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Le mostre d’estate consigliate da STAMP Cultura

A quattro anni dalla scomparsa di James Coignard l’Associazione San Cristoforo di Lucca ha deciso di dedicargli un’importante esposizione che si è appena inaugurata: alle sculture in vetro (nella foto) si accompagneranno numerose opere pittoriche e disegni, che completeranno e integreranno il percorso artistico di questo grande pittore, incisore e scultore all’interno della Chiesa di San Cristoforo. James Coignard, che era nato a Tours nel 1925, ha vissuto e lavorato ad Antibes, nelle Alpi Marittime, dove è morto nel 2008. Sin dagli studi iniziali, nel 1948 presso la Scuola di Belle Arti di Nizza, era emerso il suo eclettismo che lo portò ad eccellere sia come pittore sia come scultore. Da sempre affascinato dalle tecniche, dai materiali e dalla loro versatilità espressiva, sperimentò per le sue opere il carborundum (tecnica che prevede l'impiego della polvere di silicio per ottenere delle stampe dagli effetti materici e vellutati), il bronzo e  il vetro. Fino agli anni ’60 la sua ricerca è stata caratterizzata da uno stile espressionista, successivamente il suo percorso lo ha spinto verso l’astrazione. La prima scultura in vetro fu realizzata da James Coignard negli anni '60 presso la Fucina degli Angeli di Murano. Solo in seguito, però, dopo l'incontro con Adriano Berengo, la produzione  iniziò a farsi più organica e sostanziosa. La capacità di catturare la luce, propria del vetro, l’unicità del mondo che vi ruota attorno ed il magico rapporto tra materia, artista e maestro vetraio, hanno segnato in modo determinante la carriera dell’artista francese. Artista sensibile e versatile, nel corso della sua carriera,  ha messo il suo talento anche al servizio di molti poeti. Orario: Lunedì – Domenica  10.00 – 24.00  info@artscristoforolucca.com    www.artscristoforolucca.com

A Palazzo Panichi di Pietrasanta continua per tutto agosto la ricca personale Pro memoria di Gian Marco Montesano, che presenta ironicamente da solo la sua pittura: “Le opere esposte avrebbero dovuto far  parte di una collezione paradossale e improbabile: la mia collezione di Montesano. Pensavo – in anni ormai lontani – di raccogliere qualche esemplare del lavoro che questo artista andava facendo. Sbagliavo, dimenticavo completamente che Montesano sono io. L'ipotesi di "collezionare", cioè di tenere per me tutti quei Montesano, non nasceva affatto da una forma d'amore narcisistico per quel che facevo e faccio, infatti, se non fossi stato io Montesano, cioè l'autore che poteva avere gratuitamente quei lavori, non mi sarebbe mai passato per la testa di comprare un Montesano. Allora perché ? La questione era di natura critica (vale a dire l'esatto contrario dell'infatuazione per me stesso). Volevo poter osservare criticamente, a posteriori, quel che andavo facendo. Sarebbe come dire che intendevo esprimere su di me il giudizio dei posteri. Si tratta probabilmente di una forma paranoica dalla quale sono spontaneamente guarito da qualche anno. Fortunatamente, non essendo mai riuscito, per motivi economici, né a imparare né a mettere da parte l'arte che intendevo conservare ed avendo finalmente capito che non sono, non posso essere io l'occhio critico della Storia che scruta Montesano, ecco che le tracce superstiti di quella che avrebbe dovuto essere la vera, grande riflessione critica su questo artista, si ritrovano del tutto naturalmente sparse tra Mercanti e collezionisti. L'autore, grazie a Dio, non possiede nulla di quel che ha fatto dunque, a suo grande scorno (cioè scornato, senza corna che vuol dire senza potere) non è più in grado di esercitare una qualsivoglia critica oggettiva sul proprio lavoro. Restava, come unica possibilità, il Pro memoria, la raccolta di qualche traccia sufficiente a far capire all'autore il significato critico del suo lavoro. Vale a dire:  chi sono, cosa ho fatto e perché… Oggi, credo di averlo capito, non sono più io l'occhio della Storia che valuta criticamente Montesano, ed è certamente meglio così infatti, a proposito di occhio critico, devo aggiungere che il mio, su questo artista, è sempre stato poco compiacente e più cattivo di quanto Montesano si aspettasse. Questo accade quando l'occhio critico conosce fin troppo bene l'autore…”.

La giovane arte contemporanea italiana al Fortino del Forte dei Marmi. Si apre oggi mercoledì 8 agosto, la mostra Italian Newbrow. Cattive compagnie che restituirà un significativo spaccato della giovane arte nostrana, attraverso 40 tra dipinti, sculture, installazioni di 8 artisti italiani – Silvia Argiolas, Vanni Cuoghi, Paolo De Biasi, Diego Dutto, Massimiliano Pelletti, Michael Rotondi, Giuliano Sale, Giuseppe Veneziano – che si dichiara siano uno spaccato rappresentativo della giovane arte italiana. L’esposizione, curata da Ivan Quaroni, organizzata da Fondazione Club Lombardia con la direzione di Nicoletta Castellaneta e dalla Fondazione Villa Bertelli col patrocinio del Comune di Forte dei Marmi, presenta lo scenario creativo sviluppatosi in seguito alla diffusione di massa di Internet e alla globalizzazione dell’economia che testimonia come sia mutato il contesto culturale in cui si trovano a operare le nuove generazioni di artisti. Tra le opere che già hanno affrontato il pubblico, David’s Renaissance di Giuseppe Veneziano. L’opera si trova da alcune settimane in Piazza Garibaldi di fronte al Fortino. Vernissage in programma alle ore 19 alla presenza degli artisti, del Sindaco di Forte dei Marmi, Umberto Buratti, del curatore Ivan Quaroni, e del Direttore Artistico di Forte012, Enrico Mattei. (PB)

 

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