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Legge elettorale, mossa a sorpresa del Nuovo Centrodestra Politica

Firenze – Riprende  con una mossa a sorpresa del Nuovo Centrodestra e del suo presidente Alberto Magnolfi  la discussione sulla riforma della legge elettorale regionale. A poche ore dalla riunione della Commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale che dovrebbe concludere i suoi lavori prima della sospensione estiva (il voto finale è previsto a settembre) , il gruppo Ncd ha presentato due proposte di riforma: la prima corregge il testo preliminare elaborato dal gruppo presieduto da Daniela Lastri, ma sostanzialmente ne mantiene l’impianto. La seconda, invece, percorre una strada tutta diversa e diventa una vera alternativa all’impasse che si è venuto a creare in Consiglio dopo l’accordo fra Pd e Forza Italia contestato anche da alcuni esponenti democratici.

In sintesi la prima proposta interviene sui due punti più discussi del testo base e cioè la soglia proporzionale di ingresso nel Consiglio per i singoli partiti o per le coalizioni e, soprattutto, il contestatissimo listino bloccato facoltativo. La proposta si incentra, dunque, “sul sistema delle preferenze ed esclude qualsiasi ipotesi di liste o listini bloccati, anche nella forma di mera soluzione facoltativa”.

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La scelta si base su due argomenti: anche se facoltativo, l’applicazione del listino bloccato, associata alla presentazione delle stesse candidature nelle liste circoscrizionali di fatto riproduce il sistema precedente dei listini obbligatori che le preferenze dovranno superare. In secondo luogo “tale previsione consentirebbe un sistema di voto potenzialmente diverso per l’elezione dei componenti  del medesimo organo consiliare regionale, comportando, altresì, un possibile diverso peso del voto di preferenza espresso dall’elettore, a seconda della lista prescelta”. Il che mostra precisi profili di incostituzionalità.

La stessa proposta prevede un sistema proporzionale su base circoscrizionale con premio di maggioranza e soglia unica di accesso al 3% (l’accordo fra Pd e Fi fissa le soglie nel 10% per la coalizione, nel 3% per i partiti che ne fanno parte, nel 5% per i partiti non alleati). È prevista l’eventualità del doppio turno per l’ipotesi in cui non venga raggiunta la percentuale del 45% dei voti validi che determina l’applicazione del premio di maggioranza.

Di impianto completamente diverso è la seconda proposta che si fonda sul collegio uninominale:  si tratta di “un sistema a ripartizione regionale su base circoscrizionale, con premio di maggioranza e sbarramento differenziato, e in cui è consentita una sola candidatura per collegio per ogni gruppo di liste; ogni candidato può presentarsi in un solo collegio”. È previsto un secondo turno elettorale espressione di gruppi o di coalizioni di liste, qualora nessuno di essi abbia  conseguito almeno il 45 per cento dei voti validi al primo turno. Per garantire la rappresentanza anche alle forze minori si prevede  che ad esse, indipendentemente dai voti ottenuti, spetti almeno il 35% dei seggi.

“Il testo frutto dell’accordo fra Pd e Fi per noi è inaccettabile – commenta Magnolfi – per esempio non si capisce perché si debba tenere una soglia di ingresso così alta quando la governabilità è garantita dal doppio turno e l’eventuale ballottaggio. Spero che le altre forze abbiano voglia discutere, ma le premesse non sono positive”

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