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Legge elettorale, Pd schizofrenico su accordo con Forza Italia Politica

Firenze – Ma insomma, c’è o non c’è? Cosa? L’accordo. Dipende: se si parla di quello sulla legge elettorale regionale fra Pd (una parte) e Forza Italia, allora c’è. Ma se si parla dell’intesa su una proposta condivisa emersa dal gruppo di lavoro insediato dal consiglio regionale proprio sulla questione, beh, allora ….  no. Il più diviso di tutti sulla vicenda? Non c’è dubbio, il Pd.

Ma l’impressione e non solo, sostengono i bene informati, è che, con le elezioni regionali alle porte, si sia voluto imprimere un’accelerata. Insomma, se la legge elettorale nuova s’ha da fare, si faccia, e chi vuole ci stia chi no …. no. L’imperativo? Giungere presto all’accordo in previsione della lunga campagna elettorale. Che potrebbe smuovere grossi massi nel partito tcscano, ad esempio sulla rielezione di Rossi o sulla scelta di un nuovo governatore (qualcuna delle donne del presidente o il segretario regionale Ferrucci?). E che intanto sta già, vista anche la riduzione del numero dei consiglieri, agitando le fila dei consiglieri stessi, da quelli papabili a quelli rinnovabili, con scelte di alleanze trasversali e promesse d’aiuto fra cordate.

Il rebus primario, tuttavia,  quello della legge elettorale regionale, è anche quello su cui emerge una forte schizofrenia da parte del partito di maggioranza. Infatti, leggendo le dichiarazioni di Daniela Lastri, coordinatrice del gruppo di lavoro sulla riforma della legge elettorale e quelle del capogruppo del Pd in consiglio regionale sembra di trovarsi di fronte non a un partito, ma a due mondi diversi.

Ricapitolando: il gruppo di lavoro insediato dal consiglio regionale che ha studiato e mediato in questi mesi per trovare un accordo condiviso sulla legge elettorale, nel pomeriggio di ieri ha gettato la spugna, consegnando al consiglio una relazione in cui non è stata trovata l’intesa. Nella relazione i punti condivisi (ad esempio reintroduzione del voto di preferenza) e quelli che non hanno trovato condivisioni, primi tra tutti l’introduzione del listino regionale bloccato e le soglie di sbarramento. Su queste basi, come già noto ieri, il gruppo ha votato a maggioranza (ma senza i voti di Pd e FI) approvando una mozione che sintetizza le conclusioni della presidente Lastri e indica tra l’altro la possibile soglia unica di sbarramento: 3%.

E dopo? Dopo, si scatena la bagarre. Sì, dal momento che l’intesa non trovata dal gruppo di lavoro viene invece costruita fra i due maggiori attori politici: Pd (cui appartiene Lastri) e Forza Italia. Accordo che si basa proprio sull’accettazione dei due punti principali e divisivi nel gruppo di lavoro: minilistino (3 nomi) facoltativo e quota di sbarramento.

Ecco il commento a caldo della coordinatrice del gruppo di lavoro Daniela Lastri (Pd), a proposito della mancata condivisione: “Mi sono adoperata fin dall’insediamento di questo gruppo di lavoro per mettere tutti i consiglieri in condizione di poter fare tutti i necessari approfondimenti, con l’obiettivo di raggiungere la più ampia condivisone possibile. Purtroppo non è stato così. In particolare sulle soglie di sbarramento e sul listino bloccato si sono verificate le più consistenti divisioni. Non nascondo il mio rammarico per questo fatto”. Entrando nel merito della questione:”Ho più volte richiamato la nota dei nostri uffici legislativi sulla quasi certa incostituzionalità del listino regionale facoltativo innestato su un impianto di legge che prevede il ripristino delle preferenze. Anche sulle soglie di accesso sarebbe stato importante dare un segnale di apertura, prevedendo una soglia unica al 3%. È un vero peccato perché il testo base su cui abbiamo lavorato in questi mesi, era una proposta avanzata e innovativa, prevedendo la preferenza agevolata, la doppia preferenza donna/uomo, l’alternanza di genere nelle liste, la previsione del ballottaggio. Adesso la questione passa al Consiglio”.

Ed ecco il commento del capogruppo del Pd Ivan Ferrucci: “Sulla riforma elettorale promessa mantenuta. C’è l’intesa che entro luglio la prima commissione affari istituzionali voti in rappresentanza di una larghissima maggioranza delle forze politiche presenti in consiglio (Pd-Cd-Tcr-Pdci-Fi), un testo che si basa sul ritorno alle preferenze su piccoli collegi, premio di governabilità e parità di genere, e un minilistino facoltativo. In questo modo potremo approvare il provvedimento nel primo consiglio regionale di settembre (previsto dal calendario per il giorno 9)”.

E allora, la mozione votata a maggioranza dal gruppo di lavoro coordinato da Lastri? Spiega Ferrucci: “Appare bizzarra, oltre che priva di qualsiasi effetto sostanziale, la decisione della consigliera Pd Daniela Lastri, (alla guida del gruppo di lavoro investito unicamente di funzioni consultive), e di una parte dei componenti del gruppo di lavoro stesso, di presentare una mozione che, oltre a non tenere conto di tutto il lavoro svolto, è stata votata nel momento in cui tutte le forze politiche che hanno sottoscritto l’accordo o non erano presenti o avevano comunque dichiarato di non partecipare”.

La risposta di Lastri in serata: “Io mi sono astenuta: c’era una richiesta di metterla in votazione (la mozione, ndr) di Magnolfi, Marcheschi, Gambetta e altri. Se questi consiglieri chiedono di mettere in votazione una mozione, un documento ci vogliono dei motivi particolarmente seri per non renderlo possibile. Il parere del segretario generale era positivo. Il gruppo di lavoro ha deciso di votare, e a quel punto ho messo in votazione in quel documento. Tutto questo fa parte della democrazia. Se un consigliere chiede di votare in un contesto dove si può votare non ci possiamo permettere di non votare”. Stoccata a Ferrucci: “Bizzarro è chi invece di partecipare al voto decide di andare via perché non vuole riconoscere opinioni diverse”. Ma, al di là dell’astensione sul voto alla mozione, resta la seria critica sui profili di incostituzionalità che secondo la consigliera Pd sarebbero contenuti nella proposta su cui si basa l’accordo Pd-FI.

Dall’altra parte del fiume, serafico e senza dubbi di sorta Massimo Parisi, coordinatore toscano di Forza Italia, che su Facebook commenta: “Legge elettorale della Toscana: accordo fatto. Per gli appassionati della materia tornano le preferenze. Ora comincia lunga campagna elettorale”.

Meno serafica ma altrettanto scevra da dubbi la posizione di Monica Sgherri, capogruppo Rc-Ci, che commenta: “Una svolta autoritaria sulla legge elettorale toscana in ossequio all’accordo Pd-Fi. Viene fuori una proposta che spingerà molti a non andare a votare viste le tante tagliole che restringono al lumicino la possibilità di eleggere per tante forze politiche”. Inoltre, conclude Sgherri, “la riproposizione in salsa toscana del patto Renzi Berlusconi vanifica il lavoro di tanti mesi”.

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