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Naufragio Concordia: le perizie hanno evidenziato problemi alla scatola nera Cronaca

Al Giglio tutto sembra procedere come da programma. Le operazioni sulla Costa Concordia condotte dal consorzio italo-americano formato da Titan Salvage e Micoperi proseguono. La fase preliminare alla rimozione del relitto dovrebbe concludersi entro la fine di luglio e, da allora, dovrebbero iniziare le operazioni di messa in sicurezza della nave adagiata sulle secche della Gabbianara. Dopo di ciò si procederà ad installare sul relitto i cassoni che Costa Crociere ha commissionato a Fincantieri. Si tratta di 30 cassoni in acciaio pesanti, in totale, 11.500 tonnellate che verranno utilizzati per riportare la Concordia in galleggiamento. Grazie a questa commessa, del valore di alcune decine di milioni di euro, non solo Fincantieri potrà risollevarsi dalla crisi, ma i tecnici di Titan e Micoperi potranno raddrizzare il relitto sistemando i cassoni da entrambi i lati della nave e, dopo averli riempiti d’acqua, svuotarli per riportare la Concordia al suo normale assetto di navigazione.
Da Arpat, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, continuano ad arrivare notizie confortanti sul fronte dell'inquinamento ambientale. Le analisi sui campioni di acqua marina prelevata in prossimità della Concordia il 22 giugno hanno fatto registrare ancora una volta livelli di idrocarburi, solventi e tensioattivi nella norma ed altri parametri nelle soglie di rilevabilità analitica. Anche i test di tossicità hanno fatto registrare, per fortuna, ancora esito negativo.
La vera novità arriva, invece, dal fronte delle indagini sulla tragedia del 13 gennaio. Come riportato oggi, 3 luglio, dal "Corriere della Sera", infatti, dagli atti dell'inchiesta condotta dalla Procura di Grosseto si evincerebbe che, secondo i periti incaricati delle valutazioni sul naufragio della Concordia, alcuni sistemi di controllo della nave sarebbero stati in avaria dal 9 gennaio, ossia ben 4 giorni prima del naufragio del Giglio. Da uno scambio di e-mail fra Pierfrancesco Ferro, responsabile del settore tecnico di Costa Crociere, e la ditta incaricata della manutenzione del sistema Vdr, la Fabio Foirucci srl, i periti avrebbero ricavato che la scatola nera della nave non era funzionante e, per questo, avrebbe smesso di registrare quanto stava accadendo a bordo della nave alle 23.26 del 13 gennaio, ossia proprio durante le operazioni di abbandono della nave. La conseguenza del guasto rilevato sul Vdr sarebbe stata, cioè, la perdita di dati utili per la ricostruzione di quanto accaduto quella tragica notte, nella quale ben 32 persone persero la vita. Costa Crociere avrebbe replicato che non esistono norme internazionali che vietano la navigazione in caso di malfunzionamento della scatola nera, ma secondo il codice della navigazione le navi non possono salpare se non hanno tutta la strumentazione perfettamente in funzione. Dai messaggi di posta elettronica acquisiti agli atti dalla Procura di Grosseto risulterebbe che, il 10 gennaio, Costa Crociere si era lamentata con la ditta che eseguiva la manutenzione della scatola nera per i continui problemi all'impianto Vdr, nonché che si era pianificato un intervento tecnico al momento dell'approdo della Concordia nel porto di Savona, che sarebbe dovuto avvenire il 14 gennaio. Purtroppo, però, la corsa della nave da crociera si interruppe la sera precedente a causa del terribile impatto con lo scoglio delle Scole. Il procuratore capo grossetano, Francesco Verusio, ha però spiegato che, malgrado il malfunzionamento della scatola nera, la Procura maremmana ha in mano tutto quanto necessario a portare avanti l’inchiesta.
Dalle analisi condotte dai periti, poi, risulterebbe che la Concordia viaggiava con le porte stagne aperte e con mappe non approvate. Il Codacons aveva già denunciato verso i primi di aprile il malfunzionamento della scatola nera della nave ed a seguito di questa notizia l’associazione dei consumatori ha chiesto alla Procura di Grosseto di effettuare ulteriori verifiche per capire se la morte di quattro passeggeri all’interno di uno degli ascensori della nave sia stata causata da un guasto elettrico al sistema Martec, che avrebbe provocato un completo black-out all’interno della nave, mandando in tilt anche l’ascensore e facendolo precipitare verso la parte già sommersa della Concordia. Anche il fato che le porte stagne della nave da crociera fossero aperte sarebbe grave, dato che le norme di sicurezza impongono che queste rimangano chiuse durante la navigazione. L’ufficiale di plancia Simone Canessa avrebbe però già confermato nella sua deposizione che le porte stagne erano aperte, dato che avrebbe dichiarato di aver chiesto che venissero chiuse circa 40 minuti dopo l’impatto. Purtroppo, però, le porte non riuscirono a chiudersi in quanto i comandi non rispondevano, forse proprio a causa dell’avaria dell’impianto Martec.

Foto: http://www.multimedia.lastampa.it

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