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Le lacrime della Toscana negli occhi del governatore Rossi Cronaca

C'è ancora tensione nell'aria, la si sente con il naso e la si legge negli occhi dei presenti.Un ragazzo che viene da Pisa e si chiama Matar Ndiaye, indossa un giubbotto nero e porta i rasta dei suoi capelli raccolti sulla nuca. Si rivolge ai suoi “fratelli” in francese e cerca di mantenerli calmi. Non si sanno ancora i nomi né dei feriti né, tanto meno, dei deceduti. L'atmosfera si fa surreale. Solo la sua voce riempie il silenzio sotto al campanile di Giotto. Arriva il presidente della Regione Enrico Rossi. Si fa presentare a Matar dagli altri manifestanti e questi annuncia alla folla l'arrivo del Presidente. Applausi. Arriva pure qualche fischio e qualcuno, in questo caso sicuramente italiano, lo saluta col coro «assassino, assassino».
Il Governatore non perde la calma. Vuole parlare anche lui con i senegalesi. Rossi e Matar allora si mettono d'accordo. Il primo esprime le sue parole e il suo cordoglio, mentre il ragazzo senegalese traduce. «Noi siamo vicini a voi» è l'incipit di Rossi. «La Toscana democratica è con voi – prosegue – Non siamo qui in modo occasionale, vogliamo starvi vicini in questo terribile momento. Noi vi sentiamo come fratelli d'Italia e vogliamo stare e discutere con voi, fare le cose assieme a voi». Alla voce del Governatore fa eco quella di Matar. Ma è proprio su queste ultime parole, «fare le cose assieme a voi», che sul viso del Presidente si fa strada una lacrima.
Man a mano il discorso prosegue, il suo occhio si inumidisce sempre più e assume i contorni di un pianto composto. Ma Rossi non mette le mani in faccia né si nasconde dietro a facili pietismi. Ricorda la sua firma in favore della proposta di legge che mira a far diventare cittadini italiani i figli di emigrati nati qui e si fa issare sullo stesso scalino di pietra su cui parla Matar. Si abbracciano. Nuovi fischi per il Governatore dalle ali estreme del corteo. Rossi non si scompone. Il suo pianto sincero, il pianto di un'intera regione, è scomparso dal suo volto.
Poi scende dallo scalino ed esattamente come è arrivato se ne torna verso palazzo Sacrati Strozzi. Arriva l'imam. I fratelli si riuniscono in preghiera. Domani è un altro giorno.

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