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Legge elettorale regionale: “Toscanellum” contro il resto del mondo Politica

Firenze – Quando il male è comune, insoliti spiragli di pace si levano da zone di guerra: l’approvazione della nuova legge elettorale unisce i Pollicini bipartisan sul fronte di un ricorso comune contro il “Toscanellum”, il caterpillar legislativo frutto dell’ennesima intesa PD-Forza Italia (procedimento fotocopia di quanto accaduto a Roma per la riforma del Senato) che promette adesso di asfaltare i partiti minoritari.

È davvero composita la compagine consiliare riunitasi stamattina per levare alto il grido all’incostituzionalità della legge, oltre che per annunciare un ricorso già depositato, su cui il collegio di garanzia statutaria è chiamato a pronunciarsi entro 30 giorni. Ecco dunque il Nuovo Centro Destra schierarsi insieme a Fratelli d’Italia, UdC, Rifondazione Comunista, Sel e Democrazia Diretta sul fronte che li vede – con una divisa di diverso colore ma con lo stesso identico umore – annunciare guerra aperta all’inciucio erede del “Cinghialum” varato nel 2004, che arriva a stravolgere meccanismi di voto e a mettere il dito tra Costituzione e Statuto. C’è di che stropicciarsi gli occhi. Certo, non che non vi fossero antefatti: migliaia gli emendamenti (inutilmente) proposti per bloccare il passaggio della legge approvata lo scorso 11 settembre, pesanti astensioni in seno allo stesso PD per evidenti vizi di illegittimità costituzionale, per non parlare della florescenza di espressioni direttamente attinte da periodi ben più neri dell’attuale (“Regime!”, “Dittatura!”) o di interessanti neologismi in sapor di siametismo rintracciabili in slogan come “No alla legge di Denis Renzini”. Insomma, siamo davvero di fronte a un nazionalpopolare inciucio in odor di poltronismo? A sentire le opposizioni, sì.

 “L’accordo dei due partiti di maggioranza fatto sulla testa degli altri – dichiara Giuseppe Del Carlo (Unione di Centro) – mira a tutelare interessi di parte e non certo quello degli elettori” che, sottolinea Monica Sgherri (RC-CI) , “saranno sempre meno incoraggiati a votare”. È agguerrita, la presidente del gruppo. “Siamo di fronte a un esempio di profonda incostituzionalità”, tuona. “Ci sono errori madornali, come la presenza di tre diverse soglie di sbarramento diverse, elemento che rende la Toscana l’unica regione in italia ad applicarle), per non parlare del listino facoltativo, un vero danno nel danno perché fatto di innominati. All’elettore non si dirà che i primi tre del listino saranno candidati e che saranno eletti con un numero voti rispetto a colori su cui i cittadini esprimeranno le loro preferenze. La beffa, dunque, sta anche nel fatto che non si vedranno i nomi di questi impresentabili, che l’elettore voterà a sua insaputa. Il nostro giudizio non può essere, quindi, che di gravissima pericolosità perché il voto di una persona varrà meno del voto di un’altra. In questo vediamo l’anticipazione di una svolta autoritaria con carattere reazionario”.

Le critiche maggiori delle opposizioni vanno dunque alla confusione tra i due sistemi di preferenze e listino bloccato, ma anche a quella – interpretativa – sui criteri di assegnazione dei seggi e alla coesistenza di un premio di maggioranza al 40% con un grande soglia di accesso al 10% (che in parole povere si traduce nel conoscere al 90% il risultato del voto prima dell’apertura dei seggi). Orazi e Curiazi d’accordo, quindi, nel ricorso e nella proposta di referendum (40.000 le firme necessarie, da depositare entro il 30 ottobre) e compatti nella denuncia di chi “sa bene di aver violato la Costituzione, ma che ha giocato sui tempi, sperando che non si arrivi al giudizio di incostituzionalità prima delle prossime elezioni”.

“È un atto legale, non politico – chiarisce Marcheschi (Fratelli d’Italia) – verso una “legge vergogna”, discriminatoria sia per chi elegge che per chi sarà eletto nel listino, perché potrà starsene tranquillamente a casa senza fare campagna elettorale, mentre gli altri dovranno andare a sudarsi i voti uno ad uno con poche speranze di venire eletti”. Grida al dolo, il consigliere. “Qui non c’è errore ma intenzionalità, perché gli uffici giudiziari si sono già espressi e i vizi gravi che hanno portato alla luce sono evidenti. Questo, quindi, è solo il primo passo di una battaglia verso chi sa di sbagliare”.

 

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