievemente eterea e sfuggente della protagonista, che tutti cercano e nessuno trova. L’atmosfera d’indefinito che io e Alfonso Font siamo riusciti a ricreare in alcuni passaggi di questa storia (non in tutti, perché erano anche necessarie dosi di sana e robusta avventura) costituisce forse il motivo del suo fascino”.

 Il personaggio di Tex è cambiato nel tempo, appare più riflessivo, meno spavaldo … è determinato ma non è più impulsivo … segni dell’età?

 “Attenzione a dire che Tex è cambiato, altrimenti ci crocifiggono! Tex era già cambiato con Gianluigi Bonelli e non era più spavaldo e attaccabrighe come nei primi sessanta numeri. Il mio Tex non è dubbioso, non è arrendevole, ma forse è giusto ammettere che è meno arrogante di un certo Tex glbonelliano dell’ultimo periodo. Quel che conta è che abbia sempre il senso del giusto e che non sbagli mai”.

 Anche il figlio Kit è cambiato. .come vedi questo cambiamento?

 “Molti hanno sempre trovato difficile inquadrare la figura di Kit, considerato quasi un doppio in miniatura del padre. Io ho cercato di tirarlo fuori da questa nebbia indistinta in molte storie, tra cui “Morte nella nebbia” (appunto!) “Patagonia”, “Salt River”… Nella mia visione, Kit è in gamba quanto gli altri pards, ma dotato di ardore giovanile che lo rende capace di sbagliare. Pare un ossimoro, ma è fondamentale. Se neppure Kit sbaglia mai come pretenderebbero certi integralisti talebani della cultura texofila, le storie sarebbero noiose assurde e, peggio, sarebbe impossibile scriverle”.

 Dato che Manuela Montoya non era la ragazza adatta a Kit e che con Donna la storia si trascina stancamente, non pensi che potrebbe nascere una relazione con Sara Wyatt… magari Kit è andato a trovarla in carcere… e poi ci sono le amnistie…

 “Mi hai dato un’idea per una futura storia. Ma di sicuro non sarà una relazione fissa. Nei fumetti seriali sono cose da evitare”.

 D’altronde Sarah è uno dei suoi personaggi più “complessi”, ricchi di sfaccettature. In fondo mi è sembrata succube di Jack Curtiss; svolge,invece,con dedizione il suo lavoro di medico con gli indiani Che ne dici?

 “È vero: Sarah è uno di quei personaggi sfaccettati. L’idea di una dottoressa che lavora per gli indiani la terrò presente per una prossima storia”.

 Significativa l’evoluzione di Kit Carson che con la sua ironia rende brillanti i dialoghi ..ma si può pensare ad un’evoluzione anche per il taciturno Tiger?

 “Carson e Tiger sono due personaggi che non hanno bisogno di “essere toccati”. Carson semmai andava riportato al suo antico splendore, togliendogli la patina di “buffo”, che gli era un po’ rimasta appiccicata nell’immaginario dei lettori anni ’80. Credo di aver fatto questo sin dall’inizio con “Il passato di Carson”. Tiger Jack per ora mi sta bene così. Ammetto di considerarlo il più monolitico e il meno duttile dei quattro, ma, già mentre ti sto rispondendo, penso che sarebbe possibile trovare una sfaccettatura inedita anche per lui, che però dovrebbe limitarsi a un’unica, forte storia. Prima poi…”.

 Quanto contribuisce al perdurante successo di Tex il rilievo assunto da personaggi minori ? Cito come esempio una delle tue storie più famose, Sulle strade di Fort Apache – dove lo scout Laredo e Liz Starrett non hanno un ruolo di semplice contorno

 “Credo che Tex sia forte abbastanza come creazione di non averne un assoluto bisogno. Ma, siccome è in edicola da settant’anni, i personaggi minori sevono agli autori per inventarsi nuove storie interessanti. E ai lettori per poter rimanere ancora con il fiato sospeso. Sì, Laredo e Liz in quell’episodio vivono una storia d’amore altrimenti impossibile da raccontare (dato che i quattro pards non ne hanno), ma bisogna stare attenti a non esagerare, perché nessuno deve fare ombra a Tex”.

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