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L’edilizia in crisi chiede nuove regole Economia

E’ del maggio di quest’anno un’indagine congiunturale di ANCE e Unioncamere che analizza la realtà toscana del settore costruzioni che conta 635 imprese, la metà delle quali (52,7%) non supera i 10 milioni di euro di fatturato mentre il 93% occupa 10-49 addetti (dati Istat). Questi dati regionali sono sufficienti per comprendere, anche a livello nazionale, la situazione del settore, caratterizzata da una forte contrazione del mercato immobiliare e dalla crisi delle nuove costruzioni in cui si registra la perdita di circa 380.000 posti di lavoro.
In questo quadro critico, l’ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili – ha scelto Firenze per avviare una riflessione sulla necessità di riscrivere le regole per il governo del territorio a settanta anni dalla prima legge urbanistica (1942).
Il convegno “Governo del territorio: riscriviamo le regole” che si è svolto in Palazzo Vecchio, non è stato quindi un momento rituale per discutere sui dati della crisi, quanto una scelta coraggiosa di percorrere la strada della riflessione culturale sul territorio e sulla necessità di riscrivere le regole del suo governo, a partire proprio dalla entrata in vigore della prima legge urbanistica italiana.
La premessa fondamentale del convegno è che lo Stato recuperi centralità nella definizione di strategie politiche condivise di sviluppo delle città, tali da favorire la riduzione del consumo del suolo e la riqualificazione urbana. Principi guida nazionali questi che dovrebbero garantire un coerente indirizzo generale, pur affidando al federalismo regionale un ruolo essenziale di programmazione e operatività.
Unanime è stata la riflessione sul superamento del sistema a macchia di leopardo, come prefigura l’attuale situazione, tramite una nuova legge ”cornice” – come l’ha definita il professor Duccio Maria Traina – che superi la vecchia cultura del dirigismo verticistico dello Stato nazionale e si appropri dei nuovi contenuti culturali che puntano a far crescere la città su se stessa, con interventi di riqualificazione e sostituzione del patrimonio edilizio.
Su questi concetti si è espressa anche l’Assessore regionale Anna Marson che ha esplicitamente rivendicato come in questi anni le leggi regionali siano state capaci di regolare la materia urbanistica, riequilibrando “almeno in parte, rendite individuali, profitti di impresa e benefici collettivi”.
Non si tratta oggi di rinnegare l’esperienza del passato, ma di accettare una sfida per il futuro e intraprendere una vera svolta culturale – come ha sottolineato il vicepresidente ANCE Pierluigi Marani – per riorganizzare il territorio e quindi la vita delle persone: salvare le città – in senso letterale – per salvarne gli abitanti, rispetto al mutare del clima, al dinamismo del sottosuolo, al modo di vita sociale. Se intraprendessimo una svolta culturale del genere apporteremmo anche lavoro, funzionamento e sviluppo del sistema economico.
Questo anche l’indirizzo dell’intervento dell’Assessore Elisabetta Meucci che, in rappresentanza del sindaco Renzi, ha esposto la strategia del Comune di Firenze, tra i primi in Italia ad aver fondato il proprio piano strutturale sul pilastro della cultura dei “metri cubi zero”.
Ha concluso il convegno il presidente dell’ANCE Paolo Buzzetti criticando il patto di stabilità che, con la sola logica del risparmio, rischia di creare al Paese gravi problemi perché impedisce anche ai comuni virtuosi e in pari con il bilancio di spendere denaro, pur disponibile, utile per la sistematizzazione del territorio e la riqualificazione delle città.

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