energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Le raffinate metamorfosi di Jan Fabre Opinion leader

Firenze – Mentre al Forte Belvedere si espongono e si ergono  in tutta la loro varietà e imponenza  le opere di Jan Fabre , alla Galleria “Il Ponte” di via di Mezzo Andrea Alibrandi  propone un close up  su alcune opere che hanno fatto parte della mostra  “Knight of Night”, con cui la galleria aveva aperto la stagione espositiva 2015/16.

Appesi  alle pareti bianche dello show room i vari esemplari permettono una visione più ravvicinata  alle opere di Fabre, di raffinata  fattura e perizia e particolarissimi significati. La giovanile passione entomologa dell’artista e le sue osservazioni sulla vita degli insetti .-. scarabei e in generale  coleotteri  .-.  si trasforma, col passare del tempo, in una Weltanschauung  universale riguardo alla vita di tutti  gli esseri viventi  e in particolare di quella dell’artista stesso.  Tutto si trasforma e Jan  stesso vuole entrare in tutte le forme possibili, per vivere tutte le vite possibili. Afferma infatti : Voglio  diventare quello di cui vivo, diventando quello che voglio modificandomi, liberandomi di sensazioni ed emozioni ormai note, cercando un corpo nuovo.

Si crea pertanto modelli  di vita e di ideali come il Cavaliere medievale, nei panni  del Lancillotto di Chretien de  Troyes, indossando le sue armature, prigione e protezione ad un tempo dalle ingiustizie e dalle volgarità del mondo, richiamandosi a un grande ideale di bellezza e purezza. Prima di lui Lucrezio e Ovidio avevano metabolizzato, poeticamente,  il problema della metamorfosi  universale attraverso visioni e  immagini che già dicevano tutto il dicibile, alla maniera classica: elementi,  divinità e personaggi che si mutavano in altri, in vite e sensibilità nuove, spesso nel dolore, come Fabre che forza le sue armature, combatte  contro se stesso, le ricrea,  le distrugge ,ecc.

In modo più modernamente tormentato Fabre riveste le armature dei suoi cavalieri di coleotteri gioiello, per dire che tutto si integra e si  trasforma in una palingenesi totale:  ‘pezzi’ di armature, corazze ,bracciali , gambali . Lo stesso vale per il “Teschio con le chiavi dell’inferno” o il “Teschio con gazza ladra” , rivestiti di scaglie  di coleotteri gioiello, brillanti e fosforei. Nella visione del mondo di Fabre quegli oggetti sono anche  quelle scaglie .

Nella  mostra al Ponte  c’è anche un grande autoritratto fatto a biro Bic: l’artista è quei modestissimi “segni “che girano  su se stessi nelle sue mani,  come ogni altra cosa esistente in cui egli si ‘metamorfa’  completamente, fino a diventare quella cosa.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »