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Legambiente, Mal’aria in Toscana, si salva solo Grosseto Ambiente, Breaking news, Cronaca

Firenze – Autunno alle porte, ripartenza dopo il lockdown, si ripropone il tema dell’inquinamento atmosferico nelle nostre città. La classifica della “respirabilità” dell’aria nelle città toscane, stilata negli anni 2014-2018 da Legambiente che ha raccolto i dati di 97 città italiane, confrontando le concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm10, Pm2,5) e del biossido di azoto (NO2) con i rispettivi limiti medi annui suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è preoccupante: negli anni presi in considerazione, si salva solo Grosseto, sotto la suffiicienza Pisa e Pistoia, un 4 per Livorno e Massa, insufficienza grave (3) per Firenze, Prato, Arezzo e Lucca, Siena non pervenuta.

Cosa significa, lo spiega Fausto Ferruzza presidente di Legambiente Toscana, che precisa: “Il confronto è fatto con i limiti medi delle concentrazioni annue di polveri sottili (PM10 e PM2,5, oltre al biossido di azoto, NO2) stabiliti dall’Organizzazione pndiale della Sanità, che riguarda solo e puramente i limiti compatibili con la salute umana. Il tetto stabilito dall’OMS prevede 20µg/mc per il Pm10; 10 µg/mc per il Pm2,5; 40 µg/mc per il NO2. Si tratta di valori diversi da quelli stabiliti dalla legislazione europea (limite medio annuo 50 µg/mc per il Pm10, 25 µg/mc per il Pm2,5 e 40 µg/mc per il NO2) e il quadro che emerge dal confronto realizzato da Legambiente è preoccupante: solo il 15% delle città analizzate ha la sufficienza contro l’85% sotto la sufficienza”.

Dunque, in Toscana l’aria che si respira mediamente nei capoluoghi è davvero mal’aria, in quanto i valori sono diversi, spesso ben lontani, da quelli ritenuti dall’OMs necessari per la salute della persone. Inoltre, da recenti studi, sempre più approfonditi, di Enti di ricerca, Agenzie di Protezione per l’Ambiente (ARPA) e della comunità scientifica internazionale, si sta giungendo alla convinzione generale che l’inquinamento atmosferico è dovuto prevalentemente al trasporto su strada (veicoli leggeri e merci su strada).

“Pur sapendo che le prescrizioni previste dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono più severe di quelle sancite dal Decreto Legislativo 155/2010 che applica e declina la Direttiva Europea sulle emissioni in atmosfera, il quadro che emerge dalle statistiche dell’ultimo quinquennio rilevato è anche per la nostra regione mediocre” dichiarano il presidente Fausto Ferruzza e Michele Urbano responsabile del settore Aria di Legambiente Toscana

Un risultato, quello messo nero su bianco da Mal’Aria edizione speciale, che induce Legambiente a spronare Governo e Regioni verso azioni più coraggiose e all’impegno sul fronte delle politiche e delle misure da mettere in campo per avere dei risultati di medio e lungo periodo. Un coraggio che per Legambiente è mancato alle quattro regioni dell’area padana (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto) che, ad esempio, hanno preferito rimandare all’anno nuovo il blocco alla circolazione dei mezzi più vecchi e inquinanti Euro4 che sarebbe dovuto scattare il 1° ottobre nelle città sopra i 30 mila abitanti. Una mancanza di coraggio basata sulla scusa della sicurezza degli spostamenti con i mezzi privati e non pubblici in tempi di Covid, o sulla base della compensazione delle emissioni inquinanti grazie alla strutturazione dello smart working per i dipendenti pubblici.

Infine, lenti d’ingrandimento su due punti particolari, ovvero l’incapacità dele città di mettere in atto misure che possano in qualche modo stoppare la tendenza all’inquinamento atmosferico e la questione auto.

Focus Mal’aria: Tornando ai dati del report Mal’aria edizione straordinaria i giudizi che ne seguono per le 97 città analizzate sono il frutto quindi del “rispetto” o “mancato rispetto” del limite previsto per ciascun parametro (inteso come concentrazione media annuale) rispetto a quanto suggerito dall’OMS per ogni anno analizzato. Tra gli altri dati che emergono: per le polveri sottili la stragrande maggioranza delle città abbia difficoltà a rispettare i valori limite per la salute: infatti per il Pm10 mediamente solo il 20% delle 97 città analizzate nei cinque anni ha avuto una concentrazione media annua inferiore a quanto suggerito dall’OMSpercentuale che scende drasticamente al 6% per il Pm2,5 ovvero le frazioni ancora più fini e maggiormente pericolose per la facilità con le quali possono essere inalate dagli apparati respiratori delle persone. Più elevata la percentuale delle città (86%) che è riuscita a rispettare il limite previsto dall’OMS per il biossido di azoto (NO2). Il non rispetto dei limiti normativi imposti comporta l’apertura da parte dell’Unione europea di procedure di infrazione a carico degli Stati membri con delle conseguenze economiche per gli stessi.

Focus auto: Nel report Legambiente, inoltre, dedica un focus sulle auto come fonte principale di inquinamento in città e ricorda che le emissioni fuorilegge delle auto diesel continuano a causare un aumento della mortalità, come è emerso anche da un recente studio condotto da un consorzio italiano che comprende consulenti (Arianet, modellistica), medici ed epidemiologi (ISDE Italia, Medici per l’Ambiente) e Legambiente, nonché la piattaforma MobileReporter. Lo studio in questione stima per la prima volta in assoluto la quota di inquinamento a Milano imputabile alle emissioni delle auto diesel che superano, nell’uso reale, i limiti fissati nelle prove di laboratorio alla commercializzazione.  Se tutti i veicoli diesel a Milano emettessero non più di quanto previsto dalle norme nell’uso reale, l’inquinamento da NO2 (media annuale) rientrerebbe nei limiti di qualità dell’aria europei (già nel 2018). Quindi per Legambiente si dovrebbero bloccare tutti i veicoli diesel troppo inquinanti, persino gli euro6C venduti sino ad agosto 2019. Lo studio si inquadra nella più ampia iniziativa transfrontaliera sull’inquinamento del traffico urbano Clean Air For Health (https://cleanair4health.eu/), progetto lanciato dall’Associazione europea sulla salute pubblica (EPHA) che coinvolge healthcare partner in diversi Stati Membri.

Cosa fare? “Per aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica, servono misure preventive, efficaci, strutturate e durature. Tutto quello che non sta avvenendo in Italia – attacca Legambiente – per questo torniamo a ribadire l’urgenza di puntare su una mobilità urbana sempre più condivisa e sostenibile, di potenziare lo sharing mobility e raddoppiare i chilometri delle piste ciclabili, un intervento, quest’ultimo, già previsto nei PUMS, i Piani urbani per la mobilità sostenibile, che i Comuni devono mettere in campo al più presto. Legambiente ricorda che la Legge di Bilancio 2019, che ha visto stanziare i primi bonus destinati ai veicoli elettrici (auto e moto), ha permesso di sperimentare la micromobilità elettrica, mentre con la Legge di Bilancio 2020 è stato possibile equiparare i monopattini con la ciclabilità urbana a cui si è aggiunto il bonus mobilità senz’auto. Tutte misure convergenti e allineate che sono proseguite, anche in tempo emergenziale attraverso i “decreti Covid-19”, con la definizione di nuovi percorsi ciclabili urbani, la precedenza per le bici e le cosiddette “stazioni avanzate”.”.

 

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