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Cave, Legambiente: “stop rinnovo automatico concessioni” Ambiente

Legambiente Carrara ha rinnovato al Comune della città apuana una proposta di deliberazione elaborata insieme dall’associazione Co.Di.Ci, sul tema dell’estrazione del marmo e della coltivazione delle cave. Supportata da 253 firme raccolte, che si aggiungono alle circa 300 consegnate il 13 dicembre scorso, Legambiente mette nero su bianco il suo programma per il futuro dei bacini marmiferi: eliminare il rinnovo automatico delle concessioni, calcolare il canone in base al reale valore di mercato del marmo, eliminare la possibilità di accordi tra Comune ed imprenditori per una tariffa unica che inglobi il canone e il contributo regionale (art. 10 sexies del regolamento), rilasciare le concessioni con relativi disciplinari entro sei mesi dalla richiesta, superare la frammentazione delle concessioni e istituire la tracciabilità, fisica e contabile, di ogni blocco.

In attesa di una replica dal mondo degli industriali del marmo, Legambiente annuncia così “di aver superato il doppio delle 250 firme” richieste dallo Statuto del comune di Carrara per presentare al Consiglio comunale la proposta di deliberazione di un nuovo Regolamento degli Agri marmiferi.

Sul fronte economico-territoriale e imprenditoriale, la proposta di Legambiente si dà l’obiettivo di istituire un osservatorio dei prezzi sul marmo e di contrastare la tendenza a “ridurre le cave al ruolo di distretto minerario”, favorendo la lavorazione nel comprensorio, tallone d’Achille dell’area carrarese dopo le dismissioni degli anni Ottanta.

Il testo della propopsta di Legambiente Carrara
Oggetto:  proposta di deliberazione prevista nello Statuto e nel Regolamento del Comune di Carrara, per proposta di revisione del Regolamento degli Agri Marmiferi.
Facendo seguito al primo gruppo di firme consegnato il 13 dicembre 2012, si allegano altre firme e si dettaglia meglio la proposta.
Considerato che:
a 15 anni dalla sua approvazione, il regolamento sugli agri marmiferi non è ancora compiutamente applicato;
il regolamento è stato intenzionalmente indebolito da amministratori infedeli, a danno dei cittadini;
le scelte tariffarie degli amministratori hanno comportato l’arricchimento dei titolari di cava e una rilevante perdita di entrate dal marmo, interamente scaricata sui cittadini con l’aumento delle tasse;
l’amministrazione sta affrontando la revisione dell’intera materia, compresi il regolamento e la questione dei beni estimati;
il Comune ha piena potestà di legiferare in materia, in osservanza della L.R. 104/95
la città, indebitata per la strada dei marmi, ha assoluta necessità di risorse rilevanti e durature, anche per far fronte ai danni alluvionali e alla sistemazione del dissesto idrogeologico.

