energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Le Neoavanguardie del secondo Novecento Cultura

Meglio tardi che mai si può proprio ben dire. Firenze s’è desta e ormai trascorsi i fatidici 50 anni, si decide a celebrare  il prolifico Gruppo 70 e quindi la sua derivazione, la Poesia Visiva, due movimenti nati entrambi nel 1963 (come il pluricelebrato Gruppo 63, quello di Eco, Arbasino e compagni, per intendersi), in occasione del Convegno Arte e comunicazione, uno dei molti tenutisi tra il 1962 e il 1965 al Forte Belvedere di Firenze (che, a proposito, riaprità il 24 giugno per la festa del patrono). Ecco perché tra oggi mercoledì  5 – con inizio alle ore 15 – e il 6 giugnodalle ore 9 – si tiene negli spazi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, il convegno di studi “Poesia visiva. Per i cinquant’anni del Gruppo 70”, e una mostra di opere e documenti, promossi dal Dipartimento di Lingue, Letterature e Studi interculturali dell’Università di Firenze, in collaborazione con BNCF, con il patrocinio del Comune di Firenze e il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.  I membri fondatori del Gruppo 70 furono quasi tutti toscani: Giuseppe Chiari (poi confluito in Fluxus) Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti (opera foto 2), a cui si aggiunsero Antonio Bueno, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Sergio Salvi e Silvio Ramat, ed altri, provenienti dal mondo della musica, della letteratura e delle arti visive.  A Lucia Marcucci  (opera foto 1) che partecipa al convegno, abbiamo rivolto alcune domande.
Ci vuoi chiarire cosa è stato il Gruppo 70 e cosa la Poesia visiva? “Il Gruppo 70 è stato un impegno collettivo per il rinnovamento dei canoni tradizionali della comunicazione.Volevamo che i fruitori riflettessero sui mass media in modo critico. Da ciò è scaturita prima la poesia tecnologica (vedi i miei manifesti) poi la Poesia visiva, assemblaggio di parole e immagini tratte dalla pubblicità recuperata e cambiata di segno dai rotocalchi e dal vasto materiale che la contemporaneità metteva a nostra disposizione”.
Cosa si prova ad essere celebrati in casa mezzo secolo dopo, ben consapevoli di rappresentare un movimento già da tempo affermato in Europa? “Appunto, sempre meglio tardi che niente! Firenze è stata  nei secoli molto lenta a recepire i suoi geniali figli facendoli stagionare ben bene e poi celebrandoli, dopo averli magari esiliati, con moltissimo ritardo, aspettando che venissero riconosciuti  e la loro fama rispedita indietro magari, da molti chilometri di distanza”. Voi avete messo a suo tempo in discussione la voce del padrone, il linguaggio del potere televisivo, quello a cui noi abbiamo continuato ad essere asserviti negli ultimi 20 anni, voi avete pescato nella ‘pattumiera di massa’ mettendo in dubbio certezze morfologiche e sintattiche. La vostra critica rivoluzionaria al mondo dei consumi  oggi è finita o è stata ripresa dalle nuove generazioni? Se sì, da chi in particolare e in che maniera?  "La nostra arte rivoluzionaria ha figliato moltissimo non sempre con buoni risultati ma la filiazione, secondo il mio parere, è sempre positiva; non so, però, dare giudizi e nomi". Vuoi racconta un episodio significativo degli anni d’oro dei vostri esordi. “Un momento che ricordo particolarmente  è stato mentre tornavamo in treno da Palermo: eravamo reduci da un convegno del Gruppo 63, Bueno, Pignotti e io progettammo un gesto Dada: una falsa mostra a Pechino nella Cina di Mao! Ci esaltammo e ci divertimmo tantissimo… però dopo questo episodio che si materializzò con un simpatico manifesto, il Gruppo '70 si sciolse: avevamo omesso qualche importante nome…”.

Ai loro esordi i nostri Poeti visivi affermarono a più riprese la loro affinità col movimento Futurista e le parolibere, col Dadaismo berlinese, il Surrealismo e il Lettrismo. Le prime opere prodotte prima sotto l’etichetta di Poesia tecnologica e poi Visiva, sono collage di ritagli di riviste assemblati a frasi in evidenza, con intento dissacratorio, spesso ironico e anche poetico, dove l’estetica passava in secondo piano. L’intenzione era lodevole: trasformare i mass media in mass culture, in un’epoca dove la cultura veniva generalizzata e diffusa principalmente attraverso cinema e tv, la tecnologia di allora. Attraverso immagini di cose, di oggetti del vissuto quotidiano.
Al Convegno che, ripetiamo si tiene oggi presso la Biblioteca Nazionale, partecipano, introdotti dall'assessore Sergio Givone, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci e Emilio Isgrò, le cui testimonianze saranno seguite dalle relazioni di studiosi di storia dell’arte e di letteratura, quali Marcello Carlino, Barbara Cinelli, Lucilla Saccà, Stefania Stefanelli e Giorgio Zanchetti. Una sezione del Convegno è inoltre dedicata agli Archivi dell’area fiorentina che conservano la memoria di questa fervida stagione artistica e culturale, e che hanno collaborato alla realizzazione della Mostra di opere e documenti: Micaela Sambucco (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze), Sonia Puccetti (Archivio Luciano Caruso), Alessandro Miccini (Archivio Eugenio Miccini), Mario Chiari (Archivio Giuseppe Chiari) e Spela Zidar (Collezione Carlo Palli). La mostra di opere e documenti accompagnerà e illustrerà le giornate del Convegno, proseguendo fino al 20 dello stesso mese: un modo per ripercorrere, attraverso documenti privati, antologie, riviste, libri e opere, l’avventura, le idee e i luoghi della neoavanguardia del Gruppo 70.
Comitato scientifico e organizzatore: Maria Carla Papini, Teresa Spignoli, Federico Fastelli. Segreteria: Federico Fastelli, Marco Corsi. Allestimento della mostra: Federico Fastelli, Teresa Spignoli.
Informazioni: Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – Piazza Cavalleggeri, 1 – 055. 2491.9201
e-mail: bnc-fi@beniculturali.it  Orario mostra: lunedì – venerdì 10.00-18.00; sabato 10.00-13.00


 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »