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troppo incoerente per formare anche una sola strada con una prospettiva, e che si avvolgeva intorno, o meglio sopra e sotto, a una piccola piazza calda di pieno sole, e insieme sinistra per un passato di ignote, immaginate violenze. Qui si ergeva l'imponente palazzo comunale, antico e ostile, con il suo torrione in equilibrio tremulo nel cielo della sera; e qui c'era la chiesa, con la pietà marmorea, opera, si diceva, di Mino da Fiesole. Un torrente di montagna attraversava il paese, un violento scroscio d'acqua marrone e bianca attraversato da un ponte che si innalzava brusco in un colmo, e altrettanto brusco discendeva. La sera i ragazzi del villaggio si riunivano lì, spettegolavano, intonavano la strofa di una canzone, o pescavano indolenti. Nel meriggio silenzioso, lunghi distesi sul parapetto piatto di pietra, sonnecchiavano…
Il paese si chiamava Sampiero della Vigna Vecchia.
Se mi soffermo sulle sue caratteristiche è per un affetto residuo e per il ricordo nostalgico. Il mio è un sentimento personale, irrilevante rispetto al mio scopo presente. Ma riprendo: in questo paese – ed è per tale ragione che si staglia con tanta forza nella mia memoria – ebbi per compagno un uomo di nome Malory.
(Traduzione: Elena Dal Pra)

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