I sottoscritti cittadini di Carrara chiedono al Consiglio Comunale l’approvazione di una deliberazione che elimini dal Regolamento sugli agri marmiferi gli aspetti illegittimi inseritivi e vi introduca alcuni punti qualificanti, come di seguito sintetizzato:
entro sei mesi, rilascio delle concessioni, con relativi disciplinari;
eliminazione del rinnovo automatico delle concessioni, riduzione della loro durata a 10 anni e, alla scadenza, assegnazione della concessione mediante gara di evidenza pubblica con canone base (suscettibile di solo rialzo) pari ad una data percentuale del valore di mercato del marmo prodotto da ciascuna cava. Si propone una percentuale progressiva: dal 5% per i marmi di minor valore di mercato al 20% per quelli di maggior valore;
razionalizzare l’attività estrattiva, superando l’eccessiva frammentazione delle conces­sioni; applicare da subito il principio “una sola concessione per ogni cava” per raggiungere entro 10 anni un’unica concessione e un unico piano di escavazione per ogni bacino marmifero;
contrastare la tendenza a ridurre le cave al ruolo di distretto minerario in cui prevale la produzione di blocchi per l’esportazione e, invece, favorire la lavorazione in loco e l’occupazione. A tal fine:
a) fissare un tetto al marmo estraibile, riducendolo gradualmente a 700.000 t/anno;
b) favorire la lavorazione nel comprensorio riequilibrando il rapporto tra i blocchi esportati e quelli lavorati in loco, portando gradualmente al 50% il marmo lavorato in loco (entro 5 anni); a questo scopo, condizionare il quantitativo massimo annuo estraibile da ciascuna cava alla quantità effettivamente lavorata in loco;
privilegiare la produzione di blocchi, dismettendo le cave che producono più del 75% di detriti;
– per evitare la permanenza di cave improduttive, oltre al quantitativo massimo annuo estraibile, prevedere il quantitativo minimo estraibile, pena la decadenza della concessione;
revocare la concessione nel caso di gravi inadempienze degli obblighi previsti nel disciplinare, in particolare di quelli relativi alla sicurezza e all’ambiente (compreso il corretto smaltimento delle terre e degli altri detriti);
calcolare il canone in base al reale valore di mercato del marmo (prezzo di vendita sul mercato nazionale e globale), contrastando le attuali vergognose sottostime e i trucchi elusivi (es. sottofatturazione);
istituire la tracciabilità (fisica e contabile) di ogni blocco, mediante dispositivi elettronici e un Osservatorio dei prezzi, dotato di personale che, attraverso controlli incrociati (prezzo di vendita di ogni blocco in ogni passaggio di proprietà, prezzo di vendita dei lavorati, raffronti tra cave e tra intermediari, documenti contabili, ecc.) contrasti l’evasione, l’elusione fiscale e il danno erariale;
istituire la videosorveglianza in ogni cava (in particolare di tutto ciò che entra ed esce); utilizzare le più moderne tecnologie (es. laser scanner) per controllare i volumi annualmente estratti da ciascuna cava, nonché il corretto smaltimento dei detriti;
eliminare dal Regolamento la previsione dell’arbitrato (art. 10 ter) che sottrae al Comune la piena potestà di stabilire il canone: se il concessionario non intende accettare il canone stabilito, il Comune metta all’asta la concessione;
eliminare la possibilità di accordi tra Comune ed imprenditori per una tariffa unica che inglobi il canone e il contributo regionale (art. 10 sexies): si tratta di un espediente surrettiziamente introdotto nel Regolamento per aggirare il principio del canone in relazione al valore di mercato (L. 724/94, art. 32, c. 8), con grave danno per le entrate comunali. Il Comune fissi espressamente sia l’importo del canone sia quello del contributo regionale;
abolire ogni forma di rendita parassitaria eliminando l’art. 15 del Regolamento e ribadendo l’obbligo dei concessionari alla coltivazione diretta della cava e il principio “una cava, una concessione”;
estendere espressamente l’applicazione del Regolamento anche ai beni estimati (integrando l’art. 13), con tutti gli obblighi delle altre concessioni (temporaneità, onerosità, caducabilità, ecc.). Per evitare ogni possibilità di ricorso, chiedere alla Regione un’analoga integrazione della L.R.; fin da subito, comunque, il Comune richieda ai titolari di pretesi beni estimati di documentare la legittimità del loro titolo (producendo gli estimi del 1731, cartografie dei confini, ecc.); depennare dai beni estimati le cave che non documentino adeguatamente la legittimità del loro titolo.

Rappresentanti dei firmatari:
Associazione CO.DI.CI.: Guido Palmerio / Cesare Micheloni
Via Provinciale Avenza Sarzana 28 – 54033 Carrara
Legambiente Carrara: Giuseppe Sansoni
Viale XX Settembre, 148 – 54033 Carrara; Tel. 0585 841592; legambiente.carrara@infinito.it
Carrara, 28/12/2012

Foto http://scempioapuane.blogspot.it

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