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Le tasse, il finanziamento ai partiti e i sigari di Bersani Opinion leader

Per quanto, poi, egli non si stanchi di ripetere che l’Italia i “compiti a casa” li ha fatti e giri il mondo cercando di convincere i suoi interlocutori a investire nella penisola – ma, al di là della cortese schermaglia diplomatica, tutto inizia e finisce in cortesi chiacchiere – sconfitto dallo spread che se ne infischia del governo tecnico e senza alcuna vera linea di politica economica né di sintonia con il Paese, quello vero e più sofferente, Monti continua tuttavia a mietere tasse su tasse dimostrando di non avere il coraggio che si richiede nell’emergenza né – a volte ci sembra – nemmeno di sapere quale Paese egli stesso abbia l’onore dai guidare.
Oramai lo sappiamo: i compiti a casa li sappiamo fare; forse, tuttavia, non  sono stati fatti tutti se, anche da autorevoli esponenti di Paesi nei quali la corruzione è pratica quotidiana inveterata, ci sentiamo ammannire lezioni sulla nostra mancanza di moralità pubblica. Ora, se le questioni della malversazione praticata in vari partiti è roba loro e della magistratura, la legge che eroga così spropositate cifre di pubblico denaro ai partiti – e per non fare un torto a nessuno anche a quelli che non ci sono più – è una questione che il governo dovrebbe prendere di petto; a maggior ragione nel momento in cui si aziona sul modello tassametro. Tale stato di cose, tuttavia, con quanto di vergognoso – per essere educati – ne consegue non sembra destare preoccupazione e, per essere sinceri e senza venire meno al rispetto verso il capo dello Stato, anche le sue recenti prediche in merito lasciano il tempo che trovano.
Il rischio di nuove tasse, tuttavia, incombe ancora sugli italiani. Il presidente del Consiglio ha tenuto a far sapere che, quando si incontra con Bersani e con Casini, prova fastidio perché entrambi accendono il sigaro e, per di più, “senza chiedere permesso”. E qui sentiamo correre un brivido lungo la schiena poiché non sarà che, vista l’orgiastico andamento della tassazione, al presidente non venga in mente di ripristinare la tassa sul fumo di austriaca memoria? Chi lo sa, ma se l’Europa glielo chiedesse, stiamo pur tranquilli che non ci dovremmo stupire. Se poi tale tassa dovesse applicarsi anche al fumo, senza arrosto peraltro, che riguarda la tanto invocata crescita, allora il governo dovrebbe pagare talmente tanto che i conti diventerebbero addirittura in attivo! 
Paolo Bagnoli

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