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Lef ricorda Don Milani a 45 anni dalla morte Opinion leader

Della sua esperienza di parroco “esiliato” ci restano il suo profondo attaccamento alla libertà di pensiero e di parola, unite a un rigore e una caparbietà viscerali che caratterizzavano il suo insegnamento. C'è chi ha voluto leggere in questo suo spirito critico una semplicistica ribellione alle regole. Ma non è così. L'anno scorso, in occasione dei 150 anni dell'Unità Italiana, la nostra casa editrice ha deciso di ripubblicare, con edizione speciale, l'Obbedienza non è più una virtù uscita contemporaneamente a “L'Obbedienza nella chiesa”, trascrizione di una lezione/intervista che don Lorenzo tenne a Barbiana nel 1965 con il giornalista milanese Giorgio Pecorini dell'Europeo come lezione ai suoi ragazzi. La scelta di pubblicare insieme i due testi nasce dal fatto che per Don Lorenzo la libertà personale, come quella di ogni cristiano, non può prescindere da questi due aspetti essenziali e complementari. Obbedienza totale nella Chiesa. Obbedienza decisa e netta anche a costo di grandi sofferenze e rinunce.

Un'obbedienza che non è per il parroco Lorenzo cieca accettazione passiva di ogni imposizione. Per poter cambiare le cose, per “disobbedire” e per essere perfettamente coerenti con se stessi e il proprio ideale è necessario essere i più obbedienti fra gli obbedienti. Fedeltà che però, precisa, avviene “dopo il fatto”, ovvero, solo dopo aver seguito quello che qualcuno chiama Grazia, altri Coscienza. Il Vescovo, per don Lorenzo, è “ispettore dell'ortodossia”, detentore della perfezione della Fede, il cui compito, secondo l'etimologia stessa della parola, è quello di sorvegliare sull'operato dei cristiani e dei suoi parroci nella sua Chiesa e richiamare il fedele solo “dopo” che è avvenuto un fatto ritenuto non in linea con i principi della fede. E' a quel punto che il fedele deve obbedire e riconoscerne l'autorità, per quanto non la condivida. Cosa che peraltro lo stesso Lorenzo sconterà sulla sua pelle.

Scrive don Lorenzo: “Col sistema di distinguere l'obbedienza prima dall'obbedienza dopo si può dare ai giovani preti una lezione di ribellione obbendientissima, perchè colui il quale segue, volta volta, la sua coscienza, con la migliore delle intenzioni, avendo già progettato sinceramente fino in fondo assoluta obbedienza in caso di stangata, è perfettamente obbediente, è perfettamente sottoposto ai vescovi e non blocca il progresso teologico, pastorale, sociale e politico del suo insegnamento”.
La Democrazia politica si gioca per il bene della collettività, sul piano della libertà della persona, che deve guidare con coscienza ogni decisione ed essere richiamata dall'autorità laddove fallisce. Ma la libertà personale, afferma don Lorenzo con forza, deve potersi esprimere, anche e sopratutto attraverso la disobbedienza verso leggi sbagliate, anzi è doverosa. Non si può e non si deve, per il maestro e sacerdote Lorenzo, stare zitti, anzi, è proprio ribellandosi alle ingiustizie che si realizza la più completa fedeltà allo Stato e alla Democrazia stessa: “Tacere non è rispetto. E' dare una spallucciata dopo aver visto degli infelici che non sanno vivere, gente in mare che non sa nuotare. Meglio essere irrispettosi che indifferenti”. L'obbedienza non è più una virtù nei confronti di uno stato che giustifica la guerra moderna che contrasta in maniera gravissima con la luce della coscienza morale.

Questo il ricordo che la casa editrice trasmette quest'anno, a 45 anni dalla sua dolorosa scomparsa.

Per ulteriori approfondimenti:
Documenti del processo di Don Milani, L'obbediena non è più una virtù, Edizione speciale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, Lef, 2011
Don Lorenzo Milani, L'obbedienza nella Chiesa, Lef 2011

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