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Le tre sfide dell’Europa: dibattito di Testimonianze con Sassoli Opinion leader, Politica

Mercoledì 30 settembre, a partire dalle 17.00, on line, in collegamento sulla piattaforma streamyard, avrà luogo un incontro dal titolo “Le tre sfide dell’Europa – Politica, Economia, Cultura”  organizzato dalla rivista Testimonianze insieme con Europe Direct e con il patrocinio del Comune di Firenze. L’incontro che vedrà la partecipazione del presidente del Parlamento europeo David Sassoli, comincerà con il saluto di Cosimo Guccione (assessore politiche giovanili comune Firenze).

Segue la tavola rotonda con: Guidalberto Bormolini (monaco, «ricostruttori di  pace»), Ilaria Bugetti (consiglio regionale della toscana), Vannino Chiti (già presidente comm. Senato per i rapporti con il parlamento europeo), Wlodek Goldkorn (giornalista e scrittore), Maurizio Landini (segretario generale Cgil), Sara Nocentini (presidente del Centro di ricerca Tempo Reale), Francesco Rutelli (già sindaco di Roma), Nadia Urbinati (Columbia University).  Introducono e coordinano: Piero Meucci (direttore «Stamptoscana») e Severino Saccardi (direttore di «Testimonianze»)

Firenze – La pandemia ha rianimato lo spirito solidale degli europei e il risultato è il Recovery Plan, il più consistente e il più equilibrato programma di aiuti ai paesi colpiti dal Covid -19  mai messo in campo dall’Unione (750 miliardi).  Al piano per la ripresa si aggiungono gli altri strumenti finanziari come Sure e Mes, mirati il primo a affrontare la disoccupazione che nei prossimi mesi, esauritesi le misure di emergenza per il lavoro, darà l’esatta dimensione della crisi provocata dal coronavirus.

I fondi europei sono al centro del dibattito politico (lo si è visto anche nella campagna per le elezioni regionali), ma più importante ancora dell’aspetto finanziario è quello sul futuro dell’Unione. L’ipotesi di compromesso sul nuovo Migration Plan che dovrebbe riformare il vecchio accordo di Dublino ha messo in evidenza ancora una volta i limiti fino ai quali può arrivare la solidarietà fra i 27 paesi membri.

Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen nei giorni scorsi hanno fatto il punto, il primo sullo stato di preparazione della Conferenza sul futuro dell’Europa (CoFe), la seconda, per la prima volta, con orgoglio da premier, ha tenuto una relazione sullo Stato dell’Unione, la prima che sia mai stata presentata da un capo dell’esecutivo comunitario.

Per quanto riguarda la Conferenza ci sono ancora da superare alcuni punti di dissenso sul contenuto fra chi vorrebbe una discussione sulle “cose concrete” che chiedono i cittadini (posizione tedesca) e chi invece desidererebbe una “discussione aperta” che cerchi di portare avanti il processo di integrazione. Alcuni vorrebbero poi una relazione finale nel 2022 (presidenza francese), da presentare al Consiglio europeo e altri (i Paesi del gruppo dei “frugali”) sono  orientati piuttosto a ottenere il ritorno di alcune politiche sotto la competenza nazionale. Non c’è ancora accordo neppure sul metodo di coinvolgere e consultare  i cittadini nei lavori della Conferenza.

“Un’Europa verde e digitale” è l’obiettivo della presidente tedesca della Commissione, sostenuta da Angela Merkel, attuale presidente di turno dell’Ue e dal presidente francese  Emmanuel Macron. Il “Green deal” , cioè un grande sforzo comune per ridurre le emissioni dal 40 al 55% è al centro della politica comunitaria e il Recovery Plan dovrà essere il primo strumento che gli stati dovranno impiegare per questo scopo. Il 37% dei fondi che ciascun paese riceverà dovranno essere impiegati in progetti per l’energia alternativa e l’efficientamento energetico. Così come il 20% dovrà essere destinato per investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle più avanzate tecnologie digitali per ridurre il peso competitivo e la “rapina” dei dati da parte delle grandi Big Tech americane e cinesi .

Che tutti questi temi siano strettamente connessi fra loro e siano tutti insieme sul tavolo della discussione per un’Europa più forte unita e solidale, lo dimostra proprio il dibattito sulla riforma del trattato di Dublino. E’ evidente che risulta tutt’altro che facile trovare l’unanimità su un tema così sensibile come l’accoglienza dei migranti. Tuttavia la reazione “entusiastica” del premier Viktor Orban al piano presentato dalla Commissione dimostra che passi avanti sono possibili.

Per l’Ungheria, infatti, nel complesso della trattativa ci sono contemporaneamente i fondi del Recovery Plan, la richiesta europea all’autocrate di Budapest di rispettare lo stato di diritto e l’accoglienza. Intanto ha accettato di finanziare i rimpatri e di creare hot spot fuori dai confini Ue per i richiedenti asilo, anche se rimane fra quelli che respingono la ricollocazione dei migranti. Vedremo.

C’è anche un terzo importante pilastro della nuova Europa che viene trascurato dai Paesi europei ma che è la base e la premessa per la costruzione della nuova Europa post Brexit. E’ quello per il quale per tanti anni si è battuto Roberto Barzanti, storico presidente della Commissione Cultura del Parlamento europeo.

Una nuova spinta all’integrazione può venire solo nel momento in cui tutti i membri si impegnano ad approfondire la cultura (conoscenze, valori, immaginario, arte etc.) l’uno dell’altro. Federica Mogherini , che è stata Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, parlava di Culture Diplomacy, diplomazia della cultura, come piattaforma per creare un’Europa con una sola voce.

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