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Le Madonne di Masaccio, Masolino e Angelico in dialogo alla Galleria degli Uffizi Breaking news, Cultura

Firenze – In attesa che la maestosa Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, opulenta espressione della ricchezza e del sapere del suo committente, Palla Strozzi, torni nella sua tradizionale collocazione, accanto all’Incoronazione della Vergine di Lorenzo Monaco, l’opera è attualmente e fino al 23 settembre nell’Aula Magliabechiana per la mostra Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento. Le opere che seguono, nella Sala 7 della Galleria degli Uffizi, tornano all’allestimento degli anni Cinquanta dell’allora direttore Roberto Salvini e sulla stessa parete troviamo i nuovi linguaggi del primo  Rinascimento fiorentino di Masaccio e Masolino  insieme alla preziosità delle opere del Gotico internazionale che vide in Gentile da Fabriano il suo massimo esponente.
Così ci troviamo davanti a un interessante confronto fra la Madonna dell’Umiltà di Masolino, la Madonna col Bambino e Sant’Anna di Masaccio e Masolino e la Madonna di Pontassieve di Beato Angelico: ovvero il viraggio verso le novità plastiche e prospettiche nei primi decenni del ‘400. Nella stessa sala è esposta la piccola, deliziosa Madonna del Solletico di Masaccio, anche nota come la Madonna Casini; inoltre L’incoronazione della Vergine e la Tebaide dell’Angelico, insieme ai quattro santi del Polittico Quaratesi di Gentile da Fabriano.

Grazie a questa nuova sistemazione, la sala seguente (sala 8) risulta meno sovraffollata, e guadagnano visibilità opere di Filippo Lippi quali la Predella Barbadori e la famosa “Lippina”, ossia la Madonna col Bambino e angeli, indubbiamente l’opera più iconica dell’artista fiorentino.

Daniela Parenti, curatrice della pittura dal Medioevo al Quattrocento delle Gallerie degli Uffizi ha così   commentato: “La scelta di esporre insieme alle opere di Masaccio, Masolino e del beato Angelico le tavole del polittico eseguito da Gentile da Fabriano per la cappella Quaratesi nella chiesa di San Niccolò oltrarno a Firenze, che recava la data 1425, intende sottolineare l’importanza che il naturalismo e la raffinatissima tecnica pittorica del pittore marchigiano ebbero per lo sviluppo della pittura fiorentina del terzo decennio del Quattrocento e porre in evidenza il coesistere, negli stessi anni, di correnti artistiche così diverse, il Gotico internazionale e gli albori del Rinascimento.”

Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi ha sottolineato: “Il nuovo allestimento migliora la comprensione e il raccoglimento davanti ai singoli dipinti e offre una lettura più strutturata. Esso per giunta riprende per gran parte la sistemazione classica, messa in opera negli anni Cinquanta del Novecento dall’allora direttore Roberto Salvini nelle sale restaurate su progetto di Ignazio Gardella, Giovanni Michelucci e Carlo Scarpa.”

 

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