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Legge elettorale: i dubbi di costituzionalità Politica

Firenze – “Permangono problematicità in relazione a due importanti profili, che già durante gli approfondimenti del gruppo di lavoro dedicato alla revisione della legge elettorale sono stati rimarcati: si tratta della previsione di una lista regionale (cosiddetto listino) in via facoltativa e della previsione di soglie di sbarramento per l’accesso al riparto dei seggi”. E’ la premessa del parere dell’ufficio legislativo che ha fatto scattare l’allarme del Nuovo centrodestra sull’incostituzionalità della proposta della riforma elettorale al vaglio della commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale. Il parere e firmato da Enrico Righi (estensore) e dalla dirigente Gemma Pastore.

I  giuristi di palazzo Panciatichi riflettono, in particolar modo, sul combinato disposto premio di maggioranza-soglie di sbarramento e sul listino facoltativo. Sul primo ambito, si fa notare un paradosso: col sistema impostato da Pd e Forza Italia “una coalizione che abbia superato anche ampiamente il 10%, ma sia composta da liste tutte al di sotto del 3%, rimarrebbe esclusa dal riparto”.

Più in generale, il parere dell’Ufficio legislativo prende in esame l’ordinanza di rinvio del Tribunale di Venezia alla Corte Costituzionale della legge elettorale per il Parlamento Europeo a causa dell’esistenza di una soglia, peraltro, a differenza di quella regionale, unica, del 4% per accedere al riparto dei seggi. I giudici fanno notare come il Parlamento Europeo non abbia “il compito di eleggere o dare la fiducia ad alcun governo dell’Unione, al quale possa fornire stabilita di indirizzo politico e continuità di azione”. Elemento che farebbe venir meno il bisogno di una soglia che riduca la frammentazione e garantisca la governabilità.

In merito al listino bloccato facoltativo, l’Ufficio legislativo fa notare afferma che “a rendere, poi, più consistenti i dubbi su tale disciplina risulta la facoltatività che nel quesito posto, risulta caratterizzare l’istituto, in relazione cioè alla applicazione, sulla base di una scelta totalmente discrezionale del partito, di un sistema di voto potenzialmente diverso appunto a secondo della lista prescelta, con conseguente possibile violazione del principio di uguaglianza del voto di cui all’articolo 48 della Costituzione”.

Ulteriore dubbio di illegittimità per il listino bloccato opzionale si annida nella sua applicazione per le liste minori. “Infatti, ipotizzando che una lista elegga un solo candidato, nel caso di lista con candidati regionali l’eletto sara, appunto, il candidato regionale, senza tener conto dei voti di preferenza espressi per i candidati circoscrizionali della medesima lista, mentre nel caso di lista senza candidati regionali, l’eletto sara il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti di preferenza. Un fatto che ‘si presta certamente ad essere contestata in sede di controllo di costituzionalità.

Agenzia DIRE

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